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Struttura ternaria di Menandro e Terenzio

1.situazione iniziale
2.ostacolo
3.superamento dell'ostacolo.
Il numero degli attori rimane fissato a tre (come aveva fissato Sofocle), ci sono personificazioni di divinità.Il monologo di un dio è seguito o preceduto da un dialogo tra due personaggi. Nel prologo è anticipato il finale della commedia.
Lo stile dì Menandro per quanto riguarda la lingua è diversa da quella immagino sta di Aristofane: un tono medio, ricco di colloquialismo, intonato alla classe media. Lo stile di Menandro deve non poco a quello di Euripide, perché da questi derivano gli strumenti linguistici più adatti allo studio della psicologia dei personaggi. Lo stile di Menandro è alieno da quella corposità oscena che distingueva la commedia antica. Lo stile si adatti a motti di spirito, battute prettamente comiche, ma anche a riflessioni importanti sul destino.

La sua commedia era considerata dagli antichi lo specchio della vita: l'uomo è al centro della riflessione che si può riassumere nel verso "che splendida cosa è l'uomo se è uomo" se non si lascia sopraffare dall'avidità, ipocrisia e questa umanità di Menandro ripresa da Terenzio e poi da Cicerone e in parte da Seneca, fino ad arrivare all'umanesimo. L'uomo è analizzato in tutti i suoi volti; dal più meschino al più nobile; riprende l'ideale di humanitas da Euripide e fa da intermediario con il mondo latino.

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