Catullo - Biografia e opere


Per stabilire il periodo in cui visse Catullo sorsero non pochi problemi: due frasi attestano la sua nascita (“Nell’anno 87 a.C. nasce a Verona il poeta Gaio Valerio Catullo”) e la sua morte (“Sotto l’anno 57 a.C. Catullo muore a trent’anni”), ma quest’ultima viene smentita a causa di alcuni carmi del poeta stesso che trattano avvenimenti accaduti dopo la data lì scritta, motivo per cui le date sono soltanto delle ipotesi.
Catullo nacque da una famiglia di origine romana, venne educato da illustri maestri, si trasferì a Roma e strinse amicizia con i poeti della cerchia neoterica. Sempre a Roma è da collocarsi l’incontro con Clodia (moglie di Quito Cecilio Metello Celere e sorella di Publio Clodio Pulcro, nemico di Cicerone) con la quale, secondo i suoi carmi, intrecciò una relazione sentimentale e alla quale si rivolge con lo pseudonimo di Lesbia, nome che richiama Saffo, la poetessa greca dell’isola di Lesbo. Costei, più grande del poeta, era una nobil donna di straordinario fascino e notevole intelligenza anche se Cicerone la descrive come pericolosa e corrotta. La loro storia d’amore fu inizialmente appassionata, per poi divenire dolorosa e sofferta in quanto interrotta per volere di lei che, al contrario di lui che ci teneva molto, considerava il loro legame semplicemente come uno fra i tanti e non si asteneva da compiere molteplici tradimenti.
Dopo qualche anno fu costretto a fare rientro a Verona a causa della morte del fratello e a fare un viaggio per il proconsolato in Bitinia, dove vide la sua tomba. Al suo ritorno, prima che venissero perse le sue tracce, iniziò forse il periodo più fecondo della sua produzione.

Il Liber

(definito “libellus” = composizione agile, accurata e rifinita mei dettagli)

La sua produzione, che risente molto dell’influsso della poesia neoterica e callimachea, è raccolta in un Liber che comprende 116 poesie, delle carmi, ordinati in base a criteri metrici probabilmente non per reale volontà dell’autore che, morto prematuramente, non riuscì a curare l’edizione definitiva della sua opera. Esso si suddivide in tre sezioni:

Prima sezione: le nugae (“cose da poco”), in polimetri, carmi 1-60:
criteri della varietas (metri, argomenti, stile, toni) e della brevitas (brevità e raffinatezza del componimento: Catullo rifiuta il poema, in quanto ritiene che esso sia riservato esclusivamente ai grandi eventi, che lui, non avvenendone, non trattava); l’influenza ellennistica (che era modello dei carmi sia per le forme sia per i contenuti); il principio del labor limae (rifinitura stilistica) a cui il poeta sottopone continuamente l’opera mirando la perfezione assoluta della forma e del lessico; rifiuto dei poemi epici o di forme poetiche di ampia dimensione; introduzione di temi originali ed eruditi (doctrina); tendenza al soggettivismo: carattere soggettivo quasi intimistico in cui Catullo trasferisce sia il suo mondo (di un uomo che vive in modo consapevole e profondo affetti e antipatie) sia gli ideali dei circoli letterari della capitale, in cui vita e arte si mescolano.

Seconda sezione: i carmina docta, in polimetri e in distici elegiaci, carmi 61-68:
Si distingue dalla prima sezione per l’ampiezza, i temi, lo stile dei componimenti, il ricorso all’erudizione, seppur il contenuto venga trattato comunque in maniera personale e soggettiva:

Carme 61: Epitelamio (“canto per le nozze”: poesia di occasione) per le nozze di Manlio Torquato e Vibia Aurunculeia. Presenti un’invocazione agli dei del matrimonio, la descrizione degli sposi, le espressioni beneauguranti. Il poeta ha fuso il modello greco con il patrimonio culturale italico introducendo la deductio (corteo che accompagna la sposa a casa dello sposo), in cui si hanno scherzi rituali con valenza apotropaica, come accadeva nei fescennini.

Carme 62: Epitelamio a contrasto (alternanza coro di fanciulli e di fanciulle) in esametri, non dedicato a personaggi specifici che contiene elementi topici: le donne elencano gli aspetti negativi del matrimonio (costrizione della perdita di verginità delle donne, scelta del coniuge da parte dei genitori) e gli uomini gli effetti positivi che giovano ad entrambi (in risalto è la procreazione).

Carme 63: Epillio (componimento piuttosto esteso di argomento erotico-mitologico che nella poesia neoterica sostituisce il poema epico). Narra il mito di Attis che, invasato dal culto della dea Cibele si unisce ai sacerdoti ma l’indomani prende coscienza e prorompe in un doloroso lamento. La lingua riproduce la condizione psicologica di Attis: il passaggio dal maschile al femminile rappresenta la condizione di smarrimento e la trasformazione a cui egli si è volontariamente sottoposto.

Carme 64: In esametri, è il più lungo componimento del Liber. Narra le nozze di Peleo e Teti e la vicenda d’amore tra Arianna e Teseo. Le due storie si intrecciano mediante ekphrasis (figura retorica di descrizione-digressione nella quale un’arte tenta di descriversi facendo riferimento ad un’altra arte e nella quale si approfitta di un argomento per inserire una storia). Collegamento più significativo: le storie sono l’una il contrario dell’altra: la prima serene e tranquilla, la seconda sfortunata e tragica. La felicità della prima dipende da: foedus e fides dei due innamorati. Il dolore della seconda dipende dal tradimento di lui e il patto violato. Collegamento relazione Catullo-Lesbia.

