Gneo Nevio

Come Andronico si dedicò alla letteratura latina, scrivendo per la prima volta opere originali di argomento romano.(nel genere epico con il Bellum Poenicum e nelle tragedie con le praetexta, i drammi di ambientazione romana). in campo teatrale, riscontrò successo nelle commedie. in campo politico, esercitò il suo diritto di cittadino libero, libero di dire la sua opinione critica verso parte dell’aristocrazia, a costo di subire ritorsioni. livio nel quadro della famiglia livia, appariva più puro. Nevio sa che nel Bellum Poenicum non è solo un narratore anonimo ma può creare e far leggere valori su cui basare la società. è infatti il primo poeta-cittadino romano.

nacque in una città della Campania, probabilmente a Capua, nel 275-270 AC, in un territorio permeato dalla cultura greca, ma che già nelle guerre sannitche, aveva cittadinanza romana.(anche se senza il diritto di voto). figlio di una cultura osca, in parte ellenizzato, era romano dal punto di vista politico. partecipò alla prima guerra punica e fu romano anche nell’animo quanto, tornato, a Roma, non si trattenne nel giudicare l’aristocrazia romana come per la vicenda dei metelli ( fato metelli romae fiunt consules, al quale risposero “malu dabunt metelli, nevio poetae”). non è chiaro a chi si riferisse a Quinto Cecilio Metello, che nel 206 AC, venne eletto , saltando la pretura a partire dal 235 AC, ad una commedia apparteneva forse il verso sui metelli. forse fu arrestato e scagionato solo dai tribuni della plebe. così si trasferì ad Utica, in Afric, quando proprio in quegli anni si svolgeva la seconda guerra punica e così scrisse il Bellum Poenicum. morì nel 201 AC, ad Utica.

poco si può dire delle coturnate di Nevio, delle quali ci rimangono solo 50 frammenti (anche essi come qelli di livio alternano senari giambici a settenari trocaici) e sei titoli: Aesiona(la figlia del re Lamomedonte, esposta ad un mostro marino e salvata da Ercole), Danae, Equos Troianus, Hector Profisciens (che narrava la morte di Ettore), Iphigenia, qui però Nevio tratta la vicenda dell’Ifigenia in Tauride di Euripide, dove viene salvata da Artemide e poi divenuta sua sacerdotessa, e Lucurgus. in esso si narrava la vicenda del licurgo, re degli Edoni, che voleva scacciare Dioniso dalla Tracia(la vicenda doveva essere considerata attuale, perché in quel periodo era diffuso il culto delle Baccanti).

avviò poi la produzione di opere serie, con argomento romano. fu l’inventore della fabula praetexta. di questa produzione sono rimasti tre titoli riferiti a due opere: romulua e Lupus, che tendono ad essere assimilati alla stessa opera e che raccontavano le origini di roma.il frammento più significativo è costituito da due settenari trocaici, un dialogo tra Vel Vibe ed Amulio. forte è l’allitterazione. la seconda praetexta aveva ambientazione storica e narrava la battaglia di Casteggio dove nel 222 AC, Marcello aveva vinto il re gallo . fu rappresentata nel 208 aC per i funerali dello stesso Marcello. si ha oltre una sola parola Vitulantes “giubilani”, un senario giambico in cui si descrive il rientro i patria di Marcello. dove il sostantivo insepultum, non si riferisce al corpus, ma alla vita che in posizione enfatica, sottolinea il senso di vittoria.

fu un commediografo pieno di spirito ma anche molto mordace: Sedigito nel I AC, un grammaticus, stilò un canone dei 10 migliori commediografi e lo posizionò al terzo posto e gli diede l’epiteto di fervens. ci rimangono circa 35 titoli di palliate e più di 110 frammenti dai quali si riescono a riconoscere solo gli elementi poi ripresi da Plauto: i botta e risposta, le lamentele per le bastonate, le invettive contro gli uomini arricchite da epiteti offensivi. elementi originali delle opere furono la presenza del mondo italico, degli usi e costumi che uniti ad un modello greco creano (come l’elenco dei piatti), la libertà di parola e l’apertura all’attualità politica. tale caratteristica era presente nella commedia antica greca, è totalmente assente nella commedia nuova del IV-III AC, quella dalla quale traggono i modelli.

l’elemento satirico resterà un unicum nel teatro di Roma. la res publica romana poteva consentire di aggiungere ai modelli greci la schiettezza di parola che era caratteristica della commedia antica. i frammenti più lunghi appartengono alla tarentilla “donna di taranto”, dove si descrivono le movenze di una prostituta che attira a sé l’attenzione. tra il 220-210 AC, scrisse il Bellum Poenicum, un poema sulla prima guerra punica, esaltando le gesta romane. rimangono meno di 60 frammenti. l’opera doveva presentarsi come un grande carme unico (carmen continuum) di circa 400 versi, vicino a quei carmina convivalia narrava degli excursus mitici dove erano narrate le vicende di Enea profugo, da Troia alla fondazione di Roma, scritta in saturni. nel II AC Lampadione, curò l’edizione del Bellum Poenicum, lo suddivise in 7 libri. il carme cominciava con le prime azioni di guerra con l’invio in Sicilia dell’esercito romano ma forse dalla descrizione del frontone del tempio di Agrigento di Zeus, inizia un excursus mitico, che procedeva fino al III libro. dal IV libro fino al VII, si procede con la descrizione delle vicende belliche, lavorate con uno stile asciutto.
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