Video appunto: Frantumazione dell’unità linguistica
In seguito alla crisi politico-amministrativa che portò alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.), e soprattutto a causa delle invasioni barbariche che segnarono la diffusione delle lingue germaniche, si assistette alla frantumazione dell’unità linguistica su cui si era basato l'Impero.

Le differenze linguistiche tra il latino parlato nelle regioni dell'ex Impero Romano si accentuarono, portando alla formazione di nuove lingue. Nelle aree dell'Europa in cui il latino era più radicato, quali l'Italia, la Spagna, la Francia e la Romania, si formarono lingue in cui la derivazione dal latino è più evidente e che per questo vengono dette «neolatine» o «romanze» (dal nome dei Romani); tali lingue erano definite anche «volgari», perché usate dal popolo (vulgus in latino) nella vita di tutti i giorni.


Parole che nascono dalla terra



I Latini erano inizialmente un popolo di agricoltori e pastori. L’origine di alcune parole ci conferma questo dato storico. Pecunia, termine arcaico che significa denaro, deriva dal latino pecus (= bestiame). Le greggi costituivano una ricchezza, gli animali potevano essere anche oggetto di scambio commerciale.
Lieto deriva dal latino laetus (= grasso), spesso riferito a un terreno agricolo particolarmente fertile.
Egregio, cioè di ottima qualità, eccellente, deriva dall’espressione latina e grege (= fuori dal gregge), riferito all’animale pregiato che veniva messo all’ingrasso in vista della vendita o del consumo.