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Eschilo

Nasce nel 525 a.C. ad Eleusi, da una famiglia nobile, è testimone della fine della Pisistratide, la riforma di Clistine.
Era un simpatizzante di Pericle e del partito democratico.
Vinse per la prima volta nel 484 e durante la sua vita mise in scena 90 tragedie e vinse 13 volte. Aristotele ci dice che fu lui a portare a 2 il numero degli attori. I 2 attori dialogano tra loro e il coro commenta o interviene sulla scia del dialogo tra i 2 attori.
Eschilo introduce il terzo attore dopo l’innovazione di Sofocle.
La scelta dei temi è l’epos antico ma abbiamo anche l’attualità: i Persiani fu messa in scena nel 472 insieme a drammi di argomento diverso di una trilogia.

I Persiani

Scrive i Persiani dopo 8 anni da Salamina. Eschilo porta in scena una vittoria ateniese, ma è una tragedia che parla di guerra e della sconfitta dei persiani; la guerra è il dramma di tutti, non solo degli sconfitti.
La scena è ambientata nel palazzo di Susa, in Persia.
Il coro è costituito dai vecchi persiani a cui si rivolge Atossa, vedova di Dario e madre di Serse; racconta un sogno nella quale vede 2 donne, una con abiti persiani, l’altra dorici.
Erano ostili l’una all’altra, Serse cercava di domarle con un giogo.
Una è docile e obbedisce mentre l’altra rompe il giogo. Questo sogno anticipa tutta la tragedia.
Atossa chiede notizie di quell’esercito guidato dal figlio che si è recato a combattere con un popolo lontano. Il messaggero annuncia una sconfitta.
Il coro intona un canto funebre e si fanno offerte sulla tomba di Dario.
L’ombra di Dario rivela che la sconfitta è una punizione per la ubris di Serse.
Compare poi Serse che racconta il dramma del suo esercito distrutto.
Il coro canta un trenos. Non è una tragedia di trionfo, ma di morte.
C’è il concetto di colpa, di ubris; offendendo gli dei, la colpa porta ad una punizione, che se non è espiata ricade sulle generazioni successive.
Atossa, la madre, è la donna che aspetta il ritorno degli uomini in guerra.
Ci sono 2 cataloghi: quello della partenza dell’esercito, con cui si conoscono i nomi dei condottieri e il secondo dove li vediamo morire sul campo di battaglia.
L’esortazione di Dario: non allontanarsi dalle orme dei padri, dagli insegnamenti.

È una condanna alla guerra, non c’è nessuna gloria per la vittoria.
È frequente nelle tragedie la figura del messaggero, perché ha il compito di ricordare i vari momenti e presentare ciò che non viene raccontato sulla scena.


Sette contro Tebe

Eschilo sceglie la saga di Edipo a ciclo Tebano.
La tragedia che abbiamo noi è la terza, preceduto da Laio ed Edipo e seguita dal dramma satiresco la sfinge. È il primo di un procedimento che lega 3 tragedie.
Il poeta nello svolgimento della trilogia evidenzia questa colpa che passa dal padre al figlio, fino all’espiazione finale.
Laio e Giocastra hanno un figlio che secondo l’oracolo priverà il padre del trono, così il figlio Edipo viene affidato ad un servo che lo fa portare lontano da Tebe.
Edipo viene a sapere che ucciderà il padre e sposerà la madre.
Mentre si reca a Tebe, lungo la strada, si scontra con Laio e lo uccide senza sapere che era il padre. Tebe è devastata dalla sfinge ma Edipo risolve l’enigma e posa la madre.
Hanno 4 figli, 2 maschi (Eteocle e Polinice) e 2 femmine (….).
La causa della peste a Tebe è la morte di Laio e si scopre che l’assassino è Edipo e Giocastra si uccide. Edipo va in esilio con le figlie e i figli regnano Tebe un anno ciascuno.
Eteocle si rifiuta di consegnare il regno e Polinice si allea con 7 condottieri e assedia Tebe.
La tragedia si apre con Eteocle che dice che l’esercito nemico sta per attaccare la città.
Arriva l’araldo e dice che alle porte della città ci sono 7 condottieri nemici e Eteocle indica per ogni condottiero un eroe.
La maledizione del padre sui propri figli si avvera e Eteocle e Polinice si scontrano.
Le fanciulle del coro invitano Eteocle a ritirarsi ma Eteocle è il modello dell’eroe che accetta la propria morte con coraggio. Alla fine del duello muoiono tutti e due e la città è salva. Il coro si divide e si canta un lamento funebre.
L’opera si conclude con il dramma della sepoltura.
I 7 contro Tebe è un’opera arcaica, e la critica l’ha trovata incongruente, per esempio perché il coro si prepara al compianto ma viene poi cantato dalle sorelle, quindi si pensa sia un finale introdotto in seguito o sia il finale di un’altra tragedia.

