Catone il Censore


Marco Porcio Catone è la personalità di maggiore spicco nella letteratura romana del II secolo AC, sia dal punto di vista letterario che da quello politico. nacque nel 234 AC a Tuscolo, città sui Colli Albini. da un famiglia di origine plebea, ebbe l’educazione tipicamente severa della gente sabina, che infatti sosteneva provenisse da Sparta. entrò nell’esercito romano nel corso della Seconda guerra punica. nel 204, fu questore al seguito di Scipione Africano in Sicilia e in Africa, con cui iniziò ad avere le prime ostilità, in quanto era il più grande sostenitore dell’ellenizzazione aristocratica e dell’aristocrazia stessa, ce tralignava dei mores antichi. divenne console nel 195 AC a fianco di Lucio Valerio Flacco. a quest’ultimo risalgono le campagna contro gli Iberi, dove conseguì dei successi, per i quali ottenne il trionfo nel 194 AC.

tra il 190- 19, si registrano i primi scontri tra Catone e il circolo degli Scipioni, in cui lui fece violente orazioni contro personaggi vicini al condottiero, subito dopo uscì sconfitto nell’elezione per il censore. in questi anni continua la sua battaglia contro i membri dell’aristocrazia e i sorprusi di essa, battaglia che termina nel 184 AC, in cui vinse l’elezione a censore sempre insieme a Flacco. colpì i potenti espellendoli dal Senato, per indignità morale e introdusse la consuetudine di pronunciare orazioni in Senato, per motivare l’espulsione, fece approvare le leggi contro le spese e lo sfarzo degli aristocratici. terminato il suo cursus honorum, continuò a pronunciare razioni che aveva come protagonista Nobiliore, e nel frattempo strinse rapporti di stima e amicizia con Lucio Emilio Paolo. nel 161 partecipò alla cacciata dei retori greci a Roma e nel 155 a quella dei tre filosofi.

nel 152 AC, già vecchio, venne inviato come legato in Africa e rafforzò la sua convinzione su Cartagine. nel 150 AC sembra abbia iniziato a pronunciare orazioni e pare che terminasse quest’ultime con la frase Cartago delenda est. morì nel 149 AC, dopo aver pronunciato un’orazione in favore dei Lusitani, i quali erano stati venduti come schiavi da Galba, in aperto contrasto con il concetto di fides, e nello stesso anno Roma dichiara guerra a Cartagine.

Cicerone conosceva di lui ben 150 discorsi. ma la vera innovazione di Catone fu quella di pubblicare le orazioni pronunciate in senato, il che significò la promozione dell’oratoria romana come vero e proprio genere letterario, pur nei confini del suo status “letteratura strumentali ai fini politici”. celebre rimase la sua massima verso il figlio Marco “vir bonus dicendi peritus”, l’oratore deve essere in primis vir bonus, uomo e cittadino di moralità e di nobili sentimenti, e poi solo dopo questa base spirituale, dicendi peritus.

gli argomenti delle sue orazioni, tranne quelle più specificatamente incentrate sugli aspetti tecnici politici, narravano la difesa dei costumi antichi ma anche i diritti di tutti quanti i cittadini in quanto tali, contro i sorprusi degli aristocratici, che egli avversava per molti motivi: immoralità, tradimento della fides, corruzione e desiderio dell’arricchimento, dispregio nei confronti di provinciali e popoli stranieri(famosa è infatti l’orazione Pro Rhodiensibus, del 167 AC, a favore degli abitanti di Rodi). Cicerone stesso, seppure con i suoi difetto legati alla sua epoca, ne loda le competenze. i giudizi furono poi ribaditi anche in epoca successiva, specialmente nel II DC da frontone e Gellio. le caratteristiche della sua oratoria, erano le figure retoriche semplici, allitterazioni, omoteleuti e brevitas (“rem teme, verba sequentur”)

Le Origines furono il primo romanzo storico romano, in quanto prima erano stati tutti scritti in lingua greca. inoltre, Catone decide di scrivere e allargare l’ndagine alle origini e alla storia delle città italiche, mostrando lungimiranza nel concetto di Respublica Romana. delle Origines possediamo solo 136 frammenti,a partire dagli anni 175-170 AC,(Nepote lo valuta Senex). erano composte da 7 libri. nel primo si narravano la nascita di Roma, il periodo regio, e l’inizio di quello repubblicano, nei due successivi le origini delle città italiche: le popolazioni della Cisalpina(Liguri e Galli) e dell’Italia centrale (sabini) nel secondo libro, e dell’italia meridionale nel terzo. dal quarto al settimo si narravano i fatti romani precedenti alla prima guerra punica fino agli anni precedenti alla morte di Catone.(tutti basati sul modello di Polibio).

