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Erodoto e la storiografia

Erodoto nacque ad Alicarnasso nel 484 a.C., quando la città era ancora sotto il dominio persiano. L’anno preciso della sua morte non si conosce, ma è collocato intorno al 430 a.C.
È considerato “il padre della storia”, infatti è stata la prima persona a narrare gli usi e le guerre di molte popolazioni senza favorire i greci considerandoli superiori. Fu un grande viaggiatore, per descrivere le tradizioni dei popoli diversi dal suo voleva recarsi di persona nei territori stranieri.
Il suo metodo storiografico si basa su:
1. Ὀψσις, la vista. Erodoto fa le sue osservazioni in modo oggettivo, descrivendo quello che vede senza opinioni personali;
2. Ἀκοή, l’ascolto. Non sempre si può vedere le terre di persona, perciò bisogna basarsi su fonti orali, dunque racconti.

3. Γνώμη, il criterio. Applica la ragione a quello che ha visto e sentito, e così seleziona le versioni dei fatti più attendibili. Ovviamente se qualcosa che ha visto è confermata da un racconto o viceversa, l’informazione è abbastanza attendibile.
Erodoto inoltre pensa che gli dei mantengano gli equilibri, infatti quando qualcuno ottiene troppa fortuna viene invidiato da loro e quindi punito.
Le “Storie” di Erodoto è un documento importantissimo che ci fornisce molti dati soprattutto sulle guerre persiane, alcuni effettivamente veri, altri errati. I grammatici alessandrini hanno diviso quest’opera in nove libri, chiamati con i nomi delle Muse. Essi si suddividono in: Logos lidico, Logos persiano, Logos egizio, Logos scitico, Logos libico.
Nel proemio Erodoto spiega perché ha voluto scrivere quest’opera: il motivo principale è il ricordo delle imprese e delle usanze delle popolazioni, ma anche capire perché queste popolazioni entrarono in conflitto tra loro (in particolare greci e persiani).
I primi quattro libri raccontano usi e costumi di vari popoli.
Il quinto libro incomincia con la rivolta ionica e finisce con la dominazione persiana delle colonie greche d’Asia.
I restanti quattro libri parlano delle guerre persiane e ci forniscono una quantità enorme di informazioni.
Probabilmente la “Storia” non è nata come libro, sembra infatti che Erodoto abbia scritto racconti separati che sono stati successivamente uniti. I grammatici alessandrini, a questo proposito, hanno sicuramente modificato l’opera originale, aggiungendo alcuni abbellimenti stilistici. La sproporzione tra le varie parti del libro potrebbe essere dovuta proprio al fatto che l’opera che conosciamo noi non fu concepita come ci è arrivata.
In ogni caso, il pensiero erodoteo è stato d’esempio per tutti gli storici futuri, a partire da Tucidide, che anzi l’ha migliorato. È il primo a considerare tutti i popoli “alla pari” sul piano storico, infatti nessuno fino a quel momento avrebbe mai osato parlare dei persiani come una grande e colta civiltà (fu criticato da molti greci per queste sue lodi ai persiani).
In conclusione, Erodoto non ha certo sempre scritto informazioni vere nella sua opera, anche perché all’epoca non c’erano i nostri mezzi di comunicazione, ma comunque ha espresso un concetto molto importante: tutti i popoli devono essere considerati per quello che sono, oggettivamente, e non in base a pregiudizi sociali o culturali.

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