La cultura al tempo di Augusto

La collaborazione degli intellettuali fu fondamentale per legittimare la figura del principe. Mecenate fu un abile organizzatore della cultura: riuscì a raccogliere intorno a sé, mediante il circolo di Mecenate, un gruppo di intellettuali.
Coloro che facevano parte del circolo dovevano mettere a disposizione della comunità idee e valori. Mecenate attirò intorno a se poeti e artisti grazie alla concessione di benefici materiali; all’interno del gruppo non vigevano rapporti di subalternità ma di fraterna amicizia. Anche se elogiavano il princeps, non vivevano ala sua corte né svolgevano mansioni subalterne, alcuni di loro nemmeno appoggiavano Augusto come Orazio e Virgilio.
Grazie al circolo di Mecenate ci fu la fioritura del classicismo augusteo caratterizzato dalla limpidezza delle soluzioni formali e l’intensità dei contenuti.

Fine del mecenatismo

La forma repubblicana copriva una situazione complessa segnata da tensioni tipiche del periodo di transizione. Nel 22 ac una crisi annonaria e la turbolenza dei senatori per le elezioni consolari avevano portato la plebe romana a offrire ad Augusto la dittatura, ma lui rifiutò; dopo altri disordini per le elezioni dei consoli, nel 18 ac Augusto li aveva nominati personalmente esercitando una prerogativa illegale. Il risanamento morale era stato accolto senza entusiasmo dalla classe senatoria ed era stato smentito dala stessa famiglia del principe.
La pax romana imponeva ai dominatori di risparmiare chi si arrende e di sterminare i superbi. Nelle operazioni di conquista Augusto e i generali fallirono. Il fronte orientale fu chiuso con un compromesso di facciata ottenendo dai parti la restituzione delle insegne che erano state sottratte a Crasso. A Occidente Augusto mirava a spostare il confine dell’impero lungo la linea Elba-Danubio ma la rivolta dei germani provocò la disfatta romana e questo evento sancì la rinuncia di Roma alla conquista della Germania.
Questi eventi determinarono una letteratura di opposizione che auspicava il ritorno alla libertas repubblicana. Questa produzione, quasi tutta perduta, venne osteggiata dal principato: l’opera di Tito Labieno venne bruciata; Cassio Severo, per aver denunciato l’immoralità degli ambienti di corte, venne confinato a Creta; Ovidio venne esiliato per aver scritto “Ars amatoria”.
I rapporti tra il principe e la cultura si irrigidirono intorno al 20 ac quando Mecenate si ritirò e allo stesso tempo ebbe inizio all’attività della censura contro orientamenti letterari non conformi al regime. L’opposizione preparò i toni cupi della letteratura di età imperiale. Tacito esprime il severo giudizio della storia sulla figura e l’impero di Augusto.
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