Le supplici

È considerata la più antica perché la parte più ampia è affidata al coro.
La tragedia parla delle figlie di Danao. All’inizio compaiono le 50 figlie di Danao, chiedono protezione ad Ango per evitare il matrimonio con i figli di Egitto, l’altro figlio di Belo, padre anche di Danao.
I figli di Egitto pretendono questo matrimonio per non perdere il trono e fanciulle fuggono.
Questa pretesa è comprensibile perché le leggi dicevano che le donne sono eredità ma è madre dell’erede.
L’assemblea del popolo di Ango vota per ospitare le fanciulle e Pelargo si rifiuta di cedere le fanciulle all’…..
Il coro si divide in due parti: una che inneggia ad Artemide e alla castità e l’altro ad Afrodite e dice alle sorelle che bisogna obbedire all’amore.

Orestea

È una trilogia legata dalla colpa iniziale, la ubris passa alle generazioni successive fino all’espiazione. Il mito è quello della casa di Atreo.
Nel 456 alle Grandi Dionisie viene presentata questa trilogia.
Sotto la guida di Efialte l’assemblea aveva deciso di togliere all’aeropago la supervisione dell’operato dei magistrati.
I poteri dell’aeropago sono trasferiti all’assemblea popolare, che elegge e controlla i magistrati. Questa decisione provocò scontri e opposizioni, durante uno degli scontri Efialte fu ucciso. Prende il controllo Pericle.
Eschilo mette nella tragedia il suo parere su questo evento.
La trilogia si apre con il ritorno di Agamennone. Il prologo è affidato alla sentinella che annuncia che sta tornando Agamennone da Troia.
Il coro è costituito dai vecchi di Argo. Clitennestra riceve la notizia, fa dei sacrifici di ringraziamento.
Un concetto fondamentale è il to patei matos= imparare attraverso la sofferenza.
Clitennestra annuncia che la città nemica è caduta. Mentre Clitennestra gioisce, il coro canta la brutalità della guerra. L’araldo parla della caduta di Troia.
Entra in scena Agamennone, che non è un vincitore glorioso, ma un uomo, distrutto, vecchio. Porta con se la sua schiava e amante Cassandra, figlia di Priamo che ha avuto da Apollo il dono della profezia.
Clitennestra prepara per Agamennone un tappeto rosso. Agamennone vuole la pace, vuole rifiutare il suo trionfo sul tappeto rosso.
Sulla scena resta Cassandra che annuncia la morte di Agamennone.
Il tappeto rosso assume quindi un altro valore, è il cammino verso la morte.
Clitennestra torna sulla scena dicendo che le parole si affetto verso il marito erano false e rivela l’omicidio di Agamennone con parole crudeli.
Clitennestra spiega che la ragione è la morte di Frigenia, uccisa con l’inganno.
Esce Egisto, figlio di Trieste. Trieste aveva 3 figli, due erano stati uccisi da Atreo.
Egisto quindi ha vendicato la morte dei fratelli.
Clitennestra alla fine è una donna sfinita per queste uccisioni.
La critica dice che Clitennestra manca di coerenza, appare affettuosa e in altri momneti emerge l’odio per il marito. Manifesta gelosia per Cassandra.

