Video appunto: Apuleio, Lucio - Analisi, Amore e Psiche (1)

Analisi del testo



La favola di Amore e Psiche


“Perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi la passione”
La fabula di Amore e Psiche costituisce la più lunga e complessa inserzione narrativa del romanzo di Apuleio, che fa riferimento al genere letterario della fabula Milesia, così chiamata da Aristide di Mileto, l’intera opera nota anche con il titolo di Asinus aureus, ovvero L’asino d’oro, rappresenta assieme al Satyricon di Petronio uno dei primi romanzi della letteratura latina.
L’autore ha lasciato, insieme con altre opere, uno fra i romanzi più antichi ed ampi conservati per intero, alla vicenda dunque di Lucio trasformato in asino si intrecciano inserti novellistici, frequentemente di argomento erotico, che hanno portato l’opera al trionfo nella letteratura e critica moderna.
All’interno della narrazione autodiegetica delle avventure di Lucio è presente nell’intermezzo l’ampio racconto di Amore e Psiche, ricco di significati simbolici e soggetto a diverse chiavi di interpretazione che ne hanno fatto non sono un modello di ispirazione per la produzione letteraria latina futura, ma anche per la stesse arti figurative, famosissima è la rappresentazione scultorea di Canova della bellissima Psiche avvolta dal sonno infernale per aver osato aprire il cofanetto contenente un po' della bellezza di Proserpina. La giovane mortale dal fascino seducente, tale da suscitare l’invidia persino di Venere, viene descritta come la protagonista indiscussa della vicenda in cui si innesca il forte desiderio e la brama di conoscenza, che la spingerà ad infrangere i divieti imposti. Il tentativo di scoperta della verità ossia del volto e dell’identità dell’amato risulta essere dunque più forte di ogni altra cosa. Nell’incipit del brano si evidenzia una sorta di atteggiamento ribelle nei confronti delle imposizioni dell’amante che spingeranno Psiche a sospettare, istigata dalle sorelle invidiose, che Cupido abbia intenzione di ucciderla. La fanciulla simplex e curiosa, tenta perciò di raccogliere le proprie forze e farsi coraggio al fine di uccidere con un pugnale l’amato, rassegnata all’idea che in realtà egli sia un mostro, appare però combattuta nel compiere tale scelta e viene animata solo dalla presa di coscienza di quello che potrebbe essere il suo atroce destino.
La curiositas all’interno delle Metamorfosi svolge un ruolo chiave, manifestandosi come eccessiva ricerca del sapere, si traduce in una serie di avventure dannose che coinvolgeranno sia Psiche che Lucio, entrambi all’inizio della vicenda sono infatti in una condizione agiata e positiva, il loro atteggiamento però porterà alla perdita della condizione beata dunque le peripezie e le sofferenze a cui verranno sottoposti hanno una funzione salvifica. La curiosità costituisce un aspetto negativo dell’animo umano che, corrotto da una continua sete di conoscenza, viene portato a sfidare la sfera divina subendone così i danni e le sventure. Lucio paga il prezzo della sua smania di voler apprendere l’arte della magia dalla maga Pànfile, mutando per errore anziché in uccello in asino, mentre Psiche spinta dal desiderio di poter osservare il volto di Amore perderà l’amato per aver tradito la sua fiducia, dovrà quindi sottoporsi a dure prove per riconquistare il suo amore. La spiccata originalità del romanzo si cela proprio all’interno della cornice delle peripezie di Lucio-asino, che presentano come scopo fondamentale la crescita spirituale dell’individuo, che conclude il proprio percorso attraverso la presa di coscienza dei suoi errori. Si riscontrano nelle Metamorfosi chiari riferimenti autobiografici di Apuleio il quale si identifica con la stessa figura del protagonista, l’autore traccia evidenti parallelismi fra sé e Lucio, le difficoltà a cui quest’ultimo viene sottoposto non sono altro che un’allusione allegorica alle difficoltà che l’anima deve essere in grado di affrontare per raggiungere la fede e la purezza. La salvezza dell’uomo è un dono gratuito della divinità, tramite il susseguirsi delle vicende si attua l’itinerario spirituale dell’autore, in particolare la filosofia diviene una forma di comunicazione con il divino, ritroviamo dunque un messaggio propriamente religioso all’interno del romanzo.

Si possono distinguere nell’opera tre diverse sezioni narrative con temi e caratteristiche differenti, nei primi tre libri che costituisco la parte più compatta e unitaria le vicende ruotano attorno a temi dominanti come la magia e la curiositas che creano un’atmosfera sovrannaturale, la seconda sezione è invece più ampia e disorganizzata mentre l’ultima presenta la conversione di Lucio ai misteri di Iside, il ritorno alla forma umana con l’adesione al culto di Osiride. La lingua e lo stile adottati da Apuleio sono arcaizzanti e artificiosi, numerose sono le reminiscenze poetiche sfruttate in senso parodistico, attingendo in particolar modo alle commedie di Plauto e Terenzio. Nella prosa assumono grande rilievo le figure di suono, ovvero anafore, allitterazioni, omeoteleuti e giochi di parole come nel caso di “amore di Amore” o “cupida di Cupido” in cui si ricorre alle ripetizioni delle parole amore e cupido che assumono significati diversi. Tra le tecniche utilizzate da Apuleio vi è la personificazione di oggetti inanimati, come nel caso della lucerna, strumento spesso collegato al tema amoroso, che viene paragonata ad una “ministra” ossia un’ancella audace e temeraria che assiste gli innamorati illuminando i loro abbracci e che osa bruciare proprio il Dio di tutti i fuochi. La vicenda di Amore e Psiche costituisce senza dubbio una favola oltre il tempo che esemplifica l’eterna lotta fra razionalità ed istinto, da ciò scaturisce il suo grande successo contemporaneo e la continua ripresa da parte di letterati, artisti, critici e uomini di cultura che ne hanno dato nel corso del tempo molteplici interpretazioni e mostrato prospettive inedite.