Carme 65: In distici elegiaci, è la dedica per l’amico Ortensio Ortalo, che aveva esortato Catullo a trovare nella poesia consolazione per la perdita del fratello. Risposta: il lutto gli toglie la vena poetica (motivo per cui gli invia una semplice traduzione).

Carme 66: Traduzione della Chioma di Bernice di Callimaco per Ortensio Ortalo. La regina egizia Bernice, perché il marito torni salvo da una spedizione militare, sacrifica agli dei la propria treccia che scompare e viene identificata con una costellazione, e il marito ritorna. Morale: gli dei apprezzano l’amore e la fedeltà coniugale tanto da concedere favori agli innamorati fedeli.

Carme 67: In distici elegiaci, è un paraklausithyron (lamento davanti ad una porta chiusa) che vede un dialogo tra il poeta viandante e la porta della casa di Cecilio, che rivela i tradimenti della moglie ai danni del marito poco vigoroso.

Carme 68: In distici elegiaci, è diviso in due parti: la prima comprende la dedica all’amico Allio, la seconda narra il mito di Protesilao e Laodamia, una storia d’amore esemplare che si intreccia con la storia tra Lesbia e Catullo (le bellezze delle due donne sono accostate) e il motivo funebre (Protesilao muore e il poeta esprime il dolore per la morte del fratello.

Terza sezione: gli epigrammi, in distici elegiaci, carmi 69-116:
Caratteristiche fondamentali sono la concisione e l’allusività; raccoglie composizioni di vario tipo: epigrammi sul tema della fides, funebri, celebrativi, scommatici (carattere sarcastico). Alcuni di essi sono più vicini al genere dell’elegia: il metro, l’atmosfera struggente, la tonalità malinconica, la tematica esistenziale, l’ampiezza dei componimenti, cosa che accade anche nelle prime due sezioni per via dei contenuti mitologici e gli elementi eruditi.


I temi e lo stile


I temi principali sono l’amore, gli affetti familiari, le amicizie e le inimicizie del poeta e l’infedeltà. Catullo rivaluta l’amore: per i Romani esso era una debolezza giovanile da tollerare purché non intaccasse certe convinzioni sociali come il ruolo preminente dell’uomo, la fedeltà coniugale, l’assenza di passione; per lui diventa l’unico valore capace di confortare l’uomo, consapevole della brevità della vita e dello scorrere del tempo. L’amore si fonda su: fides e foedus, due concetti che, seppur appartengano al campo semantico giuridico-politico, vengono adattati a quello amoroso.
- Fides: antica virtù della morale tradizionale romana garante dei rapporti interpersonali e fondamento del diritto e del sentimento religioso.
- Foedus: legame giuridico e religioso regolato da leggi precise e inviolabili.
Enrambi derivano dal verbo fido (avere fiducia), nobilitano la sua concezione d’amore e innalzano la relazione erotica ad un livello superiore di patto eterno sancito religiosamente.

Particolare è il modo in cui il poeta tratta la sua relazione con Lesbia: parliamo infatti di odio amore che non solo si alternano ma coesistono e operano con grande intensità. (es. carmina 8).

Gli stessi valori dell’amore sono attribuiti anche all’amicizia, anch’essa intesa come un rapporto di fedeltà. Catullo dedica particolare attenzione alla lode e al rimprovero di amici e nemici, per i quali compaiono, rispettivamente, affetto e aggressività.

Cari al poeta sono anche il tema dei viaggi e quello del dolore per la morte del fratello, che si intrecciano malinconicamente nel carme 101.

Importante è anche il tema dei baci, presente nel carmina 5, dove il poeta chiede alla donna di riempirlo di baci e di amarlo, e nel carmina 7, dove le dice che non è mai sazio di ricevere i suoi baci. In Grecia esistevano molti tipi di baci, come quelli per il saluto tra i familiari, quelli per il saluto di congedo, per il saluto dopo una separazione, i baci funebri, i baci di ringraziamento. I greci erano soliti indicare i baci con tre nomi, ognuno dei quali si riferiva a contesti differenti:
- Osculum: contesto familiare;
- Savium: contesto erotico;
- Basium: (compare con Catullo) è il bacio sulle labbra, che ha anche erotica (è il bacio d’amore) e sociale (con esso gli uomini controllavano che le donne non avessero bevuto vino, a loro vietato.
Particolare è la lingua: abbiamo un miscuglio di eleganza e erudizione, preziosismi e termini volgari, descrizioni realistiche di oggetti o situazioni quotidiane e rappresentazioni di stati d’animo o sentimenti intimi, diminutivi e termini appartenenti al sermo familiaris.
I diminutivi designano oggetti piccoli e si caricano di una valenza affettiva e conferiscono una gamma espressiva più ampia. Con essi, inoltre, il poeta riesce a caratterizzare i sentimenti di commiserazione, tenerezza, affetto, ad accentuare il sarcasmo, a stemperare ironicamente il tono del discorso. Essi si trovano soprattutto nelle nugae, per poi diminuire nei carmina docta, fino a quasi scomparire negli epigrammi.
Il sermo familiaris era la lingua usata dalle persone colte nelle loro conversazioni quotidiane; è il punto medio tra la lingua letteraria e quella volgare.

Altre lingue del parlato presenti nell’opera catulliana sono: il sermo vulgaris (uomo comune), il sermo plebeius (popolino), il sermo castrensis (militari = oscenità e vocaboli ingiuriosi).
La copresenza di più livelli stilistici conferisce al tutto una maggiore espressività.

I toni e il lessico si adattano alle situazioni; ad esempio, quelli usati mentre veniva trattato un tradimento o un rimprovero sono simili tra loro e opposti a quelli usati per trattare una lode d’amicizia o un incontro amoroso.

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