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I Greci facevano derivare la parola èlogos o dal nome di un flauto utilizzato nei canti funebri o dà è è lègein, "dire ahi ahi", ovvero la lamentazione funebre. Dunque in origine questo genere sarebbe stato connesso al rituale funebre, anche se le elegie greche, pur nella varietà tematica, non trattano quella funebre. L'elegia si diffuse in Grecia a partire dal VII sec a.C.

ETÁ ARCAICA (VII-VI sec. a.C.):
Callino e Tirteo: trattano il tema della guerra e dell'eroismo militare;
Solone, legislatore ateniese: tratta di politica e morale;
Teognide: tratta di politica e della corruzione dei costumi;
Mimnermo: tratta l'argomento storico-mitico ed erotico.

ETÁ CLASSICA (V-IV sec. a.C.):
Antimaco di Colofone: con la Lide legò la sua vicenda personale (autobiografia) al mito.

ETÁ ELLENISTICA (III sec. a.C.):
Fileta ed Ermesianatte: seguono Antimaco di Colofone narrando miti d'amore infelice;
Callimaco: negli Aitia (Le Cause), racconta l'origine dei riti e costumi dell'epoca.

L'elegia ellenistica abbandonò la varietà tematica per un carattere narrativo dove i poeti mostravano la propria doctrina.

Si pensa che l’elegia o derivi da quella ellenistica, ma ciò non spiega l'impianto soggettivo poichè gli ellenistici erano più interessati a narrare le vicende; o che sia un ampliamento dell’epigramma greco, ma questo non spiega la presenza del mito. Quindi, probabilmente alla sua formazione contribuirono anche altri genere letterari greci (lirica, dramma, poesia..
L'elegia latina fiorì nella seconda metà del I secolo a.C. Quintiliano sostiene "anche nell'elegia rivaleggiamo con i Greci", infatti ci fornisce il suo canone degli autori più rappresentativi: Cornelio Gallo, Tibullo, Properzio, Ovidio.
L'elegia è una poesia in distici elegiaci, dal contenuto amoroso e dal carattere autobiografico. Infatti insiste sulla concreta esperienza soggettiva del poeta, inquadrando le forme e le situazioni tipiche, che costituiscono i tòpoi elegiaci. L'elegia è, soprattutto, poesia d'amore: l'amore è l'esperienza unica e assoluta che riempie l'esistenza e le dà senso permettendo di raggiungere l'autàrkeia, l'autosufficienza. La vita del poeta si configura come servitium amoris di fronte alla domina, un legame coniugale, vincolato dalla fides, salvaguardato dalla pudicitia e diffidente verso la luxuria. La relazione con la donna è fatte di rare gioie e molte sofferenze: tradimenti, gelosie.. Nonostante ciò, il poeta si abbandona ad una sorta di compiaciuta acquiescenza al dolore e solo occasionalmente arriva al gesto della ribellione con la renuntiatio amoris. Prigioniero di questo amore, il poeta pratica una vita di nequitia, di degradazione, dissipazione, priva di qualità positive, ripudia i suoi doveri di civis, i valori del cittadino-soldato, diviene un eroe non di guerra ma d'amore. Queste sofferenze e delusioni lo portano a proiettare la propria vicenda nel mondo del mito o all'età dell'oro, cioè in un universo ideale.

La poesia nasce come esperienza del poeta-amante e al tempo stesso serve a sedurre l'amata con la fama e l'immortalità.

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