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La Fabula togata


Il genere drammatico della Fabula togata prende il nome da toga, l’abito italico, contrapposto all’abito straniero della palliata (da pallium) come la fabula praetexta indicava il dramma storico nazionale. Questo genere letterario ebbe una vasta produzione teatrale che, però, è andata persa e di cui ci sono rimasti soltanto alcuni titoli che si collegano soltanto a tre poeti. La scena era frequentemente collocata fuori Roma, in una città della penisola italiana. I personaggi erano tratti dal mondo umile dei lavoratori, degli artigiani, dei mercanti e dei contadini e forse è anche per questo che la Fabula Togata non ebbe successo e decadde rapidamente. Per la struttura scenica e per la tecnica poetica essa cercò di modellarsi sulla palliata, ma fu la gravitas romana ad imporre le proprie regole; infatti era disdicevole portare in scena servi più accorti ed assennati dei padroni. Per questo motivo e per altri vincoli, la togata si pose in una via di mezzo fra la commedia e la tragedia. La togata venne anche chiamata tabernaria, quando metteva in scena il mondo delle osterie e delle botteghe (tabernae).
I tre scrittori di cui ci restano testimonianze della Fabula Togata sono Titinio, Afranio e Quintus Atta
Titinio – Delle sue togatae, molto elogiato per la sua bravura nel dipingere i caratteri, ci sono rimasti quindici titoli in cui i tipi femminili sono in prevalenza: Caecus (Il cieco), Iurisperita (L’avvocatessa), Privigna (La figliastra), Tibicina (La suonatrice di flauto), ecc. Quando egli scriveva, la togata rispondeva ad una reazione nazionale contro l’ellenismo dilagante. Infatti, la caratteristica dei suoi scritti è data dalla vivacità delle espressioni popolari che si oppone alle espressioni atticizzanti in voga presso la classe aristocratica. Inoltre i personaggi, di origine umile, per la loro ruvidità, spesso piacevole, contrastano con la delicatezza, spesso insipida delle opere di Terenzio.
Afranio – Fu l’autore di Fabulae Togatae più elogiato. Con le sue opere, che ebbero lunga vita sulla scena, egli cercò di conciliare la tradizione romana con quella greca ed è per questo che esse ebbero molto successo anche fra gli aristocratici. Gli argomenti sono tutti tratti dalla vita popolare ed italica.
Quintus Atta – Di questo scrittore, vissuto nel I secolo a.C., ci restano soltanto dodici titoli e qualche frammento. Gli argomenti sono tratti da fatti e scene della vita domestica, da luoghi di cura e di villeggiatura.
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