Catone ebbe un intento nazionalistico, nello scrivere le Origines: raccontò la storia di Roma, nella lingua di Roma. poi vi era un intento politico in chiave interna: Catone strappava la storiografia dalle mani aristocratiche, facendola diventare voce per tutti, e con l’inserzione dei libri II-III mostrava la consapevolezza che la compagine sociale era costituita da molte città. infine decantava la politica estera di Catone: comandare sì, ma con equilibrio e con elasticità tenendo conto delle esigenze delle popolazioni soggette. infine vi era l’intento moralistico: prima fra tutti la critica contro la tendenza al personalismo e all’esaltazione delle proprie imprese: egli non nominò nessun condottiero, romano, straniero, a ribadire che la grandezza di Roma non stava nelle singole persone, ma nelle gesta complessive( in compenso forniva il nome di Suro, elefante del re Antioco), si soffermava però su un impresa di un semplice ufficiale (tribunus militum, Quinto Cecidio)

il De agri cultura è la prima opera in prosa giunta integralmente a noi, sulla corretta conduzione di un fondo in campagna. consta circa 162 capitoli nei quali Catone, offre una serie di precetti non solo sull’agricoltura ma in generale sulla buona conduzione di un podere di media grandezza. i precetti si susseguono in modo caotico, e senza un filo logico individuale. Catone dà consigli sull’acquisto del fondo sulla costruzione della villa e sulla sua attrezzatura. enumera i doveri del vilicus, cioè del fattore. passa poi alle operazioni agricole. a partire dal cap 56, gli argomenti procedono in modo ancora più confuso, oltre ad introdurre nuovi argomenti ne riprende altri: precetti sulla gestione della servitù e degli animali,i rapporti economici con gli appaltatori e la vendita dei prodotti, ricette gastronomiche e medicinali. da inoltre precetti di tipo religioso per favorire la protezione dei campi e dei buoi(a Giove dapalis, e la lustratio agri).

è evidente che il De agri cultura per la sua finalità immediata, ci da poco dell’aspetto letterario: la prosa è arida e la caoticità della struttura dà la misura della poca attenzione che l’autore diede all’aspetto formale. per Catone l’agricoltura è l’unica vera attività che educa il buon romano secondo tradizione. il testo richiama soprattutto ai mores antiqui, atteggiamenti ideologici, molto vivi, dall’importanza data dai rituali religiosi per la buona riuscita del raccolto, alla fiducia totale nella medicina tradizionale. parallelamente però Catone raccomanda al figlio Marco di guardarsi dai medici che arrivavano dalla Grecia.

delle opere minori di Catone la più rilevante è Ad Marcum filium, un manualetto pedagogico attinente soprattutto a tre campi del sapere: medicina, agricoltura e retorica. scritti probabilmente tra il 180-175 AC. Catone, vuole essere egli stesso ad educare il proprio figlio secondo i mores maiorum, e non affidarlo ai precettori greci o peggio mandarlo a studiare ad Atene. l’antipatia di Catone per la cultura greca è dichiarata già nella prefazione: la culturs greca si deve conoscere appena superficialmente e non approfondire (inspicere, non perdiscere) perché i greci sono una razza malefica e incorreggibile (nequissimum et indocile genus). altre opere furono: carmen de morbus, sentenze morali forse esposte nelle forme antiche dei carmina, cioè una prosa costituita da membri (cola) ritmici, un libro sull’arte militare (de re militari), delle note di diritto civile(commentari iuris civilis), delle lettere (epistulae), delle sententiae, dette Dicta.

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