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Il principato e la libertà


Leggendo gli Annales risulta evidente il pensiero politico di Tacito e il suo giudizio sul principato. Esaminando la posizione di tacito scaturisce la sua posizione favorevole nei confronti dell’impero, considerato dall’autore il male minore. Leggendo gli Annales è possibile notare il pessimismo dell’autore. Egli non ha fiducia nel futuro poiché crede che in un futuro prossimo le cose non possano cambiare. Sebbene la tirannide sia un male, dice l’autore, anche le guerre civili lo sono. Il pessimismo di Tacito lascia per altro trasparire un senso di fiducia spontanea nei confronti dell’idea della libertà.

La Germania


Mentre Tacito era impegnato nella composizione dell’Agricola, egli scrisse anche quest’opera, suddivisa in 46 capitoli, in cui emerge principalmente l’interesse etnografico. Tale interesse era rivolto non tanto alla descrizione geografica della Germanica, quanto ai costumi e ai modelli comportamentali dei tedeschi, che egli vede come soggetti rozzi, contrariamente alla raffinata popolazione romana, anche se, dice l’autore, proprio per questo motivo i germani avrebbero procurato gravi problemi all’impero romano.
Nell’Agricola è scritto il famoso discorso di Caldaco, il quale definisce i romani “rapitori del mondo”. “I romani non fanno altro che rubare, depredare e uccidere, col nome bugiardo di impero e dove fanno deserto lo chiamano pace”. Questa frase è stata poi ripresa, circa venti anni fa, nel corso della guerra del Vietnam. Gli americani, contrari alla guerra del Vietnam, adoperarono l’espressione di Caldaco, dicendo di essere come i romani, poiché facevano deserto e chiamavano pace il risultato. Tramite i dialoghi dei personaggi, Tacito si chiede se all’interno dell’impero esista ancora un’oratoria libera e svincolata; egli giunge alla conclusione che l’oratoria sia morta nel momento in cui ogni libertà è stata negata.
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