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Catone


La vita di Marco Porcio Catone (durata circa 85 anni, 234-149 a.C.) è collocata in un periodo cruciale per la storia di Roma, poiché in quel periodo fu completata la conquista del Mediterraneo ed iniziarono a verificarsi mutamenti storici e culturali. Catone fu l’esponente maggiore del tradizionalismo romano (espresso attraverso il Mos Maiorum) opposto alle innovazione filelleniche. Secondo lui l’influsso greco era fortemente minaccioso poiché avrebbe potuto condizionare la stabilità dello Stato romano. L’ostilità di Catone va interpretata come una lotta politica di classe, nella quale l’attività letteraria ha una funzione strumentale. L’ostilità di Catone si manifestò soprattutto verso la famiglia degli Scipioni, i quali fondarono il “circolo scipionico”, massimo esponente della tendenza filellenica.
Marco Porcio Catone nacque nel 234 a.C. a Tuscolo, da una famiglia di origini plebee. Trascorse l’adolescenza lavorando nei campi e combatté la seconda guerra punica; finita la guerra iniziò la carriera politica in qualità di HOMO NOVUS, ovvero il primo di una famiglia che si accingeva ad intraprendere il CURSUS HONORUM. Nel 195 a.C. divenne console, alla fine della guerra di Antioco intentò vari processi contro Emiliano e Lucio Scipione; infine, Scipione l’Africano, nonostante non fosse colpevole, fu costretto a ritirarsi a Literno, dove nel 183 a.C. morì. Nel 184 a.C. Catone divenne censore, completando così il cursus honorum. Nelle sue mansioni venne ricordato perché sempre attento e rigoroso. Negli anni successivi si avvicinò all’aristocrazia di tendenza filellena, mostrando sempre però la sua ostilità verso il mondo e la cultura greca. Morì nel 149 a.C.

Le opere


Durante la vecchiaia Catone scrisse le “Origines”, opera storica di cui ci sono pervenuti solo dei frammenti. Conosciamo la struttura grazie alla testimonianza di Cornelio Nepote:
1°libro – le origini di Roma e le gesta dei Re
2-3° libro – le origini delle principali città italiana e notizie riguardanti popolazioni italiche (Liguri, Etruschi, Veneti, Oschi, Latini e Galli)
4-7° libro - avvenimenti successivi fino all’anno 151 a.C.

Catone si uniforma alle tendenze degli scrittori precedenti (Pittore e Alimento) in quanto si sofferma sulle origini di Roma e sui fatti contemporanei, tralasciando invece l’intero periodo intermedio.
Nonostante le analogie con gli autori precedenti spiccano chiaramente anche delle novità: a differenza di Pittore e Alimento, Catone scrive in latino, anche e soprattutto per scopi propagandistici della politica estera romana.
Nonostante l’uso del latino l’innovazione maggiore fu l'inserimento di un contesto geografico ed etnografico, in cui vengono analizzati usi e costumi delle popolazioni italiane.

Corelio Nepote informa il lettore sul fatto che Catone non esplicita i nomi dei condottieri, ma li indica in base al titolo da essi rivestito (tribuno, console, censore, ecc.). Ciò è contrario alle tendenze celebrative secondo cui le sorti di Roma erano in gran parte state determinate dal valore e dal coraggio di eroi singoli. Catone raffigura una storia in cui il popolo romano è protagonista delle vicende del proprio paese.
Nonostante non faccia nomi espliciti Catone esalta ugualmente gli atti eroici che dimostrano la dedizione alla patria. In quest’ottica è esemplare il comportamento del tribuno Quinto Cecidio che nel 258 a.C. in Sicilia guidò un’impresa rischiosa pur di permettere all’esercito romano di uscire incolume.

Catone inserì delle sue orazioni nelle Origines, tecnica ripresa dalla storiografia greca ma simboleggia anche il voler lasciare una traccia del proprio operato politico.
Catone è il massimo esponente dell’eloquenza romana; attraverso di lui si sviluppa e si consolida il nesso fra retorica ed attività politica. Delle sue numerose opere ci rimangono circa 80 titoli divisi fra orazioni e frammenti. Catone introduce il concetto del “vir bonus dicendi peritus”, ovvero il cittadino onesto, abile a parlare, quindi colui che si impegna politicamente per il bene della città e che si avvale dell’arte della parola.

Nonostante Catone conoscesse bene lo stile della retorica greca, ne adotta uno totalmente romano, contraddistinto dal tono autorevole ed elevato, in cui non mancano riflessioni morali e sentenziose.

I libri “ Ad Marcum Filium” sono un’enciclopedia delle artes, utile alla formazione del figlio e di tutti i Romani. L’opera presentava prescrizioni pratiche ispirate alla tradizione contadina. I frammenti che ci sono pervenuti hanno una breve definizione, simile alla sententia. In quest’opera Catone esplicita la “base” dell’educazione che fornisce al figlio, improntata sui costumi tradizionali romani, opponendosi alla formazione greca che le altre famiglie impartivano ai propri figli.

Il “Carmen de moribus” è una raccolta di sentenze in cui si manifesta tutto il moralismo conservatore e la severità tradizionale.

Il “De agri cultura” è l’unica opera catoniana giunta per intero, nonché la più antica opera in prosa latina nella sua interezza. Essa è una raccolta di precetti e consigli pratici, scritti in maniera comprensibile, lontana da compiacimenti letterari. I contenuti che affronta sono inerenti la conduzione di un’azienda agricola che propone i suoi prodotti in un’economia di mercato.
L'obiettivo principale è quello utilitaristico, al fine di ricavare i maggiori profitti e guadagni possibili: attraverso una citazione tratta dal De Agri Cultura, Catone svela infatti quant’è il consumo medio pro capite degli schiavi, considerati come mera forza-lavoro.

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