Ennio

Quinto Ennio nacque a Rudiae, una località della Puglia, una zona grecizzata ed egli affermò di avere tre cuori “tria cordia” poiché dentro di se vi erano il latino, il greco e l’osco, lingua parlata nella zona dov’egli nasce. La sua formazione culturale fu essenzialmente di tipo greco e infatti Svetonio lo definisce semigraecus. Anch’egli come gran parte degli autori precedenti, partecipò attivamente alla vita politica e alla II guerra punica in Sardegna. Strinse una grande amicizia con Scipione l’Africano, legandosi così al circolo dei Scipioni. Il console Fulvio Nobiliore volle portarlo con se nella campagna contro gli Etoli, affinchè potesse scrivere qualcosa riguardo la battaglia. Durante il ritorno da questa battaglia vittorioso, egli infatti scrisse una tragedia praetexta, di ambientazione greca, intitolata l’Ambracia. Ennio fu talmente apprezzato da questo console che il figlio di costui, Quinto, gli diede la possibilità di assumere il suo nome come “prenomen” e per questo si chiamò Quinto Ennio. Quinto per dimostrargli la sua gratitudine fece addirittura un’azione più importante donandogli la cittadinanza romana. Ennio per i suoi costumi ricorda Catone, infatti era molto rigido, severo, si accontentava di poco, senza l’eccessiva ricerca della ricchezza e si ritirò a vivere nella casa degli attori (collegium scribarum histrionumque) in onore di Livio Andronico e continuò l’opera di costui. I posteri non considerarono Livio Andronico, primo scrittore del poema epico in latino, come padre della letteratura latina, ma Ennio poiché scrisse un poema epico – storico (Annales) molto importante, a cui si ispirerà Virgilio, che voleva essere una ricostruzione della storia romana. Egli poi differentemente da Livio e Nevio, utilizza l’esametro poiché riteneva che fosse il metro del poema epico, e ad Ennio è legata un’importanza particolare, quella di creare una sintesi, un’unione e una commistione tra l’elemento romano e greco. Anche se venne considerato filo-ellenico, perché molto vicino agli Scipioni, egli vuole coniugare anche l’elemento romano nell’opera degli Annales. Egli scrive una ventina di tragedie, che si rifanno al ciclo troiano, di cui si posseggono solo frammenti e due importanti commedie, “l’Ambracia” e le “Sabine” che raccontavo il ratto delle Sabine. Ennio si considera l' Omero della letteratura latina e fa rientrare negli Annales anche un altro elemento molto osteggiato a Roma, cioè la filosofia greca. Il pensiero filosofico era stato tenuto molto fuori dalla letteratura latina e addirittura osteggiato perché la filosofia era vista dai romani e soprattutto dal ceto dirigente romana come un elemento eversivo poiché abituava le persone a penare, ad avere una propria opinione, a sviluppare una propria idea e quindi ad essere libero. Il civis romanus invece doveva essere obbediente, non doveva assolutamente sviluppare proprie idee. Ennio nelle sue opere oltre ad inserire l’elemento greco del patetico, della storia sofferta (Euripide), inserisce anche quello filosofico. Negli Annales, opera suddivisa in 18 libri, secondo la letteratura ellenistica i libri dovevano essere suddivisi in 6 o nei sui multipli (Iliade e Odissea), adotta il metro dell’esametro prettamente ellenico, la filosofia e l’elemento romano consistente nell’esaltazione delle origini di Roma, della grandezza e l’opera civilizzatrice di Roma che diventa via via una potenza ed esporta la sua cultura ai popoli più inferiori. Condensa e riassume nelle sue opere gli elementi ellenici e romani conciliandoli. Egli infatti intuisce l’importanza di conservare la tradizione romana ma anche l’importanza di aprirsi nei confronti delle altre culture.
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