Coefore

Il nome indica il coro delle fanciulle che portano doni sulla tomba di Agamennone.
Le fanciulle sono guidate da Elettra. Oreste quando era bambino, era stato allontanato dalla madre perché è il maschio che poteva vendicare la morte del padre o rivendicare il trono del padre e Oreste vive nella Focide. Torna con l’amico Pilade.
I due si recano sulla tomba di Agamennone dove Oreste lascia una ciocca di capelli (prologo). Poi entra il coro guidato da Elettra.
I due si nascondono e assistono alla preghiera e Elettra riconosce i capelli di Oreste, che si svela e si presenta. Elettra è piena di dubbi ma poi iniziano un lamento funebre con il coro, in cui rievocano l’uccisione di Agamennone e la vendetta.
Commos= cantare a voci alternate
Oreste è tornato spinto dall’oracolo per vendicare la morte del padre, i cittadini sono sdegnati per quello che è successo. Oreste è stato privato del diritto di vivere nella reggia e vive in una situazione di indigenza.
Dopo il commos, la volontà di vendicare il padre è una decisione personale.
Oreste chiede il motivo delle libagioni ed Elettra risponde che la regina ha avuto un sogno (aveva generato un serpente che avvicinato al seno esce del sangue), il serpente è Oreste.
Oreste e l’amico vanno da Clitennestra e le dicono che Oreste è morto.
La verità è svelata da un personaggio minore, non si comprende nei personaggi principali.
Entra in scena Egisto e Oreste lo uccide. Arriva Clitennestra e il suo servo dice “Io dico che i morti uccidono i vivi”. Clitennestra capisce e vuole uccidere il figlio presa dalla stessa furia che aveva ucciso Agamennone.
Clitennestra mostra ad Oreste il seno materno e Oreste esita, ma Pilade gli ricorda il suo dovere. Oreste uccide la madre, poi mostra i due cadaveri e il drappo in cui fu avvolto Agamennone (sintesi delle due tragedie).
Arrivano poi le furie, che sono la proiezione dei rimorsi.
Il coro nelle Coefore crea l’atmosfera, sottolinea dei principi:
Sangue chiama sangue
La giustizia arriva
Chi compie un azione ne paga le conseguenze

Il primo stasimo (canto corale) parla di 3 miti di uomini uccisi dalle mogli= primo esempio di comparazione tematica e antropologica.

Eumenidi

Il coro, costituito dalle furie vendicatrici che, alla fine diventano divinità protettrici della città (eziologia).
Le Furie sono il rimorso, Oreste non ha più pace, non ha riposo e torna a Delfi da Apollo, che lo invia ad Atene da Atena che istituisce il tribunale dell’aeropago, che giudica Oreste.
È un tribunale di uomini, mentre dal mito antico era formato da 12 dei.
Le Furie non si muovono in modo ordinato e razionale ma scordinato.
Apollo è difensore e testimone. L’accusa è formata dalle Furie.
La giuria è estratta a sorte tra i cittadini.
I personaggi rappresentano il dibattito tra le idee che c’erano nella città.
Eschilo da una lettura nuova del mito, per esempio: Clitennestra non è perseguitata dalle furie dopo aver ucciso Agamennone, Oreste sì, perché le furie dicono che tra Clitennestra e Agamennone non ci sono patti di sangue.
Nel clima misogino greco si era arrivati a dire che il figlio è il figlio solo del padre, la madre è solo un contenitore.
Il tribunale è invitato a sostituire il vecchio codice con un nuovo codice, secondo cui Oreste ha agito per volere di Zeus. I voti sono 6 a favore e 6 contro, quindi è fondamentale il voto di Atena. Oreste è assolto e le Erinni si ribellano e dicono che gli antichi valori non sono più rispettati. Atena rimedia con l’offerta di un culto ad Atena delle Erinni, che cambiano nome in Eumenidi. Focalizza l’attenzione sul tribunale in seguito alla riforma (di Efialte) secondo cui l’aeropago si occupava solo dei delitti di sangue per gli ateniesi.eschilo entra in questa controversia e prende posizione.
Sebas= rispetto e fobos= paura, terranno l’uomo lontano dall’andare contro i reati.
La dike non è più degli dei ma affidata agli uomini.
Secondo il canone aristotelico, la tragedia deve conservare l’unità di tempo, spazio, azione. Nell’ambito della tragedia ci sono però parti che ricostruiscono il passato e alcune considerazioni sull’attualità.
Nell’Agamennone c’è un crescendo. Il coro fa da spettatore, ma rappresenta la memoria epica degli eventi, ricorda ciò che è avvenuto, ma insiste sulle colpe, parla di Atro e Tieste ma anche di Elena= maledizione della casa di Tindaro= Elena e Clitennestra sono sorelle, figlie di Tindaro. La maledizione della casa di Atreo si collega alla maledizione della casa di Tindaro.

