Concetti Chiave
- L'ecloga è strutturata attorno a tre referenti temporali: presente, passato e futuro, creando una distinzione rispetto ad altre opere simili.
- L'inversione cronologica, dal presente al passato, pone al centro il racconto dell'incontro tra Titiro e il "giovane dio" Ottaviano, sottolineando la sua celebrazione.
- Virgilio evita semplificazioni ottimistiche, mostrando il contrasto tra la fortuna di Titiro e la sventura di Melibeo e altri espropriati dalle confische agrarie di Ottaviano.
- La contrapposizione tra l'esilio di Melibeo e la serenità di Titiro crea antitesi interne all'ecloga, riflettendo la tensione tra sicurezza e incertezza.
- Strutture interne come chiasmi e contrasti riflettono la diversa sorte di Titiro e Melibeo, evidenziando il tema del privilegio e della perdita.
Ecloga: struttura
La struttura complessiva ed intera dell’ecloga presenta un’articolazione in sequenze corrispondenti ai tre referenti temporali: il presente, il passato e il futuro che appunto in qualche modo la distinguono e la caratterizzano da quelle che potrebbero essere delle opere con struttura simile e altrettanto interessante e in qualche modo si può dire caratterizzante.
Inversione cronologica
In questa struttura si registra un fenomeno di inversione cronologica (nella prima metà dell’ecloga si procede dal presente verso il passato); la scelta è intenzionale da parte di Virgilio, in quanto gli permette di collocare al centro del componimento il racconto dell’incontro fra Titiro e il “giovane dio” Ottaviano.La celebrazione di Ottaviano ha dunque una centralità “strutturale” che potremmo definire sicuramente una caratteristica esplicita, ma non è priva di risvolti problematici. La fortuna di Titiro, infatti, ha come contrappunto la sventura di Melibeo e di tanti altri che come lui hanno subito le confische agrarie. Sebbene Melibeo faccia dipendere la propria disgrazia dalle guerre civili (v. 71), tacendo la responsabilità diretta di Ottaviano, il lettore romano sapeva bene che i provvedimenti di espropriazione erano stati attuati dall’erede di Cesare con ferrea determinazione e che le rivolte erano state soffocate nel sangue. Virgilio, dunque, rifugge da ogni semplificazione ottimistica dei fatti: da un lato esalta il iuvenis attribuendogli il merito di aver salvato eccezionalmente Titiro (che in parte rappresenta il poeta stesso), dall’altro dà voce al dolore di tutti coloro che non hanno potuto beneficiare di alcun favore personale e sono stati costretti a lasciare la propria terra.
Strutture interne
La contrapposizione fondamentale tra l’esilio di Melibeo e la serenità di Titiro genera una serie di altre antitesi che percorrono l’intera ecloga: allo spazio conosciuto e sicuro della campagna si oppone quello incerto e minaccioso dell’“altrove” (vv. 46-58 e 64-69), al canto pastorale di Titiro (vv. 2 e 10) il silenzio poetico, al contadino il soldato empio e barbaro (vv. 70-73), al calore delle fattorie le ombre minacciose della notte incombente (vv. 82-83). La struttura delle singole parti rispecchia spesso tali contrapposizioni. La prima battuta di Melibeo, ad esempio, delinea la coppia oppositiva fondamentale,ossia la diversa condizione di Titiro e Melibeo, con un chiasmo:
Tityre, tú patulae recubans sub tegmine fagi
silvestrem tenuī musam meditaris avena;
nōs patriae fines et dulcia linquimus arva,
nōs patriam fugimus; tū, Tityre, lentus in umbra
formosam resonare doces Amaryllida silvas.
Nella terza parte, invece, la contrapposizione investe le due battute di Melibeo, che presentano in successione le diverse prospettive dei personaggi: la prima (vv. 46-58) descrive il futuro sereno e sicuramente spensierato di Titiro, la seconda (vv. 64-78) il triste destino di Melibeo.