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Il riconoscimento di Odisseo

Odisseo si trova ormai a casa sua, sotto le mentite spoglie di un mendicante. Soltanto il figlio Telemaco conosce la sua vera identità, perché l'eroe si è fatto riconoscere da lui quando il giovane, di ritorno dalla Spagna, si è recato presso la capanna del fedele Eumeo, il guardiano dei porci. L'arrivo dell'accattone e il fatto che egli narri di provenire da paesi lontani, di essere stato ricco e potente e di aver ospitato in tempi migliori lo stesso Odisseo, incuriosiscono Penelope che esprime il desiderio di parlare con lui e di rivolgergli alcune domande sulla sorte del marito. Pertanto, dopo aver atteso che i pretendenti finiscano la cena e tornino alle loro case, la regina scende nel megaron e, seduta presso il focolare, affronta il colloquio con lo straniero, chiedendogli in primo luogo chi sia. Dopo qualche perplessità, Odisseo accetta di rivelare la sua identità, ma naturalmente ciò che dice non è vero perché non è giunto ancora il momento per lui di farsi riconoscere da Penelope. L'eroe, infatti, dice di essere il cretese Etone, discendente del re Minosse e fratello dell'eroe Idomeneo, che seguì nella guerra contro Troia. Il racconto dello straniero impressiona profondamente Penelope che, volendo in qualche modo dimostrargli la sua gratitudine, ordina alle ancelle di preparargli un letto e di lavargli i piedi. Ma il mendicante rifiuta di farsi toccare, se non da qualche donna anziana, alla quale l'esperienza di una lunga vita ha insegnato il rispetto e la compassione per la sofferenza. Penelope chiama allora Euriclea che, vista sopra il ginocchio dello sconosciuto una cicatrice, riconosce in lui Odisseo. Infatti, da ragazzo, durante una partita di caccia, l'eroe era stato ferito da un cinghiale con un colpo di zanna, che gli aveva lasciato un segno inconfondibile.

In questo modo si avrà anche il riconoscimento di Odisseo da parte di Penelope.

τεν γρευς χειρεσσι καταπρενεσσι λαβουσα
γνώ ρ επιμασσαμενη, ποδα δε προεηκε φερεσθαι
εν δε λαβητι πεσε κνημη, καναχησε δε χαλκος,

αψ δ ετερώς εκλιθη το δ επι χθονος εξεχυθ' υδώρ.

La vecchia, toccata con le mani questa cicatrice,
subito la riconobbe, palpandola, e lasciò ricadere il piede,
la gamba piombò nel bacile, il bronzo risuonò,
e si inclinò dalla parte opposta, l'acqua si rovesciò a terra.

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