Concetti Chiave
- Il ritratto di Annibale da parte di Livio è fortemente influenzato dallo stile di Sallustio, evidente nelle formule e nelle espressioni utilizzate.
- Livio evidenzia le virtù di Annibale, come il carisma e la resistenza fisica, ma queste non sono presentate come qualità morali, bensì come doti neutre.
- Lo stile di scrittura di Livio è caratterizzato da brevitas e concinnitas, con frasi concise, ellissi e asindeti che intensificano la densità espressiva.
- I vizi di Annibale, come crudeltà e slealtà, sono opposti alle virtù romane tradizionali e descrivono un personaggio complessivamente negativo.
- L'immagine di Annibale è quella di un individuo con straordinarie abilità fisiche e psicologiche, ma moralmente discutibili, che agisce per la distruzione di Roma.
Modello sallustiano
Il ritratto di Annibale presenta alcune caratteristiche che rivelano chiaramente l’influenza dell’opera di
Sallustio, citato nella formula haud facile discerneres (par. 3; essa ricorre identica nel ritratto di Sempronia in De Catilinae coniuratione, 25, 3). Sallustio è riecheggiato inoltre in espressioni come utrum imperatori an exercitui carior esset (par. 3), che ricorda un aspetto della personalità di Giugurta (omnibus … carus esse, “era caro a tutti”; Bellum Iugurthinum, 6, 1), e nell’intero paragrafo 6, che sviluppa la più sintetica notazione sallustiana, riferita a
Catilina, corpus patiens inediae algoris vigiliae (“un corpo capace di sopportare la fame, il freddo, la veglia”; De Catilinae coniuratione, 5, 3).
Virtù di Annibale
Seguendo l’impostazione tipica della ritrattistica di Sallustio, Livio descrive Annibale presentandone le qualità positive (parr. 3-8) e negative (par. 9) con un’accentuazione sia delle prime sia delle seconde con lo scopo di delineare una figura eccezionale nel bene e nel male. In Livio, tuttavia, si possono notare alcune differenze rispetto al modello: le virtù sono nettamente distinte dai vizi e sviluppate molto più ampiamente. Il maggior spazio ad esse dedicato non determina però una caratterizzazione positiva del personaggio: gli aspetti messi in evidenza non indicano infatti qualità morali, ma piuttosto doti carismatiche (è amato e stimato da tutti), grande determinazione di carattere e resistenza fisica (la capacità di sopportare la fame e la fatica), unite al coraggio (è il primo a scendere in campo e l’ultimo ad andarsene). Piuttosto che virtù in senso stretto, Annibale possiede, come Catilina e Giugurta, caratteristiche fisiche e psicologiche straordinarie, ma moralmente neutre, che possono tradursi in azioni giuste o ingiuste a seconda del fine perseguito e dei valori rispettati.
Brevitas sallustiana e concinnitas
Il modello sallustiano influenza anche lo stile, conciso ma denso di significato. Nella sintassi prevalgono la brevitas e la paratassi: le frasi sono quasi sempre brevi e coordinate tra loro. Due fenomeni grammaticali accentuano la concisione: l’ellissi del verbo (parr. 6-8; si vedano le note al testo) e l’asindeto, che caratterizza tutta la descrizione dal paragrafo 5 in poi. Nella parte finale del brano, questa tendenza alla densità e alla rapidità espressiva sfocia nella figura dell’enumerazione (inhumana… religio, par. 9). Rispetto a Sallustio, Livio tende a intensificare le rispondenze tra i membri degli enunciati (concinnitas): sono frequenti i parallelismi sintattici, combinati con la variatio di alcuni elementi e talora con il chiasmo, per evitare ogni rischio di prevedibile ripetitività. La ricerca delle simmetrie investe anche il lessico, che insiste sulle figure di ripetizione e principalmente sulle anafore.
Vizi
Il breve elenco dei vizi (par. 9) delinea l’orizzonte immorale entro cui egli dispiega le sue potenzialità naturali: la crudeltà (crudelitas), la slealtà (perfidia), la falsità (nihil veri) e, soprattutto, l’empietà (nihil sancti, nullus deum metus, nullum ius iurandum, nulla religio). Essi denotano non a caso i vizi opposti alle virtù tradizionali romane: la clementia, la fides, la pietas. Inoltre, già nel capitolo iniziale della decade, Livio aveva introdotto la figura di Annibale ricordando il giuramento di ostilità al popolo romano fattogli prestare dal padre: il fine cui egli tende è la distruzione di Roma. L’immagine complessiva del personaggio è dunque negativa, benché apparentemente sbilanciata a favore delle virtutes.