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La prima forma di tragedia latina fu La fabula di Livio Andronico, messa in scena per la prima volta nel 240 a.C. La tragedia latina aveva come obiettivo principale quello di colpire la sensibilità e la fantasia dei romani. Gli autori tragici latini valorizzarono le trame, i caratteri e i sentimenti, mettendo in primo piano anche l'interesse per il macabro, l'orrido e una forte accentuazione del patetico. La tragedia latina, inoltre, possedeva una forma letteraria alta e solenne, tanto che il pubblico veniva attratto da colpi di scena spettacolari. Per quanto riguarda le parti recitate veniva utilizzato il senario giambico, invece per le parti cantate e gli interventi del coro si utilizzavano i metri lirici. Successivamente, però, scomparvero gli interventi del coro e crebbero le parti cantate, al punto che si estesero anche a parti di testi destinati precedentemente alla recitazione. Delle tragedie latine si posseggono solo pochi frammenti, che ci sono giunti come citazioni dei grammatici.

Le tragedie latine si suddividono in due categorie: la fabula Cothurnata e la fabula Praetexta. Per quanto riguarda la prima, il nome deriva dai Cothurni, con cui venivano indicati i calzari indossati dagli attori greci, ed essa era la tragedia di argomento mitologico su imitazione dei modelli greci.
La fabula Praetexta, invece, prende il nome da Praetexta, ossia la toga bordata di lana purpurea indossata dai protagonisti e inoltre era la tragedia di ambientazione romana. Trattava come argomenti le leggende delle origini e la storia contemporanea.
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