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Riguardo le notizie circa la data di nascita di quest’autore siamo incerti, in quanto diverse sono le fonti che ci parlano di lui e nessuna è certa. Nato a Suessa Aurunca, al confine tra Lazio e Campania, apparteneva ad una famiglia equestre benestante. Molti esponenti della sua famiglia divennero senatori, ma, nonostante questo, lui non intraprese la carriera politica. Stringerà rapporti di amicizia con Scipione e Lelio e a Roma vive in un palazzo lussuoso. Dopo aver compiuto vari viaggi tra la Sicilia e Atene, si trasferì a Napoli dove morì negli anni a seguire.
Questo autore si identifica come il primo poeta che non pratica un genere teatrale, ma scrive versi sulla sua vita nelle satire. Genere, questo, che Lucilio perfezionò e sistemò facendolo passare da genere meno importante, ad uno in primo piano tipicamente latino; un genere che non era destinato alle scene, né didattico, né pedagogico. Introduce la critica ad personam, già usata minimamente da Nevio, e le sue poesie richiamano quello spirito di Italum Acetum. La critica, con ironia dei vizi e dei difetti, trasmette messaggi morali in tono tranquillo. La dignitas è importante per Lucilio in quanto è un punto di inizio in quanto lui fu cavaliere, amico dei senatori.

Come abbiamo detto, è il primo poeta che parla di sé e quindi dà vita ad una poesia soggettiva e personale che affianca la lirica di derivazione greca. Adotta l’esametro dattilico e indirizza i suoi scritti ad un ceto medio della popolazione. Tuttavia, nonostante tutte queste innovazioni, la satira è solamente una sperimentazione letteraria ristretta ad un pubblico ristretto.
LE SATURAE
All’autore, dopo la sua morte, gli furono affidate per 30 libri di Satire. Il nome che il poeta preferiva per designare i suoi componimenti era: poemata (versi, termine greco equivalente di carmina), ludi (annunciava il suo carattere giocoso) e sermones (il discorso colloquiale). La satura era composta da pochi versi e in qualche caso coincideva con un libro ed era capace di assumere diverse forme: parodia, scena, epistola, favola etc. Il primo editore di Lucilio ha disposto le Saturae in base ad un criterio metrico. Infatti ha posto davanti a tutte ben 21 libri scritti in esametro, poi 4 scritti in distici elegiaci e gli ultimi 5 in versi trocaici e giambici. Questo ordine è inverso rispetto a quello cronologico.
Il 26° libro (il primo di ordine cronologico) presenta un esordio in cui qualcuno invita il poeta a scrivere opere epiche o tragedie contemplando Cornelio (Scipione). Nonostante quest’ultimo fosse amico del poeta, egli sceglie una strada diversa. Sceglie la strada che porta ad un pubblico medio infatti egli dice di non scrivere né per i coltissimi né per gli incolti. Ironizza anche sulla perfezione estetica della donna, criticando Elena che, appunto, poteva avere anche delle imperfezioni. Grazie a lui si distinguono le definizioni di poema e poesis. Il primo indicava una breve composizione, il secondo un’intera opera come l’Odissea. Ad essi si aggiunge la thesis cioè la struttura unitaria di una poesis.
Orazio ci dice che Lucilio affidava la propria vita alle ‘amiche’ satire, tanto che esse rappresentavano i momenti salienti della sua vita. Amiche poiché erano il rifugio dell’interiorità del poeta.
Rispetto all’ordine cronologico, per quanto riguarda i temi delle satire, della prima parte ci restano pochi frammenti sulla corruzione, sull’importanza della virtù e su una favola tipo quella di Esopo. Della seconda abbiamo pochissime notizie. Mentre dell’ultima, quella più cospicua con ben 1350 frammenti, pensiamo ci sia un univo componimento da cui deriverebbe il nome di ‘satura’ intesto come ‘pieno, completo’. Infatti, in questa parte, si parla di un concilio degli dei (tipico di Omero) al quale Lucilio paradossa una seduta del senato mentre si decide di allontanare da Roma un certo Cornelio Lentulo Lupo. Poi ripercorre in chiave satirica il processo contro due vecchi amici. Il terzo libro comprendeva l’itinerario che l’Autore intraprese per arrivare in Sicilia. Questo sembra quasi un diario di viaggio e sarà caratterizzato da soste, pause, episodi comici e faticosi. Ad essi seguono altri frammenti: lettere poetiche, critiche filosofiche, carmi amorosi e altri racconti.
In particolar modo, le critiche dell’autore sono contro i ceti emergenti come i pubblicani (appaltatori delle imposte), contro il modo di vita destinato alle ricchezze dei Romani e anche contro le singole personalità (molti nemici degli Scipioni furono accusati, ma di volontà dell’autore): Lentulo Lupo, esponenti della famiglia dei Metelli e degli Scevola. Probabilmente, contrastò anche la posizione degli optimates, cioè di coloro che abusano dei poteri e tramano contro gli avversari.
Perché tutte queste accuse? Il punto forte di Lucilio era anche quello di assumere un ruolo di comprensione verso i più umili. Riceve, dal punto di vista morale, un’impronta stoica, ovvero interessarsi della res publica prima della propria individualità.
Orazio definisce la poesia di Lucilio come ‘flueret lutulentus’ (fluisce fangosa), ma in realtà la poesia è caratterizzata da un plurilinguismo, ampia varietà lessicale, e uno sperimentalismo, in quanto introduce nuove parole. Sono presenti neologismi tra cui verbi, aggettivi, assemblaggio di termini e grecismi tratti dalla letteratura, dalla poesia omerica e dalla lingua comune. Una grande importanza è data dai giochi delle parole. Lo stile è medio- basso e, sicuramente, realista poiché le parole aderiscono alle cose, nella loro concretezza. Ci sono varie figure di suono, allitterazioni e omoteleuti. Importanza assoluta è la presenza e l’adattamento dell’esametro alla poesia latina.

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