Fedro - Cesare Tiberio al portinaio


Conosciuta come "Cesare Tiberio al portinaio" o come "Cesare Tiberio e il servitore servile", la quinta favola scritta da Fedro è particolarmente interessante, non solo per il contenuto di grande attualità, ma anche e soprattutto per l'insegnamento morale che l'autore intende infondere nei suoi lettori.

Il contenuto

Tiberio, in viaggio per Napoli, giunse alla sua villa di Miseno e vide uno dei suoi servi intento ad innaffiare il terreno riarso con un innaffiatoio di legno, ostentando in maniera fin troppo eccessiva un servizio tanto ridicolo e, a dir la verità, inutile. Il signore, offeso da cotanto esibizionismo, chiamò a sé il servo. quest'ultimo fu addirittura felice di sentire il suo padrone chiamarlo, perché credeva ch'egli volesse omaggiarlo con chissà quale dono per il grande lavoro appena compiuto, ma Tiberio non gli rivolse alcuna lode né lo ringraziò, bensì sminuì il suo lavoro.

L'insegnamento, posto ad epimizio , è un'esortazione che Fedro fa alle persone pigre: esse vengono invitate a cambiare il loro stile di vita e a fare qualcosa perché comportarsi in modo servile con i superiori non porta alcun guadagno.

La morale di questa favola è tesa a puntare il dito contro i servitori ruffiani e servili, che si rendono antipatici agli occhi degli altri cercando di compiacere in ogni modo i loro padroni per ottenere elogi e ricompense, il più delle volte fallendo.

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