Plauto, Tito Maccio - Biografia e opere


Nacque a Sàrsina, nel 255-250 a.C. e morì a Roma, nel 184 a.C.

Egli si guadagnò da vivere lavorando in un compagnia di attori comici e, messa da parte una cospicua somma, avviò una propria attività commerciale, che, tuttavia, non andò a gonfie vele, tragico periodo da cui trasse l'ispirazione per le commedie per l'Addictus (Schiavo per debiti), il Saturio (Uomo sazio) e una terza di cui Aulo Gellio, colui che ci fornì, seppur ricostruendole in modo fantastico, le informazioni di cui disponiamo su Plauto, non ricorda il nome.

Plauto fu autore esclusivamente di palliate, e ne era talmente abile che scrittori mediocri spacciavano i loro testi come sue opere per avere un successo assicurato. A stabilire quali fossero le sue autentiche opere si cimentarono in molti, ma l'intervento risolutivo è da attribuire a Marco Terenzio Varrone che individuò 21 commedie genuine (fabulae varronianae), 90 spurie e 19 dubbie.

Le sue commedie si presentano formate da:
-argumentum: breve sintesi del contenuto;
-prologo narrativo(personificato): esposizione antefatti e anticipazioni, spiegazione delle origini dell'opera: l'autore cerca di accaparrarsi, mediante l'uso di giochi di parole e polemiche rivolte agli altri autori e con captatio benevolentiae, l'attenzione del pubblico;
-azione scenica: alternarsi di deverbia e cantica in cui si recitava la vicenda;
-epilogo: congedo nel quale l'autore invitava il pubblico ad applaudire.

I temi principali sono la beffa, i viaggi, l'agnizione, il gioco dei sosia e la caratterizzazione dei personaggi.

L'intreccio, seppur alquanto complesso, è abbastanza monotono: quello più ricorrente è quello di un giovane benestante che tenta di far sua la cortigiana che ama, la quale appartiene ad un lenone, dal quale si può liberare solo se viene pagato un salato riscatto. In questo il giovane viene aiutato dal suo fedele servo e riesce a sposare la donna, che, in altri, casi si scopre poi essere di buona famiglia e quindi sposabile senza disonore.

Il ritmo narrativo non è fisso, ma varia a seconda che gli episodi sembrino aggradare o meno il pubblico: infatti, se un episodio risultava essere più piacevole, veniva prolungato, mentre se si pensava fosse noioso o potesse scocciare il pubblico, veniva bruscamente sintetizzato e abbreviato.

L'intero corpus plautino può essere suddiviso in sei gruppi in base a situazioni, personaggi e nuclei fondamentali:
- «commedia della beffa»: l'unico scopo del personaggio è attirare su di sé tutte le ire del destino;
- «commedia del romanzesco»: la trama viene abbellita dalla combinazione beffa-avventura;
- «commedia dell'agnizione»: il lieto fine è dato dal processo di agnizione di un personaggio chiave;
- «commedia dei simillimi»: la comicità delle vicende è data da scambi di persona e giochi di somiglianze;
- «commedia della caricatura»: l'autore punta, con scopo caricaturale, l'attenzione sull' evidenziare gli aspetti negativi di un personaggio, senza aggiungere alcun carattere morale o introspezione psicologica;
- «commedia composita»: combinazione tra beffa, avventura e caricatura.

Come i temi, anche i personaggi risultano abbastanza monotoni; Plauto si affida, infatti, a dei “tipi” con tratti fissi: il vecchio, la moglie brontolona, il giovane innamorato, il lenone spudorato, il soldato vanaglorioso, il servo astuto. Particolare importanza va, invece, a quest ultimo. che diventa il vero protagonista delle commedie plautine. Caratterizzato da intelligenza e scaltrezza, facilita a colui che guardava il riconoscersi nel personaggio e l'approvazione dell'intera opera perché è un servo, un plebeo come la maggior parte degli spettatori, ad avere la meglio su un ricco privilegiato. Va inoltre sottolineato che ciò che contava non erano i volti dei personaggi, tant'è che indossavano delle maschere caricaturali dalla fissità innaturale, bensì la comicità che il pubblico notava nelle loro mosse.

Un aspetto da attenzionare è costituito dai rapporti dell'autore con il mondo greco (emulazione). Egli prendeva come modello le opere greche e applicava la pratica della contaminatio e quella, da lui stessa denominata, del vortit barbare, (vortere => reinterpretare; barbarus => straniero ai Greci) che consiste in una sorta di traduzione artistica.

Plauto portò alcune innovazioni quali l'introduzione dei cantica, l'ampliamento di dialoghi e monologhi, il componimento in numeri innumeri e l'ideazione del metateatro, letteralmente “teatro nel teatro”. Quest ultimo è il procedimento in base al quale un personaggio recita compiendo le medesime azioni dell'autore dell'opera; nel caso di Plauto questo personaggio era quasi sempre il servo che infatti diventa la controfigura del commediografo poiché riflette, elabora ed inventa. Esso è presente, ad esempio, in Pseudolus:

«Ma come il poeta, prese le sue tavolette, cerca ciò che non esiste in nessuna parte del mondo, e tuttavia lo trova, riuscendo a rendere verosimile quel ch'è menzogna, così farò io.»

Quando parliamo della comicità di Plauto possiamo parlare anche di un mondo alla rovescia perché egli presentava al pubblico un rovesciamento dei rapporti sociali esistenti nella realtà, riflettendo anche ciò che avveniva ogni anno durante la festa dei Saturnalia. Quest'ultima, istituita nel 217 a.C., obbligava ad indossare i panni di un servo e a bere e mangiare senza limiti, a scherzare e a giocare a dadi. In qualche modo era come se la realtà venisse sospesa e la realtà si capovolgesse, il che aveva senso solo se seguito, immediatamente dopo la fine della festa, dal ristabilimento dell'ordine. È per questo che si parla di amoralità nei testi di Plauto perché avendo come protagonista la porzione marginale della società che non aveva alcuna importanza, non trasmetteva al pubblico valori, né lo educava, né faceva politica, ma nemmeno metteva in dubbio i valori del mos maiorum.

La vis comica di Plauto risiede in tre punti: gli episodi che sono di per sé comici, il coinvolgimento diretto del pubblico e il linguaggio. Quest ultimo si avvale di neologismi, iperboli, doppi sensi, espressioni buffonesche, giochi di parole e accostamenti di termini eleganti e di vocaboli rozzi (che modificando il sermo familiaris, ovvero la lingua parlata a Roma al tempo di Plauto, creano una sorta di lingua mista).

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