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Livio


Ci troviamo nell’età Augustea, un’età in cui viene data grande importanza alla letteratura. Livio nasce a Padova nel 59 a.C.. È importante dire che nasce a Padova perché molti critici hanno usato l’aggettivo di “patavinitas”, ossia “padovanità”. Questo significa che Livio ha uno stile non romano, non particolarmente definito, ma uno stile della provincia, non particolarmente ricercato; oppure potrebbero anche riferirsi alla mentalità, una mentalità chiusa, tipica di un abitante di provincia.

Ancora giovane, Livio si trasferisce a Roma e probabilmente dal 29 a.C., l’anno in cui si afferma con maggior vigore la pax di Augusto, comincia a scrivere la sua opera. La sua è un’opera storica monumentale, che si intitola Ab Urbe Condita, "Dalla fondazione di Roma". Questa è una storia che spazia dalla fondazione di Roma fino ai suoi giorni. A noi è arrivata soltanto una parte di quest’opera, attraverso cui ci si può fare un’idea del punto di vista dell’autore.

Livio visse a Roma per poter attingere alle fonti; tuttavia, ebbe sempre il desiderio di tornare a Padova. Morì proprio a Padova, intorno ai 45 anni.

Quando Livio compone la sua opera, non compone un’opera storica come noi la intendiamo. Livio aveva a disposizione, man mano che la narrazione si avvicinava nel tempo, non solo le fonti letterarie, ma anche fonti più certe e sicure che non prese mai in considerazione; se parliamo infatti di Livio come storico, non possiamo assolutamente accostarlo agli storici come li intendiamo oggi, perché Livio ha preso semplicemente le fonti letterarie e da quelle fonti ha ricavato le notizie per costruire la sua storia. Prendere le fonti letterarie, tuttavia, non significa essere obiettivi. Infatti, quando Livio si trova di fronte a due tesi diverse, non ha fatto una cernita, ma le ha riportate entrambe. Non c’è dunque nessuna indagine scientifica, nessun vaglio critico delle fonti a sua disposizione. Livio è soltanto un narratore della storia: egli intende la storia come un opus oratorium maxime, "una grande opera di retorica", in cui deve essere bella la parola, deve affascinare il racconto.

Dice Livio: se Roma ha raggiunto la grandezza che ha oggi, è perché c’è stato un concorso di virtutes nella res publica, virtutes incarnate da diversi personaggi che hanno reso grande Roma; questo è stato il mezzo attraverso cui Roma è diventata grande, il mos maiorum, i personaggi esemplari. Quando a Roma è entrata la cupiditas, allora c’è stata corruzione e Roma ha cominciato a perdere la sua grandezza.

Nonostante questo discorso, Livio non denigra affatto il principato di Augusto, ma lo ritiene la logica conseguenza di un processo di sfaldamento dei valori: i valori sono venuti meno, hanno determinato il cambiamento della forma di governo e, di conseguenza, la salita al potere di un uomo che ha come compito quello di ripristinare la situazione.

Augusto chiamava Livio “pompeiano”. Nella lotta tra Cesare e Pompeo, Pompeo era quello più vicino al Senato, di contro a Cesare, che voleva il potere personale. Da questo sembra che Livio e Augusto non andassero d’accordo, perché Augusto è un uomo che ha preso il potere, come voleva fare Cesare. Invece i due vanno d’accordo, Augusto accoglie addirittura Livio come suo amico stretto, benché i due non condividano le stesse idee politiche. Questo è reso possibile perché Livio, nel momento in cui parla di mos maiorum, non può essere ritenuto in disaccordo con il programma moralizzatore di Augusto. Per questo Augusto lo chiama “pompeiano”, perché aveva capito che se le cose si fossero potute aggiustare, Livio sarebbe ritornato senza dubbio alla repubblica.

Se non cerca le cause e le fonti, Livio parla di una storia dal punto di vista nazionalista: la conoscenza degli altri popoli del mondo è stata determinata dall’espansione di Roma. Roma è il centro del mondo, tutto è stato determinato dalla sua espansione. La sua è una visione etica: a lui interessa che dalla storia che racconta emergano delle personalità che siano “exempla”; la storia deve insegnare. I personaggi che egli cita nella sua opera sono personaggi portatori di virtù, sono modelli che bisogna seguire. Oltre alle personalità positive, ci sono anche degli “exempla negativi”, che hanno tenuto conto esclusivamente dei propri interessi, che hanno tradito la propria patria e la propria famiglia.

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