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Marco Porcio Catone

Nasce vicino Frascati da una famiglia plebea. A 17 anni diventa tribuno militare prima a Taranto e poi in Sicilia. Altre cariche che ricoprirà saranno quelle di questore, pretore, console e censore.
In qualità di censore condannerà il lusso sfrenato delle donne romane e si opporrà all'abrogazione della legge oppia.
Di origini contadine, nei confronti degli schiavi è molto freddo, duro; li considera persone da buttare.
Tra le sue opere più importanti, non si può non citare il De agri cultura, un manuale in prosa di economia agricola in cui sono condensati molteplici insegnamenti indirizzati a medi e piccoli proprietari e gestori di "aziende" agricole. In particolar modo, il proprietario d'azienda deve controllare i sottoposti, deve essere parsimonioso, investire il denaro al momento giusto, e avere intraprendenza nei confronti dei traffici commerciali fiorenti dopo la conquista del Mediterraneo occidentale. La lingua è intrisa di saggezza contadina e di proverbi.

Scriverà Libri o Praecepta Ad Marcum Filium, un manuale dedicato al figlio Marco all'interno del quale inserisce precetti relativi all'educazione e formazione del figlio, in particolar modo, connessi alla medicina, all'aritmetica, all'oratoria e all'arte militare.
Inoltre, Catone invita il figlio a prendere le distanze dai costumi dei Greci che considera una razza perfida, responsabile della corruzione del mos maiorum. È in virtù di tale concezione che egli espelle anche tre ambasciatori greci.

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