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Terenzio nacque a Cartagine, fra il 190 e il 185 a.C. e arrivò a Roma come schiavo. Affrancato da un senatore che aveva riconosciuto in lui delle attitudini intellettuali, prese il nome di Publius Terentius Afer. Avendo vissuto ed essendosi formato in un ambiente aristocratico e colto, egli scrive le sue commedie per i nobili. Con lui la commedia popolare di Plauto diventa un’opera delicata, in grado di interessare le persone di cultura.
Gli argomenti delle commedie di Terenzio derivano molto spesso da quelle del greco Menandro, anche se spesso attua quel procedimento chiamato “contaminazione” con il quale Terenzio si ispira contemporaneamente a due commedie greche, combinandone la trama e quindi arricchendo notevolmente il prodotto finale. Le sue opere offrono il tema comune della commedia nuova dei Greci: un giovanotto ama una ragazza povera, genitori sconosciuti o schiavi. Grazie agli intrallazzi di un fedele servitore, egli riesce a sposarla e alla fine si scopre che la ragazza è di nascita libera e perfino onorabile socialmente; spesso vengono ritrovati anche i genitori. Tuttavia Terenzio ha arricchito il tema, dando più importanza al ruolo dei genitori.

E’ paragonandolo a Plauto che si scorge meglio l’originalità di Terenzio.
1) Terenzio ha creato una commedia psicologica, ben lontana dalla commedia leggera di Plauto. I personaggi non sono più caricature, ma ritratti. Terenzio è capace di mettere in risalto le differenze di età e di condizione sociale diventando così una testimonianza realistica della vita di ogni giorno degli uomini ordinari.
2) La commedia da popolare diventa borghese. Infatti egli dipinge il ceto medio di cui mette in evidenza i tratti di carattere che caratterizzano la loro condizione sociale. Diderot, inventore del dramma borghese del XVIII si è ispirato, in tal senso, a Terenzio.
3) Di una commedia volgarmente comica, Terenzio ha fatto una commedia sentimentale con scopi moralizzanti. Malgrado i loro difetti, i personaggi di Terenzio sono molto più virtuosi di quelli di Plauto e gli spettatori sono portati a commuoversi. I padroni sono benevoli, i servitori sono devoti e fedeli, i giovani hanno rispetto e i padri sono indulgenti. A volte, la discussione prende anche toni filosofici e quindi più elevati.
Il successo di Terenzio fu limitato alla società per la quale egli aveva scritto perché il popolo, abituato alla comicità di Plauto, trovava questo teatro un po’insipido e troppo legato alla virtù morale. Invece, la critica moderna vi ammira la misura e la delicatezza.

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