In questo appunto si parlerà di Euriclea. È la nutrice di Odisseo ed è un personaggio fondamentale per il racconto storico. In lei vediamo come la saggezza e la fedeltà possano contare quanto il coraggio in battaglia, rendendola una delle figure più amate di tutta l'Odissea.

Le origini: Un destino cambiato dal rispetto

La presenza di Euriclea nel palazzo di Itaca ha radici molto lontane. Entrò nella reggia da giovanissima, dopo essere stata acquistata da Laerte, il padre di Odisseo. Inizialmente, il suo destino sembrava segnato: Laerte l'aveva comprata con l'idea di farne la propria concubina. Tuttavia, la storia prese una piega diversa. Il rispetto profondo che l'uomo nutriva per la moglie legittima, Anticlea, unito forse al timore della sua gelosia, lo spinse a rinunciare ai suoi "diritti" sulla ragazza.

Questa scelta fu la fortuna di Euriclea e della famiglia reale. Invece di diventare un'amante passeggera, divenne un pilastro della casa. Fu lei ad accudire Odisseo fin da neonato, diventando la sua nutrice, e molti anni dopo avrebbe svolto lo stesso ruolo con Telemaco. Questo legame, nato da un atto di rispetto, si trasformò nel tempo in una devozione assoluta che sarebbe durata per decenni.

La custode della reggia e delle tradizioni

Quando la ritroviamo nel Poema, Euriclea è ormai una donna anziana. Il suo ruolo è quello di coordinare il lavoro delle ancelle e a controllare che tutto proceda secondo le regole. Non è una semplice domestica, ma una sorta di governante che ha educato intere generazioni di servitori insieme a Penelope.

Il prestigio di cui gode è immenso, tanto che i membri della famiglia reale la trattano come una di casa. Telemaco, ad esempio, non la vede come una serva, ma la chiama affettuosamente "nonna", a testimonianza di un affetto che va oltre il sangue. Euriclea è la memoria storica di Itaca; lei sa chi è rimasto leale durante l'assenza di Odisseo e chi invece ha ceduto alle lusinghe dei Proci, mantenendo sempre un atteggiamento vigile e protettivo verso la casa.

Un porto sicuro per Penelope e Telemaco

Durante i vent'anni di solitudine di Penelope, Euriclea è stata molto più di un'aiutante: è stata una madre. Per la regina, l'anziana nutrice rappresenta l'unico vero punto di riferimento, una persona con cui sfogarsi e da cui ricevere parole di conforto nei momenti di disperazione. Euriclea tratta Penelope quasi come una figlia, proteggendola dalle malelingue e infondendole speranza anche quando tutto sembra perduto.

Lo stesso vale per Telemaco. Avendolo cresciuto lui stesso, Euriclea si permette un atteggiamento confidenziale che nessun altro oserebbe avere. Non esita a viziarlo, ma è anche pronta a rimproverarlo severamente se pensa che stia prendendo una strada sbagliata. È a lei che il giovane principe affida i suoi segreti più grandi, come la decisione di partire di nascosto per cercare notizie del padre, sapendo che il silenzio della nutrice è sacro.

Euriclea come simbolo universale della fedeltà

Il personaggio di Euriclea è diventato, nel corso dei secoli, il simbolo stesso della nutrice fedele, un modello che ha influenzato tantissimi scrittori dopo Omero. La sua grandezza sta nella costanza: ha aspettato il ritorno del suo padrone con la stessa pazienza di Penelope e del cane Argo.

Il momento in cui riconosce Odisseo, ormai tornato sotto mentite spoglie, semplicemente toccando una vecchia cicatrice mentre gli lava i piedi, resta una delle scene più toccanti della letteratura. In quel gesto semplice e domestico si racchiude tutta la sua vita passata al servizio degli altri. Euriclea ci insegna che la vera nobiltà non si misura con le corone o i titoli, ma con la capacità di amare e restare fedeli a ciò che si considera giusto, anche quando il tempo sembra aver cancellato ogni speranza.

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