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Concetti Chiave

  • Il ritratto di Annibale da parte di Livio è fortemente influenzato dallo stile di Sallustio, evidente nelle formule e nelle espressioni utilizzate.
  • Livio evidenzia le virtù di Annibale, come il carisma e la resistenza fisica, ma queste non sono presentate come qualità morali, bensì come doti neutre.
  • Lo stile di scrittura di Livio è caratterizzato da brevitas e concinnitas, con frasi concise, ellissi e asindeti che intensificano la densità espressiva.
  • I vizi di Annibale, come crudeltà e slealtà, sono opposti alle virtù romane tradizionali e descrivono un personaggio complessivamente negativo.
  • L'immagine di Annibale è quella di un individuo con straordinarie abilità fisiche e psicologiche, ma moralmente discutibili, che agisce per la distruzione di Roma.

Indice

  1. Modello sallustiano
  2. Virtù di Annibale
  3. Brevitas sallustiana e concinnitas
  4. Vizi

Modello sallustiano

Il ritratto di Annibale presenta alcune caratteristiche che rivelano chiaramente l’influenza dell’opera di Sallustio, citato nella formula haud facile discerneres (par. 3; essa ricorre identica nel ritratto di Sempronia in De Catilinae coniuratione, 25, 3). Sallustio è riecheggiato inoltre in espressioni come utrum imperatori an exercitui carior esset (par. 3), che ricorda un aspetto della personalità di Giugurta (omnibus … carus esse, “era caro a tutti”; Bellum Iugurthinum, 6, 1), e nell’intero paragrafo 6, che sviluppa la più sintetica notazione sallustiana, riferita a Catilina, corpus patiens inediae algoris vigiliae (“un corpo capace di sopportare la fame, il freddo, la veglia”; De Catilinae coniuratione, 5, 3).

Virtù di Annibale

Seguendo l’impostazione tipica della ritrattistica di Sallustio, Livio descrive Annibale presentandone le qualità positive (parr. 3-8) e negative (par. 9) con un’accentuazione sia delle prime sia delle seconde con lo scopo di delineare una figura eccezionale nel bene e nel male. In Livio, tuttavia, si possono notare alcune differenze rispetto al modello: le virtù sono nettamente distinte dai vizi e sviluppate molto più ampiamente. Il maggior spazio ad esse dedicato non determina però una caratterizzazione positiva del personaggio: gli aspetti messi in evidenza non indicano infatti qualità morali, ma piuttosto doti carismatiche (è amato e stimato da tutti), grande determinazione di carattere e resistenza fisica (la capacità di sopportare la fame e la fatica), unite al coraggio (è il primo a scendere in campo e l’ultimo ad andarsene). Piuttosto che virtù in senso stretto, Annibale possiede, come Catilina e Giugurta, caratteristiche fisiche e psicologiche straordinarie, ma moralmente neutre, che possono tradursi in azioni giuste o ingiuste a seconda del fine perseguito e dei valori rispettati.

Brevitas sallustiana e concinnitas

Il modello sallustiano influenza anche lo stile, conciso ma denso di significato. Nella sintassi prevalgono la brevitas e la paratassi: le frasi sono quasi sempre brevi e coordinate tra loro. Due fenomeni grammaticali accentuano la concisione: l’ellissi del verbo (parr. 6-8; si vedano le note al testo) e l’asindeto, che caratterizza tutta la descrizione dal paragrafo 5 in poi. Nella parte finale del brano, questa tendenza alla densità e alla rapidità espressiva sfocia nella figura dell’enumerazione (inhumana… religio, par. 9). Rispetto a Sallustio, Livio tende a intensificare le rispondenze tra i membri degli enunciati (concinnitas): sono frequenti i parallelismi sintattici, combinati con la variatio di alcuni elementi e talora con il chiasmo, per evitare ogni rischio di prevedibile ripetitività. La ricerca delle simmetrie investe anche il lessico, che insiste sulle figure di ripetizione e principalmente sulle anafore.

Vizi

Il breve elenco dei vizi (par. 9) delinea l’orizzonte immorale entro cui egli dispiega le sue potenzialità naturali: la crudeltà (crudelitas), la slealtà (perfidia), la falsità (nihil veri) e, soprattutto, l’empietà (nihil sancti, nullus deum metus, nullum ius iurandum, nulla religio). Essi denotano non a caso i vizi opposti alle virtù tradizionali romane: la clementia, la fides, la pietas. Inoltre, già nel capitolo iniziale della decade, Livio aveva introdotto la figura di Annibale ricordando il giuramento di ostilità al popolo romano fattogli prestare dal padre: il fine cui egli tende è la distruzione di Roma. L’immagine complessiva del personaggio è dunque negativa, benché apparentemente sbilanciata a favore delle virtutes.

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