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La prosa e la poesia nel II secolo d.C.


Floro (I-II secolo d.C.) scrive una sorta di compendio dell’opera di Livio (Epitoma de Tito Livio, in due libri), ricorrendo anche a fonti esterne (come, per esempio, Cesare e Sallustio) e organizzando la storia di Roma in base a un confronto con le quattro età dell’uomo: la monarchia è l’infanzia di Roma, la prima Repubblica è l’adolescenza, la tarda Repubblica e l’età delle grandi conquiste sino all’epoca di Augusto coincidono con la maturità, mentre dopo di essa inizia la vecchiaia di Roma.Il rifiuto di trattare della successiva decadenza di Roma e l’augurio che Traiano sappia risollevare le sorti dell’impero denunciano il carattere encomiastico, piuttosto che storico, dell’opera.

Marco Giuniano Giustino (II-III secolo d.C.) compila un'epitome di 40 libri delle Historiae Philippicae di Pompeo Trogo (I a.C. - I d.C.), probabilmente per facilitare la fruzione scolastica di un testo di così grande mole. L’epitome di Giustino dipende dalla raccolta di estratti e riassunti più o meno ampi, ed è probabile che conservi abbastanza fedelmente la forma del testo originario.

Di Marco Cornelio Frontone (nato in Numidia nel 1oo d.C. trasferitosi a Roma e divenuto maestro dei figli adottivi di Antonino Pio, i futuri imperatori Marco Aurelio e Lucio Vero) sono andate completamente perdute le orazioni (che ne fecero il campione dello stile arcaizzante della prosa dell’epoca), ma un codice palinsesto del secolo VI d.C. ha conservato parte dell’epistolario e una serie di brevi trattati pure in forma epistolare.
Nell’Ad M.Antoninum de orationibus (del 163 o del 175 d.C), per esempio, Frontone cerca di dissuadere il giovane Marco Aurelio dal proposito di abbandonare la retorica e di dedicarsi agli studi filosofici; per fare ciò, mostra a quali scelte stilistiche "aberranti” fossero giunti Seneca e Lucano nel tentativo di conformare la propria Lingua alla sapientia filosofica.
Le Noctes Atticae di Aulo Gellio (123-130 d.C-180 d.C.), pubblicate poco dopo il 177 d.C., si compongono di ti libri (di cui l’ottavo è interamente perduto) in cui l’autore ha rifuso, senza alcun ordine programmatico, una de di informazioni erudite, letterarie, grammaticali e antiquarie (di qualunque genere). Sono interessanti sopratutto le discussioni di argomenti letterari, in occasioni delle quali Gellio non manca di riportare (e, dunque, di conservare spesso come unico testimone) preziosi frammenti di autori della letteratura latina arcaica (come pure di originari testi greci).


La poesia del II secolo d.C. mostra caratteristiche costanti nei diversi autori: predilezione per la composizione breve e d’occasione (talora di argomento futile), accurata selezione del lessico (ricco di diminutivi e vezzeggiativi), sperimentalismo metrico.

Settimio Sereno,Annio Finto (da non confondere con lo storico) e Anniano Falisco furono i migliori rappresentanti di questa tendenza, ma anche l’imperatore Adriano diede discrete prove poetiche. Sebbene non sia esistita una vera e propria “scuola’, è invalsa la prassi di definire poetae novelli tutti gli esponenti di questo modo di poetare.

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