Concetti Chiave
- Il mondo greco era un mosaico di póleis autonome, unite dalla cultura greca e dalla difesa comune contro nemici esterni.
- I Romani, con la loro natura espansionistica, integrarono molte culture, dimostrando un'efficace assimilazione linguistica e culturale.
- Nonostante l'occupazione romana, la cultura greca influenzò profondamente Roma, che adottò elementi della mitologia e dei modelli letterari greci.
- I Romani vedevano la Grecia come culturalmente superiore, ma si ritenevano moralmente e socialmente superiori, mantenendo tradizioni austere.
- L'assimilazione culturale per i Romani era spesso vista con sospetto, temendo la perdita delle proprie tradizioni a favore di una cultura straniera.
Indice
Mondo greco e romano
Il mondo della Grecia classica non era unitario, ma si configurava come un mosaico di póleis, ognuna caratterizzata da proprie usanze, orgogliose della propria autonomia e spesso in lotta tra di loro. Sebbene ogni pólis si sentisse distinta dalle altre, tutte sentivano di essere accomunate dalla “grecità”, da un’affinità linguistica, religiosa, etnica che veniva celebrata nelle feste panelleniche (come le Olimpiadi) e che faceva coalizzare le varie realtà politiche quando, come nel caso delle Guerre persiane, si materializzava un nemico comune. I non-Greci erano denominati con l’appellativo generico di bárbaroi, termine onomatopeico che indicava chi, dal punto di vista dei Greci, parlava un linguaggio incomprensibile, assimilabile a un balbettio. Nella civiltà ellenica era centrale, anche tra appartenenti a popoli differenti, il valore dell’ospitalità, che creava un legame di reciprocità tale da coinvolgere l’intera famiglia e superare le generazioni.
Civiltà romana
Il mondo dei Romani ebbe caratteristiche completamente diverse da quello dei Greci, che anche dopo la conquista romana mantennero la loro lingua e le loro usanze. Data la sua propensione fortemente espansionistica, Roma non poté fare a meno di entrare in contatto e in conflitto con le altre popolazioni. Fin dalle origini, dunque, la civiltà romana fu aperta alla mescolanza con etnie diverse. La stessa lingua latina delle origini era caratterizzata da notevoli varianti locali, al punto che in certi casi è impossibile stabilire se debbano essere considerate tali oppure lingue a sé stanti. La rapida unificazione linguistica e, soprattutto, l’estinzione pacifica della lingua etrusca, completamente diversa dal latino, dimostrano che l’integrazione funzionò bene, anche se al prezzo della scomparsa, per assimilazione, di intere civiltà (come quella sabina o quella osco-sannita).
Sguardo romano sulla Grecia
L’“altro” per eccellenza era, per i Romani, il mondo ellenico, enormemente più avanzato dal punto di vista culturale. A partire dalla fine della Prima guerra punica, essi aprirono così la loro lingua e la loro cultura alla Grecia, importandone la mitologia e tutti i generi (tranne la satira, che è genere autoctono latino) e i modelli letterari. A ragione dunque Orazio, nell’Ars poetica, scrisse: