Nevio

La figura di Nevio è quella di un intellettuale completamente diverso da Livio Andronico, soprattutto per quanto riguarda la posizione sociale, infatti, mentre Andronico era un liberto, ovvero un ex schiavo, Nevio era un uomo libero di origine campana che però non aveva diritto al voto. Nevio era molto attaccato alla sua libertà e alle sue origini e spesse volte ha evidenziato le sue origini e il concetto elevatissimo della libertà. La sua data di nascita è sconosciuta e gli studiosi hanno attribuito la sua nascita tra il 275 e il 270 a.c. poiché sappiamo con certezza che partecipò alla seconda guerra Punica. Egli fu molto fiero di partecipare a questa guerra e in ricordo di quest’ultima scrive un poema che lo immortala nella storia, il “Bellum Poenicum”. Questo scrittore, che venne considerato dai latini anche più importante di Livio, era contraddistinto da un profondissimo orgoglio e nel corso della sua vita, visto che non apparteneva ad una famiglia illustre, cercò l’appoggio e un po’ di protezione, proprio per il suo spirito libero, di una famiglia nobile. Si avvicinò quindi ai Marcelli, una famiglia molto illustre, potente e conosciuta a Roma e fu, invece, completamente avverso ed ostile a quella dei Metelli. La sua ostilità si manifesta da un verso che indirizza a tale famiglia dove gioca su due diverse interpretazioni del termine “fato” che significava sia fato che disgrazia:
- I Metelli per volontà del destino diventano consoli a Roma.
- I Metelli per disgrazia diventano consoli a Roma (ciò che intendeva il poeta).
Tale gioco di significato lo attua per potersi in qualsiasi momento discolpare. Questo verso colpì molto la famiglia dei Metelli tanto che decisero di rispondere con un altro verso giocando sempre sull’ambiguità di significato del termine “malum”:
- I Metelli daranno una mela al poeta Nevio.
- I Metelli daranno guai al poeta Nevio. (ciò che intendevano i Metelli)
Essi quindi risposero alla stessa maniera e inoltre lo fecero arrestare per diffamazione. Nevio fu considerato un autore molto importante dell’età arcaica, non solo per il suo poema ma anche perché fu l’inventore della Fabula Praetexta, una nuova forma di teatro. Anche Livio aveva scritto della fabulae, ma erano fabulae cothurnatae, derivate dalla tragedia greca e caratterizzate dai “coturni” (zeppe molto alte), che indossavano tutti gli attori ed erano di ambientazione greca. Le trame erano per lo più miti e storie di origine greca. La fabula (storia, tragedia) praetexta era così chiamata perché caratterizzata da una sorta di tunica (chiamata praetexta) color porpora, che indossavano i magistrati romani, e indossata poi dagli attori. Un’altra importante particolarità era l’introduzione dell’ambientazione romana con tematiche e avvenimenti tipicamente romani. Nonostante Nevio scrisse varie fabulae, possediamo solo due titoli, Romulus e Clastidium, di cui conosciamo pochissimi frammenti. Romulus, a cui si può attribuire anche il titolo di “Lupus”, narra del mito della fondazione di Roma e quindi dei due gemelli allattati dalla lupa e si può dedurre come l’autore si riallacci alla tradizione romana. Clastidium, cioè Casteggio era la località dove il console Claudio Marcello aveva sconfitto i Galli. Fu scritta probabilmente nel 222 a.c. ma rappresentata nel 208 a.c. quando il console morì e quindi si crede possa rappresentare un omaggio in onore di quel grande personaggio. Si deduce poi, che le fabulae praetextae abbiano come antenato le “laudationes funebres” (lodi funebri in onore di un’illustre personaggio per esaltarne le sue gesta). Nevio scrisse anche fabulae cothurnatae, quindi di ambientazione greca, con titoli greci e spesso anche quelli di Livio Andronico, e un suo grande modello divenne Euripide. Di queste abbiamo sempre pochi frammenti, la più importante è “Lucurgus”, dove dal titolo è stato possibile ricostruire una trama approssimativa in cui Licurgo non era il legislatore ateniese ma il re della Tracia. Egli decise di vietare il culto del dio Dioniso, poichè scaturiva sempre in orge (ovvero i “baccanali” latini, termine che deriva dal dio Bacco,cioè il dio Dioniso romano), e il dio si vendica, punendolo con la morte. Probabilmente Nevio ha scritto questa tragedia poiché quasi contemporaneamente a Roma vennero istituite delle leggi che vietavano questi riti. Egli, nonostante si rifaceva alla cerchia di intellettuali di Catone, quindi di grande rigore, integrità morale, che voleva mantenere la tradizione romana e chiudersi nei confronti della cultura ellenica, scrive l’opera in maniera polemica, apparendo quindi contraddittorio visto che i riti erano tipicamente greci. Invece, se si ricordano le sue origini campane, di una zona che apparteneva alla Magna Grecia, dove quindi si praticavano questi riti, e il suo relativo attaccamento alla tradizione della sua provenienza non compariranno più contraddizioni. Inoltre egli era pur sempre uno spirito “libero”, e di conseguenza, credeva che qualsiasi repressione contro libertà di culto fosse negativa.