Prologo Notturno

Clitennestra può pensare come un uomo. Eugene O’Neal è un drammaturgo americano.
Riprende questa tragedia ma la ambienta in America durante la guerra di Secessione.
Elettra e la madre sono rivali nel cuore del padre. L’autore aveva dato spessore al rapporto padre-figlia, si intende un rapporto particolare tra padre e figlia.


Eschilo individua il rapporto Ubris-Nemesis, ad ogni Ubris corrisponde una nemesis da parte degli dei.
Nemesis da nemo= distribuzione, diventa poi nomos= regole, ciò che spetta all’uomo.
La nemesis entra in gioco quando da una vendetta giusta voluta dagli dei si innesta una nuova colpa (ubris) e si apre una catena di colpe e vendette che condiziona la vita degli uomini.
Anche la guerra di Troia nasce dalla ubris di Paride che viola l’ospitalità e da queste seguono atti di ubris.
Nella concezione religiosa di Eschilo di ubris e nemesis scaturiscono altre conseguenze.
Oreste commette in ogni caso una colpa, se non vendica il padre commette una colpa, se uccide la madre compirà una colpa per gli uomini.
Gli uomini sono consapevoli di ciò e sia Oreste sia Pelasgo scelgono in modo consapevole, hanno il Mazos (consapevolezza del limite della giustizia umana).
La giustizia che assolve Oreste ad esempio è per un solo voto.
Eschilo dice che le colpe dei padri producono situazioni in cui i figli si trovano perché devono scegliere tra due colpe di cui sono consapevoli.
Un’altra chiave di lettura è la differenza tra leggi della polis e del genos.
Nel testo ci sono indicazioni relative alla personalità del poeta o il contesto in cui opera.
Nell’Orestea il contesto è il rinnovamento del sistema giuridico.
L’aeropago è una garanzia, sancisce i legami matrimoniali in un grado pari a quelli di sangue, lega il figlio alla madre.
L’omicidio di Oreste non è più grave di quello di Clitennestra.
L’aeropago entra nel genos e dice che tra Agamennone e Clitennestra e tra Clitennestra e Oreste non ci sono legami di sangue.
La legge della polis modifica le regole nel genos.
Le Eumenidi mutano la loro natura, entrano nel culto come divinità positive.
Eschilo afferma che ogni uomo è responsabile delle proprie azioni.
Il genos in un contesto cittadino è influente ed indipendente.
Processo privato= dike
Processo pubblico= grafè
Ci sono leggi che riguardano il diritto di famiglia che rimangono nel genos.
Rimane nel genos anche la legge sull’eredità (se una donna sposata riceve un’eredità, il parente più vicino a lei poteva obbligarla a divorziare per sposare lui e far rimanere il patrimonio all’interno della famiglia). La donna non può divorziare, l’uomo sì.
Nelle Eumenidi si afferma che il legame matrimoniale è sacro quanto il legame di sangue tra genitori e figli. La ubris è il motivo di tutte le tragedie.

