Satire

Lo scopo principale delle Satire di Orazio è individuare la via giusta per tornare ad una vita equilibrata e felice. Gli obiettivi delle sue satire sono principalmente due:
- Autarchéia, ovvero l’essere autosufficiente, non solo una prerogativa di Orazio; tutte le scuole filosofiche del tempo affermavano questo valore, per cui l’uomo non deve dipendere dalla Fortuna ma deve essere autosufficiente e capace di trovare la ricchezza della vita in sé stesso.
- Metriotes, ovvero la moderazione, il giusto mezzo, tipica delle scuole filosofiche dell’epoca; questo principio venne creato dai peripatetici.
Secondo questi due principi ispiratori nacono anche alcune massime concrete di vita:
- “Est modus in rebus”, “C’è un giusto mezzo nelle cose”.
- “Ne quid nimis”, “Nulla di troppo”.

- “Contentus parvo”, “Contento di poco”.
- “Aurea Mediocritas”, “Giusta via di mezzo”.
Le satire sono divise in due libri; il primo libro viene scritto nel periodo che va dal 41 al 33, il secondo dal 33 al 30. I due libri presentano tra loro alcune differenze: nel primo libro abbiamo il confronto tra un elemento negativo, i vizi della società, e la proposta dell’elemento positivo, con obiettivo principale la ricerca morale; nel secondo libro, invece, ci troviamo di fronte ad un Orazio più stanco e deluso: diminuisce l’elemento autobiografico, spesso la satira assume forma analogica dove viene dato maggior spazio a ciò che dice l’interlocutore piuttosto che a ciò che dice l’autore, viene a cadere la coincidenza tra poeta ed insegnamento, tanto che l’insegnamento non proviene più dal poeta ma da altre fonti. Mentre prima trovavamo in Orazio la forza positiva di proporre un nuovo modello di vita, ora tutto questo viene a mancare, viene meno quella fiducia nel poter trovare una via per una vita felice, la satira non è più un mezzo per la ricerca di una via morale ma il poeta diventa una delle tante voci. D’altra parte, tutto questo coincide con quella fase della vita dell’autore piena di insoddisfazione ma anche di una salute precaria che vengono riflessi anche nelle sue satire. Oramai, l’unico rifugio per Orazio è rinchiudersi in sé stesso, in Autarchéia.
Di fronte alle accuse di alcuni che definirono le sue satire troppo maligne ed ad altri che le definirono troppo simili alla prosa, Orazio affermò: “Per farla breve sia che m’attenda una quieta vecchiaia o che la morte con le sue lugubri ali mi svolazzi intorno… io scriverò di qualsiasi colore sarà la mia vita”. D’altra parte, è pure vero che lo stile delle satire Oraziane è simile a quello della prosa, ma senza ispirazioni alte. Troviamo, comunque, accorgimenti stilistici, sebbene Orazio voglia opporsi a quello stile fangoso di Lucillio. Orazio desidera scrivere una satira che sia semplice: “Est brevitate opus, ut currat sententia”, ovvero “c’è bisogno di semplicità perché il discorso proceda veloce”.
La varietà dello stile è basata sul soggetto, con una compensazione tra materia e stile: quando Orazio parla di argomenti bassi e spregevoli il tono diventa alto per contrapposizione, quando invece il contenuto è alto lo stile diventa semplice perché appaia evidente il contrasto tra materia e stile, tra animo e ciò che esso esprime.

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