Erodoto è considerato il padre della storia, ma non è da presupporre che sia stato lui a darle un inizio. Prima di lui, infatti, c’erano già altri studiosi interessati allo studio dei fatti, ovvero i logografi, tra cui in particolare Ecateo di Mileto: è con lui che nasce la storiografia. Di Ecateo di Mileto ci restano pochi frammenti; nasce a Mileto, un’area molto progredita dal punto di vista culturale, nel mondo greco, e, dai pochi scritti che ci sono pervenuti, capiamo il suo desiderio di voler raccontare la storia non accontentandosi della narrazione di miti.

Erodoto, invece, era originario di Alicarnasso, anche se poi la sua famiglia fu costretta ad andare in esilio. Incominciò a viaggiare presto nella sua vita; è importante sapere questo nello studio di tale autore, perché le sue opere vertono proprio sulle caratteristiche dei vari popoli incontrati durante i suoi viaggi (usi e costumi).
Importante fu il soggiorno ad Atene. Fu legato a Pericle, a Sofocle (dal quale riprese la concezione di una felicità fuggitiva, che non rimane mai nello stesso posto), e visse nella colonia di Turi. Lì morì e fu sepolto.

La sua opera è di tipo storiografico, suddivisa in 9 libri, ognuno dei quali ha come titolo il nome di una delle Muse. Scrive quest’opera perché non vuole che gli avvenimenti storici siano cancellati dal tempo. Risente molto dell’epos, soprattutto per il tema dell’eroe, che, come nei poemi omerici, ha bisogno del riconoscimento che viene operato dagli altri, e vuole cantare imprese meravigliose sia di barbari che di Greci; di conseguenza, notiamo che non ha alcun atteggiamento di rifiuto verso i barbari ma li pone sullo stesso piano del popolo ellenico. L’argomento della sua opera sarà il conflitto tra i Greci e i Persiani; ma la sua opera, consiste anche in una serie di digressioni tra i vari popoli, soffermandosi in modo specifico su quelli assoggettati dai Persiani, ovvero i popoli della Lidia, della Libia, e dell’Egitto.
Dal momento che la sua opera, dunque, condensa anche una serie di excursus su tali popolazioni assoggettate, può anche essere ritenuta anche etnografica per la qual cosa Erodoto è stato definito anche il padre della etnografia. Utilizza il dialetto ionico (si rifà ad Ecateo che era ionico). Secondo alcuni studiosi l’intento di Erodoto era di comporre discorsi sui vari luoghi visitati, e poi in un secondo momento avrebbe cambiato argomento per creare un’opera che avesse come oggetto le guerre persiane; altri, invece, ritenevano che avesse tale intento sin dall’inizio. La sua opera racconta gli avvenimenti fino al 479 a.C. (Guerra di Sesto). Per quanto riguarda i criteri compositivi di questa storia, attinge dagli archivi delle più importanti famiglie attiche come gli Alcmeonidi. All’interno dell’opera di Erodoto vi erano, inoltre, molte novelle che, man mano che venivano composte, di esse dava anche delle pubbliche letture, tra cui la novella di Gige e Candaule.

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