Prometeo

È una tragedia statica perché Prometeo è incatenato. Viene punito per aver compiuto due colpe verso gli dei. Viene incatenato al Caucaso con un uccello che gli divora il fegato.
Prometeo è l’unico a conoscere un oracolo che conosce il nome delle donne che Zeus non deve sposare perché il figlio lo spodesterà (Teti).
Prometeo è incatenato da Efesto con kratos=forza e bia=violenza.
Prometeo è incatenato e viene visitato dal coro, entra poi in scena Io, donna amata da Zeus, trasformata in giovenca e punta da un tafano per l’ira di Era.
Prometeo ha sposato una delle 2 Oceanine.
Lo implorano di placare le invettive che lui lancia contro Zeus. Prometeo risponde in maniera sdegnosa, dice di sapere una minaccia per Zeus ma non rivelerà il segreto fino a quando non sarà liberato. Prometeo dice ad Io che concepirà un figlio che sarà capostipite della stirpe di Ango. Arriva Ermes, mandato da Zeus per sapere il segreto. Prometeo si rifiuta e Zeus lo colpisce e cade nell’Oceano.
Nelle altre tragedie Zeus è garante della giustizia, qui è un tiranno.
Prometeo è perseguitato per il suo amore per gli uomini. Prometeo ha aiutato Zeus eppure Zeus è spietato nei suoi confronti, non si lascia convincere dalle Oceanine e da quel segreto che Prometeo non vuole rivelare.
Questa tragedia ha dei caratteri sofistici. I concetti riflettono le idee di Anassagora e di quei gruppi sociali che sostenevano lo sviluppo economico di Atene prima della guerra del Peloponneso. Secondo la linea tradizionale arcaica, Zeus deve punire la colpa di Prometeo anche se Prometeo ha agito per il bene dell’uomo. Zeus avrebbe potuto impedire il furto del fuoco, ma egli deve punire ogni idea che vada contro le regole degli dei (Prometeo è colpevole solo per aver pensato all’inganno). La colpa va punita oltre ogni rapporto personale, Zeus è la dike.
Una parte della critica lo pone in una trilogia. Nell’ultima tragedia secondo il matos forse i due punti di vista si potevano incontrare.
In prometeo il coro è 1/7 della tragedia (nelle supplici è il 50%), è quindi innovativa nella struttura.

Parodo (pag.81)
Zeus è l’essere unico a deve rapportarsi e confrontarsi solo con se stesso. Il coro chiede una sofferenza che genera conoscenza.

La tragedia

Dioniso è il dio del teatro e c’è perciò un forte legame.
È legato al culto della vite, ritenuta un dono degli dei. Nei miti greci Dioniso viene fatto provenire dalla Tracia.
È il dio ambiguo per eccellenza, ambiguità esposta nelle Baccanti di Euripide perché:
È greco ma viene dalla Tracia.
Giunge a Tebe dove è stato partorito due volte, una volta da una donna, una volta da un uomo. Zeus aveva aveva sedotto Semele, una delle 3 figlie di Cadmo. Era convince Semele a chiedere a Zeus una prova della sua …. Zeus la colpisce con un fulmine, e Zeus si cuce sulla gamba Dioniso e porta avanti la gravidanza.
Dioniso sposa Arianna, quindi ha aspetti maschili, ma anche femminili.
È il dio del vino e se si eccede nel vino e si raggiunge l’ebrezza, si perde la propria identità.

Dioniso quindi rivela l’altro aspetto dell’uomo, lo spirito greco si nutre di due aspetti: quello apollineo (ordine, razionalità) e quello dionisiaco (passionalità, irrazionalità).
Il dionisiaco è lo spirito del teatro, nel teatro l’ambiguità è l’elemento fondamentale.
Il tema centrale è l’epos ma con Eschilo entra anche l’attualità (con le tragedie “I Persiani”).
Il dramma satiresco è un momento in cui la tragedia sfocia nell’ironia.
Tutti gli spettacoli erano sotto il controllo dello stato, si svolgevano con il consenso delle autorità. L’arconte eponimo nominava il carego, un cittadino che si assumeva le spese per gli spettacoli: il mantenimento degli attori, del coro. Essere carego era un onore e anche un trampolino per entrare in politica.
All’inizio c’era forse solo il dialogo tra un personaggio e il coro, Eschilo avrebbe introdotto il secondo attore, Sofocle il terzo e Euripide introduce il terzo attore in modo stabile.
Il coro era formato da 12 elementi e faceva da personaggio, poi diventano 14+1 coripeo.
Nelle Fenicie di Euripide, il coro diventa solo un intermezzo.
Alla fine del V secolo viene concesso di riportare in scena vecchie tragedie di Eschilo.
Nel IV secolo, Licurgo fece trascrivere un edizione ufficiale delle tragedie di Eschilo, Sofocle e Euripide, deportate nell’Acropoli (per evitare che fossero modificate dagli attori).
Nella fase ellenistica Tolomeo II, si fece consegnare questa copia originale dietro cauzione di un peso equivalente in oro. Tolomeo preferì perdere la cauzione e non restituì mai l’opera. Nella biblioteca di Alessandria queste opere vennero completate con delle upotesis. Queste edizioni critiche sono giunte fino a noi e grazie ciò abbiamo le tragedie per intero. I nomi dei vincitori delle competizioni erano tutti registrati e abbiamo i nomi degli autori e delle loro opere.
La tragedia fa parte dei generi nobili. I fini sono:
Paideutico dell’uomo come individuo ma anche come cittadino, consegna valori come l’obbedienza, il sacrificio ecc.
Catartico: lo scopo è liberatorio, la tragedia coinvolge emotivamente lo spettatore. Il coinvolgimento emotivo è passionale ma finisce alla fine dell’opera.