Egli non scrive solo tragedie ma anche commedie, soprattutto di derivazione greca, con titoli greci che spesso sono uguali a quelli di Livio Andronico. Anche in queste introduce delle innovazioni come quella di un’ambientazione italica e anche il titolo caratterizzato soltanto da un aggettivo che faceva sottintendere il termine “fabula”. Anche di queste possediamo pochi frammenti e in particolare si ricorda la cosìddetta “Tarentilla”, dal cui titolo è stato possibile ricostruire la trama. Quest’opera il cui titolo come si nota è un aggettivo, racconta la storia di due giovani benestanti che si recano nella città di Taranto, dove presi dalla gioia, sperperano tutto il loro denaro e si innamorano di una ragazza di Taranto, di facili costumi, che ricopre il ruolo di protagonista. L’arte dell’autore era caratterizzata dalla vivacità di rappresentazione con toni, tematiche e stile molto accesi. Nevio poi viene considerato nell’antichità molto importante sia come scrittore di tragedie che come commediografo, infatti viene inserito al terzo posto dopo Plauto e Stazio. Per comprendere la sua vivacità, comicità ed espressività è necessario ricordare che per i latini la commedia doveva suscitare la risata: “risum movere”.
Il Bellum Poenicum fu senz’altro la sua opera più importante. Oltre a parlare degli eventi della prima guerra punica, della sconfitta dei cartaginesi e della sua partecipazione, racconta anche della venuta di Enea in Italia e di come fosse stato il progenitore dei romani. La grande novità, rispetto Livio Andronico, autore dell’Odusia, è che Nevio unisce un mito greco con un mito romano con la tecnica dell’ekphrasis, che deriva dagli Alessandrini greci. La caratteristica di questi autori, che in seguito riprenderà anche Catullo, consiste in una digressione, un inciso, differire, trasferire il ragionamento su di un altro argomento. Questa tecnica è usata soprattutto da Callimaco, un grande Alessandrino. Nevio quindi inizia a parlare dell’assedio dei Cartaginesi ad Agrigento. Raccontando di tale città si sofferma sulla descrizione di un frontone, elemento che sormontava l’ingresso di un tempio, dove erano scolpite le immagini della Guerra di Troia, la distruzione della città e la partenza di Enea. Utilizzando questa tecnica smette di parlare della guerra punica e inizia a raccontare il mito di Enea e infine ritorna a narrare degli eventi della Guerra. Il poema che presenta sempre pochi frammenti è stato scritto in verso saturnio. Nevio non scrisse l’opera mediante il genere annalistico, ovvero parlare della storia in maniera cronologica, ma predilige la tecnica della digressione, e poi voleva dare al suo poema l’idea della continuità, infatti non lo divide proprio per trasmettere quest’idea. In seguito verrà diviso nel II sec. a.c. da un filologo di nome Lampadione in 7 libri. Egli poi riprende tematiche ricorrenti nei due grandi poemi Omerici: dall’Iliade riprende l’idea della guerra, mentre dall’Odissea riprende la tematica del viaggio. Nevio quindi unisce il mito greco, cioè il viaggio di Enea, con la storia romana, rappresentata dalla Guerra Punica. Orazio poi ci racconta che tutti studiavano la sua opera, mentre per quanto riguarda quella di Livio da un giudizio negativo e ciò sottolinea che l’autore fu molto più apprezzato dai suoi successori.
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