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Questo appunto di Letteratura Greca presenta il testo in greco antico, la traduzione in italiano e il commento dei versi 116-153 della Teogonia di Esiodo.

Indice

  1. Versi 116-153 della Teogonia di Esiodo: testo greco
  2. Versi 116-153 della Teogonia di Esiodo: traduzione in italiano
  3. Commento ai versi 116-153 della Teogonia di Esiodo

Versi 116-153 della Teogonia di Esiodo: testo greco

ἤτοι μὲν πρώτιστα Χάος γένετ’· αὐτὰρ ἔπειτα
Γαῖ’ εὐρύστερνος, πάντων ἕδος ἀσφαλὲς αἰεὶ
ἀθανάτων οἳ ἔχουσι κάρη νιφόεντος Ὀλύμπου
Τάρταρά τ’ ἠερόεντα μυχῷ χθονὸς εὐρυοδείης,
ἠδ’ Ἔρος, ὃς κάλλιστος ἐν ἀθανάτοισι θεοῖσι,
λυσιμελής, πάντων τε θεῶν πάντων τ’ ἀνθρώπων
δάμναται ἐν στήθεσσι νόον καὶ ἐπίφρονα βουλήν.
ἐκ Χάεος δ’ Ἔρεβός τε μέλαινά τε Νὺξ ἐγένοντο·
Νυκτὸς δ’ αὖτ’ Αἰθήρ τε καὶ Ἡμέρη ἐξεγένοντο,
ὓς τέκε κυσαμένη Ἐρέβει φιλότητι μιγεῖσα.
Γαῖα δέ τοι πρῶτον μὲν ἐγείνατο ἶσον ἑωυτῇ
Οὐρανὸν ἀστερόενθ’, ἵνα μιν περὶ πάντα καλύπτοι,
ὄφρ’ εἴη μακάρεσσι θεοῖς ἕδος ἀσφαλὲς αἰεί,
γείνατο δ’ οὔρεα μακρά, θεᾶν χαρίεντας ἐναύλους
Νυμφέων, αἳ ναίουσιν ἀν’ οὔρεα βησσήεντα,
ἠδὲ καὶ ἀτρύγετον πέλαγος τέκεν οἴδματι θυῖον,
Πόντον, ἄτερ φιλότητος ἐφιμέρου· αὐτὰρ ἔπειτα
Οὐρανῷ εὐνηθεῖσα τέκ’ Ὠκεανὸν βαθυδίνην
Κοῖόν τε Κρεῖόν θ’ Ὑπερίονά τ’ Ἰαπετόν τε
135Θείαν τε Ῥείαν τε Θέμιν τε Μνημοσύνην τε
Φοίβην τε χρυσοστέφανον Τηθύν τ’ ἐρατεινήν.
τοὺς δὲ μέθ’ ὁπλότατος γένετο Κρόνος ἀγκυλομήτης,
δεινότατος παίδων, θαλερὸν δ’ ἤχθηρε τοκῆα.
γείνατο δ’ αὖ Κύκλωπας ὑπέρβιον ἦτορ ἔχοντας,
Βρόντην τε Στερόπην τε καὶ Ἄργην ὀβριμόθυμον,
οἳ Ζηνὶ βροντήν τ’ ἔδοσαν τεῦξάν τε κεραυνόν.
οἱ δ’ ἤτοι τὰ μὲν ἄλλα θεοῖς ἐναλίγκιοι ἦσαν,
μοῦνος δ’ ὀφθαλμὸς μέσσῳ ἐνέκειτο μετώπῳ·
Κύκλωπες δ’ ὄνομ’ ἦσαν ἐπώνυμον, οὕνεκ’ ἄρά σφεων
κυκλοτερὴς ὀφθαλμὸς ἕεις ἐνέκειτο μετώπῳ·
ἰσχὺς δ’ ἠδὲ βίη καὶ μηχαναὶ ἦσαν ἐπ’ ἔργοις.
ἄλλοι δ’ αὖ Γαίης τε καὶ Οὐρανοῦ ἐξεγένοντο
τρεῖς παῖδες μεγάλοι καὶ ὄβριμοι, οὐκ ὀνομαστοί,
Κόττος τε Βριάρεώς τε Γύγης θ’, ὑπερήφανα τέκνα.
τῶν ἑκατὸν μὲν χεῖρες ἀπ’ ὤμων ἀίσσοντο,
ἄπλαστοι, κεφαλαὶ δὲ ἑκάστῳ πεντήκοντα
ἐξ ὤμων ἐπέφυκον ἐπὶ στιβαροῖσι μέλεσσιν·
ἰσχὺς δ’ ἄπλητος κρατερὴ μεγάλῳ ἐπὶ εἴδει.