Il linguaggio della tragedia è elevato quanto quello dell’epos. È divisa in parti dette episodi e parti corali. La tragedia è strutturata e scritta in versi, la struttura è costituita da un
prologo
parodo (entra il coro)
parabasis (uscita del coro)

Nel prologo il personaggio richiama l’anteriorità.
Tutti conoscono il mito, ma diversa è la presentazione e l’interpretazione che gli autori danno; le tragedie possono essere ambientate in luoghi diversi, si danno ruoli diversi ai personaggi. Ci sono dei riferimenti all’attualità, ma sempre con argomento politico.
Nel V secolo l’argomento diventa l’attualità, perché ci sono eventi conosciuti ovunque.
Il primo titolo è “La presa di Mileto” di Frinico, che è stato multato e non vinse perché la tragedia ha rievocato un evento luttuoso e ha fatto disperare gli spettatori.

Il Teatro

Il teatro greco è in pietra e sfrutta il pendio naturale e veniva costruito in un’area sacra al dio. Al centro, in prima fila, c’erano i posti riservati alle persone in vista.
L’altare di Dioniso era al centro, l’orchestra e il coro si muovevano davanti all’altare.
Aristotele dice che fu Sofocle a inventare la scenografia.
Vennero introdotte delle macchine teatrali: mexane (una sorta di gru) e l’ekkuklema (una specie di carrello per portare i personaggi davanti agli spettatori.

Platone


Nel V sec. la filosofia attraverso i sofisti e Socrate si era rivolta alla vita associata.
Socrate si occupa anche dei rapporti tra gli uomini. Ippocrate si inserisce in questo ambiente. Nel IV secolo la società come polis entra in crisi. La polis muore dopo la guerra del Peloponneso e prende il sopravvento il concetto di Stato.
Nell’Atene del IV secolo la polis è in una crisi irreversibile e la filosofia guarda ad altre cose: l’individuo come coscienza personale, verifica scientifica.
Dal punto di vista civile, la società continuava ad essere oggetto dello studio filosofico, ma la visione cambia.
Socrate aveva detto che la verità è ricerca privata, il tribunale più grande non è quello della polis ma la coscienza personale. Un interprete del socratismo è Platone.
Indica il criterio di verità in una dimensione razionale che consiste nelle idee pure.
Nonostante ciò Platone non rinuncia ad interessarsi sulla formazione di una comunità civile che segue il giusto (la Repubblica).
La parte finale della sua vita sarà volta alla realizzazione concreta. Aristotele invece parlerà di Sinolo di forma e materia.
Opere di Platone:
Lettere
Dialoghi= - socratici

Altri


Platone crede di trovare in Dioniso, il tiranno di Siracusa, politico perfetto.
Il perfetto politico è prima di tutto un filosofo.
Ci sono giunti tutti gli scritti di Platone, sono 36: 34 dialoghi, Apologia di Socrate, 13 lettere. Forse alcuni scritti non sono suoi. Le leggi sono l’ultima opera di Platone.
In generale il corpus è diviso in 3 parti:
Divisione fatta su base stilistica
Sul contenuto (alcune opere sembrano restituire in modo fedele il pensiero di Socrate, mentre in altre c’è più spazio per la metafisica delle Idee).

I dialoghi sono divisi in:
Opere giovanili, prima del 1° viaggio in Sicilia
Opere della maturità (arco di 20 anni)
Opere della vecchiaia, dopo il ritorno dalla Sicilia

Una serie di altri dialoghi sono detti spuri. Un problema sono le lettere, solo la 6°-7° e l’8° sono ritenute autentiche.
L’altra catalogazione è per temi:
1° gruppo= concetti come coraggio, amicizia, pietà
2° gruppo= metafisica delle idee
3° gruppo= problemi che conseguono l’accettazione della dottrina delle idee (rapporto tra sensibile ed intellegibile)

La struttura del dialogo riprende la dialettica di Socrate.

