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Le origini della letteratura latina: oralità e anonimato


A Roma la nascita della letteratura va ricercata nell’apporto della cultura greca, alla stessa maniera fu influenzata da tradizioni indigene caratterizzate dall’oralità. Si trattava di testi concepiti per esser recitati e tramandati oralmente; erano anonimi poiché frutto del lavoro collettivo: infatti all’interno della comunità erano collegati ad avvenimenti della vita sociale.

I Carmina religiosa


A Roma ogni evento pubblico era accompagnato da riti, cerimonie religiose e testi preletterari. Di questi testi preletterari ne conosciamo solo pochi esempi messi in forma scritta molto dopo rispetto alla loro origine. Essi forniscono una concezione formale del rapporto con le divinità. Le divinità venerate dalla religione romana primitiva considerano gli dèi come forze incontrollabili, misteriose e ostili che l’uomo doveva placare con la PIETAS (osservando precetti morali e rituali - preghiere, sacrifici, atti di culto) Le preghiere inoltre avevano come scopo l’intervento del Dio in vista di bisogni pratici - guerra, carestie, siccità, ecc.
I carmina sono dei testi arcaici, composti come preghiera ad una divinità, scritti principalmente in occasione di un sacrificio, o atti agricoli o ancora operazioni politiche. Nel latino dell’età classica “CARMEN” indica un componimento in versi, nell’età romana invece non indica per forza una struttura metrica. Nei carmina viene utilizzato un linguaggio rituale che rende molto difficile la distinzione tra prosa e poesia: le preghiere risalgono all’antichità e presentano cadenze ritmiche, non sempre riconducibili a schemi regolari; inoltre presentano molti parallelismi, ripetizioni e figure di suono che facilitano l’apprendimento mnemonico e rendono più musicale l’ascolto. Lo stile dei Carmina influenzò la letteratura arcaica; ciò si nota sia nei poemi epici che nelle tragedie, sia nel linguaggio adottato da Plauto, pieno di parallelismi e figure di ripetizione.

Laudationes funebres, Carmina e Triumphalia


La “laudatio funebris” è una forma preletteraria generalmente in uso presso le famiglie aristocratiche. Durante lo svolgimento del funerale il parente più stretto del defunto declamava nel Foro romano un’orazione che celebrava virtù e imprese degli antenati; attraverso la laudatio funebris si celebrava tutta la gens del defunto. Il primo frammento scritto di laudatio risale al III secolo a.C.; ciò non toglie che la laudatiosia stata una delle prime forme preletterarie a Roma.

I “carmina convivalia” appartengono all’ambito privato e profano: esse sono composizioni in versi destinate ad essere declamate durante i banchetti delle famiglie aristocratiche.

Sia nella civiltà greca che in quella latina il banchetto funebre rappresentava un importante momento di aggregazione nel quale le classi più agiate affermavano il loro potere politico e sociale. Attraverso il canto si intrattenevano gli invitati, si esprimevano e ribadivano ideali aristocratici e si celebravano le gesta degli antenati. Sappiamo inoltre che con i carmina i Romani manifestavano la poesia celebrativa che successivamente avrebbe dato il via all’epica latina.

Affianco ai carmina convivalia troviamo i “carmina triumphalia”, ovvero, brevi componimenti poetici cantati dai soldati durante il ritorno in patria: durante il canto del trionfo essi esaltavano le proprie imprese e si inserivano nel canto anche battute scherzose e sarcastiche sul generale o sul comandante.

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