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Al mito di Pandora, nelle Opere, Esiodo fa subito seguire un altro racconto che "corona" il primo: il mito delle 5 razze (o stirpi: γένη),. Εἰ δ' ἐζέιεηο, ἕηεξόλ ηνη ἐγὼ ιόγνλ ἐθθνξπθώζσ εὖ θαὶ ἐπηζηακέλσο· ζὺ δ' ἐλὶ θξεζὶ βάιιεν ζῇζηλ [ὡο ὁκόζελ γεγάαζη ζενὶ ζλεηνί η' ἄλζξσπνη] “Ora, se vuoi, darò coronamento al mio dire con un altro racconto, bene e in modo opportuno, e tu nel tuo cuore riponilo, come medesima origine fu agli dèi e ai mortali”.

Il mito esiodeo delle razze (o stirpi: γένη), è un mito d’artificio, uno cioè in cui gli esseri umani vengono creati per libera volizione di una divinità. Esistono altri miti sulla nascita, detti “di generazione”, in cui gli esseri umani nascono direttamente dalla Terra. Se la creazione degli uomini non ha posto nella Teogonia, diversamente questa viene raccontata nelle Opere: Esiodo illustra cinque stirpi (aurea, argentea, bronzea e quella degli Eroi; appartenendo noi, con Esiodo, a quella ferrea, la quinta, l'ultima). Il verbo utilizzato da Esiodo per indicare questa genesi è πνηέσ (fare, fabbricare, creare), quindi gli dèi "creano", "fabbricano", "fanno" gli uomini, progressivamente in cinque stirpi differenti, ognuna delle quali sostituisce la precedente. Le età si succedono per formare un ciclo completo che una volta compiuto o ricomincia uguale o nell’ordine inverso.

Esiodo si lamenta di appartenere alla razza (γέλνο) di ferro. Il suo è il rammarico di non essere morto prima o nato dopo (dichiarazione spiegabile se si ammette l’età come ciclo rinnovabile). La successione delle razze (o stirpi: γένη), non sembra seguire un ordine continuo di decadenza. Quando stabilisce la differenza tra due razze (o stirpi: γένη), dice: "sono opposte come la δίθε è opposta alla ὕβξηο". Questo contrasto è evidente tra la prima e la seconda e tra la terza e la quarta razza: oro e argento da una parte, bronzo ed eroi dall'altra. Ciascun piano, uno positivo, l’altro negativo, presenta due razze (o stirpi: γένη), associate, ognuna delle quali ha la contropartita necessaria nell’altra. Per il primo piano il valore dominante è la δίθε ; la ὕβξηο viene come contropartita; nel secondo la situazione è inversa. Perciò si può dire che si oppongono a loro volta l’uno all’altro come δίθε e ὕβξηο. Ecco perché le diversità dei destini delle due parti. I primi sono oggetto di una promozione: dalla condizione di uomini mortali diventano daimones (epitconii quelli d’oro, ipoctonii quelli d’argento). Gli uomini tributano agli uni come agli altri, degli onori: regali per i primi, minori per i secondi, poiché sono inferiori ma pur sempre sullo stesso piano di realtà e con la stessa funzione nell’aspetto negativo. Il destino postumo è diverso per la razza di bronzo e per quella degli eroi. Non c’è promozione: morti in guerra, diventavano defunti anonimi nell’Ade. Solo alcuni eroi, per volontà di Zeus, giungono nell’isola dei Beati e sopravvivono nella memoria degli uomini. Gli eroi scomparsi, a differenza dei daimones, sono privi di potere sui vivi, che non tributano loro alcun culto. Il vero problema è costituito dal γένος di ferro: un terzo piano della realtà che introduce una dimensione nuova e si presenta come γένος unico. Il testo, però, mostra che non c’è una età del ferro ma due tipi di esistenza umana opposti: uno accoglie la δίθε , l’altro la ὕβξηο.

Esiodo vive infatti in un mondo dove gli uomini nascono giovani e muoiono vecchi, bene e male si equilibrano. Annuncia l’evento di un’altra vita che sarà tutto il contrario della prima: gli uomini nasceranno vecchi, non ci saranno leggi morali e naturali, ci sarà disordine e ὕβξηο e nessun bene compenserà l’uomo per le sue sofferenze. Vediamo allora come l’episodio dell’età del ferro, nei suoi due aspetti, può articolarsi sui temi precedenti per completare la struttura complessiva del mito:

- il primo livello concerneva l’esercizio della δίθε ;
- il secondo la manifestazione della ὕβξηο;
- il terzo si riferisce ad un mondo umano ed ambiguo definito dalla coesistenza in esso di contrari: ogni bene ha come contropartita un male. A questo universo di mescolanza, Esiodo oppone la prospettiva di una vita umana in cui la ὕβξηο trionferà. Il ciclo delle età sarà chiuso e il tempo si svolgerà in senso inverso. Nell’età dell’oro tutto è δίθε ; alla fine del ciclo nella vecchiaia dell’età del ferro, tutto è ὕβξηο. Da un regno all’altro la serie dell’età non segna una decadenza progressiva: ci sono fasi che si alternano secondo rapporti di opposizione e di complementarità. Il tempo procede non in successione cronologica, ma secondo relazioni dialettiche di un sistema di antinomie.

Funzione indoeuropea γένη
Ambito mito e destino ultraterreno
PIANO AZIONE Re-giudici giusti Oro Δίθε Olimpi ---daimones epictonii (culto)
Piano giuridico-teologico Re-giudici ingiusti Argento ὕβξηο Titani---daimones ipoctonii (culto)
Piano giuridico-teologico Guerrieri superbi Bronzo ὕβξηο Giganti---folla di Ade Piano militare Guerrieri nobili Eroi Δίθε Centimani---solo pochi isole Beati

Piano militare Mortali-agricoltori(pii) Ferro 1 Δίθε Uomini Piano etico-lavorativo (fecondità) Mortali-agricoltori(empi) Ferro 2 ὕβξηο Uomini Piano etico-lavorativo (fecondità) La razza (γέλνο) di ferro ha un’esistenza ambigua. Zeus ha voluto che per essa bene e male fossero indissolubili, perciò l’uomo s’attacca a questa vita di infelicità, così come circonda Pandora di amore. Di tutte le sofferenze che gli uomini sostengono, Esiodo indica Pandora come origine. Se lei non avesse sollevato il coperchio della giara, in cui erano chiusi i mali, gli uomini avrebbero vissuto senza sofferenze e fatiche.

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