Versi 116-153 della Teogonia di Esiodo: traduzione in italiano

Invero prima di tutto vi fu il Kaos; poi a sua volta
la Terra dall'ampio seno, sede sicura per sempre di tutti
gli immortali che abitano le cime del nevoso Olimpo,
e il Tartaro nebuloso al fondo della terra dalle ampie vie,
ed Eros che, il più bello tra gli dèi immortali,
scioglitore di membra, sia di tutti gli dèi sia di tutti gli uomini
doma nel petto la mente e l'assennata volontà.
da Kaos ebbero origine Erebo e la nera Notte;
dalla Notte a loro volta nacquero Etere e Giorno,
che, resa gravida, generò unitasi in amore a Erebo.
La Terra certo per primo generò pari a lei
Ùrano stellato, affinché la ricoprisse intorno interamente,
perché fosse per gli dèi beati una sede sicura per sempre,
poi fece nascere i vasti monti, gradite sedi delle dee
Ninfe, che abitano sui monti a valloni,
e anche generò il mare infecondo che gonfia infuriato,
Ponto, senza il desiderabile amore; in seguito dunque
giacendo con Ùrano generò Oceano dai profondi vortici
e Ceo e Creio e Iperìone e Giàpeto e
Tea e Rea e Temi e Mnemosine
e Febe dalla corona d'oro e Teti amabile.
Dopo di loro, ultimo nato, nacque Crono dai ritorti consigli,
il più terribile dei figli, e odiava il florido genitore.
Fece poi nascere i Ciclopi con il cuore superbo,
Bronte e Sterope e Arge dall'animo violento,
che a Zeus diedero il tuono e fabbricarono il fulmine.
Essi invero erano per il resto simili agli dèi,
ma un solo occhio si trovava in mezzo alla fronte;
forza e violenza e artifici erano nelle loro opere.
Poi da Gea e Ùrano nacquero altri
tre figli grandi e violenti, abominevoli,
Cotto e Briàreo e Gige, prole tracontante.
Dalle loro spalle balzavano cento braccia,
mostruosi, cinquanta teste a ciascuno
si originavano dalle spalle sulle membra pesanti,
terribile la vigorosa forza aggiunta alla grande statura.

Commento ai versi 116-153 della Teogonia di Esiodo

Chiuso il proemio, inizia la narrazione teogonica vera e propria.
Il racconto esiodeo è sì un racconto teogonico perché ci narra la nascita delle divinità, ma in questa prima parte si tratta piuttosto di una cosmogonia, che ci narra l’origine di tutto. Essa va distinto dalla speculazione filosofica, ma appartiene, in parte, al pensiero filosofico. La domanda che si pone Esiodo è la stessa dei filosofi presocratici: qual è l’archè?
Esiodo risponde a questa domanda narrandoci una storia secondo la modalità propria del mito. Esiodo, proprio perché è poeta e autore di miti, nel momento in cui si pone la domanda filosofica sull’origine dell’universo, non può fare altro che raccontarci una storia. Nella fase iniziale del mito, nascono contemporaneamente divinità e entità del cosmo stesso.
Gaia (Terra) è la divinità della terra, ma è anche la Terra stessa.
Ogni elemento del cosmo è contemporaneamente una divinità, in una prospettiva panteista in cui tutto è divinità. Aristotele, nella Metafisica, annovera Esiodo come colui che fu il precursore della riflessione sull’archè (ἀρχή: "principio primo") della fusis (φύσις:"natura").
Esiodo ci narra la nascita e la comparsa di quelle entità che danno inizio all’Universo. In principio vi era il Chaos, un vuoto indefinito e infinito. Il Kaos (Χάος: "immenso spazio vuoto", parola connessa etimologicamente a χαίνω/χάσκω, "sto aperto") si presenta come un enorme voragine dove tutto è indeterminato, una sorta di baratro. Chaos indica lo spazio vuoto all’interno del quale si collocano i successivi elementi del cosmo quando compaiono. Chaos è si il vuoto dove si collocano gli elementi ma è già di per sé materia (ὕλη).
  • Prima di tutto vi fu il Kaos, e da esso tutto trae origine: nel testo greco è indicato con il superlativo dell’avverbio che significa "prima" (πρώτιστα: "prima di tutto"). Da ciò si capisce che nasce sia lo spazio sia il tempo: nascono le coordinate spazio-temporali. Nel racconto di Esiodo nasce anche l’istituzione familiare, e persino l’istituzione cittadina: viene rappresentata un organizzazione sociale che si basa su una precisa forma di potere.
  • Gaia è una divinità, rappresentata in forma antropomorfa. È dotato degli stessi attributi dell’umanità, ma contemporaneamente è anche entità fisica: è un disco di terra che si colloca in una dimensione specifica all’interno del Chaos, perché sotto di lei ci sarà il Tartaro e sopra il Cielo. Vi sono anche dei connotati temporali.
  • Il Tartaro è detto ἠερόεις perché costituito di aer (ἀήρ, ἠήρ in ionico), aria densa e impenetrabile alla vista, è il luogo dell’oscurità. È un altro disco sotto Gaia dove vengono collocati i Titani e i morti.
  • Eros è la quarta entità primigenia, e rappresenta la forza propulsiva delle successive generazioni (determina la nascita). Esiodo ci dice che Eros è “colui che scioglie le membra” (λυσιμελής). È contrario a intelletto e saggi consigli: Eros è forza che è in grado di sopraffare la razionalità dell’uomo e fa si che agisca spinto da Eros stesso. È un potere invincibile.
Esiodo pone come entità primigenie Kaos (Χάος), Gaia, il Tartaro ed Eros.
Da Kaos nascono Erebo e Notte (Νύξ), principi dell’oscurità, e da questi ultimi nascono Etere e Giorno (principi della luce). Le prime nascite nascono per analogia (dall’oscurità di Chaos nasce l’oscurità, o da opposizione, dall’oscurità nasce la luce).
  • Da Gaia nascono, per partenogenesi, il Cielo stellato (Οὐρανός), Montagne e Ponto, il mare infecondo, ribollente di flutti. Ùrano è un disco di pari dimensioni alla Terra e i suoi margini, posti sopra, combaciano perfettamente.
  • Dall’unione fra Gea e Ùrano nascono i Titàni: Oceano che è un fiume che circonda la terra e Crono, il più terribile dei figli, divinità antropomorfa che non ha corrispondenza con un’entità fisica.
  • Da Gea e Urano nascono i Ciclopi (Bronte, Sterope ed Arge), che daranno a Zeus i suoi attributi. Nascono poi i Centimani, essere giganteschi, dalla forza straordinaria, dotati di cento mani. Anch’essi aiuteranno gli dèi olimpi nella titanomachia.
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