Apologia di Socrate

Con l’apologia di Socrate, Platone ripropone il discorso di Socrate in sua difesa davanti al tribunale di Atene, ma non riporta perfettamente le parole e il pensiero di Socrate.
È chiaro l’atteggiamento di Socrate verso la stato. Socrate ci parla come qualcuno che ha una missione del dio, come unico saggio consapevole della propria ignoranza, ad esortare i cittadini a riconoscere i limiti del proprio sapere.
Il cittadino fa l’accusa (grafè), l’accusato deve difendersi da solo e l’accusatore deve parlare da solo, ma si poteva andare da logografi che scrivevano i discorsi.
Socrate si difende da solo. Il processo durava un giorno.
Viene condannato a morte, anche perchè dice che dovrebbe essere mantenuto a spese dello Stato. Potrebbe scappare ma sceglie di sottostare alle leggi dello Stato.
Socrate resta in carcere un mese perché la nave sacra era partita da Atene per Delo e si sospendevano le condanne a morte in questo periodo. Il mare è burrascoso e la nave impiega un mese per tornare e durante la prigionia continua ad insegnare ai discepoli.
Socrate parla in prima persona.
Socrate inizia dicendo che a 70 anni si trova in imbarazzo a parlare ad un processo e dice che lui non è un esperto. Non fa attenzione all’eleganza ma al contenuto del discorso. Socrate parla dell’origine delle calunnie che lo riguardano e cita Antifone.
Poi interviene Senofonte, che chiede all’oracolo di Delfi se c’è qualcuno più sapiente del maestro e l’oracolo dice di no. Socrate dice di non aver intenzione di corrompere i giovani. È anche accusato di empietà e parla del suo compito dato dagli dei di istruire la città. È un testo pieno di ripetizioni= linguaggio della filosofia.
Eaco padre di Peleo e Telamone, che dà il nome all’isola di Egina.
Tritolemo aiutò Demetra a trovare la figlia, a lui Demetra donò il grano e c’era un suo culto ad Eleusi. Socrate pensa di poter vivere nell’oltretomba con questi semidei.

Sofocle

Morì vecchissimo a 90 anni. Era molto colto ed ebbe una buona educazione.
Guidò il coro dei giovani nei poena per la vittoria di Salamina.
Partecipò in prima persona alla vita di Atene ed entrò tra i magistrati che controllavano il tesoro della lega Delo-Attica. Viene eletto stratego.
Nel 415 c’è la spedizione in Sicilia e nel 413 egli fa parte del collegio che instituisce l’oligarchia ad Atene.
Si pensa che abbia partecipato alla vita politica ma senza tanta convinzione.
Appoggia i democratici ma ha idee aristocratiche, probabilmente alla fine aderì al partito conservatore. Fu molto religioso ma non tende ad approfondire i temi religiosi come Eschilo ma li mette in discussione come Euripide.
In quel periodo inizia il culto di Esculati (Ascelpio), dio della medicina, e in questa occasione Sofocle scrive un poena per cui ricevette un titolo e fu considerato un eroe.
Nasce nel 496, nel 468 partecipa con una trilogia a soli 28 anni.
Compose 123 drammi vincendo 18 volte. Era molto amato dal pubblico di Atene anche perché era colto, elegante, conservatore. Abbiamo 7 drammi, e la più antica è l’Aiace, c’è poi l’Antigone, l’Edipo re ecc.
Abbiamo anche dei versi del dramma satiresco “I segugi”.
Nell’Edipo re c’è la peste quindi viene collocata durante la peste.
Aristotele ci dice che con lui nasce il terzo attore e la scenografia. Non sappiamo i motivi che hanno spinto alla creazione della scenografia.
Dopo l’introduzione del 3° attore di Sofocle lo fa anche Eschilo.
Introduce anche innovazioni nel coro, che diventa di 15 elementi, diviso a metà e il corifeo diventa un personaggio a tutti gli effetti. Il tema centrale è il dolore, che per Eschilo era connesso ad una colpa, mentre per Sofocle non è collegato ad una colpa, ma colpisce quando vuole, gli dei colpiscono chi vogliono e quando vogliono e in modo inspiegabile.
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