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Erinna

Erinna visse nel IV secolo a.C. sull’isola di Telo, non lontana da Rodi (Asclepiade di Samo in un suo epigramma ne ricorda le poesie e la brevissima vita; morì a 19 anni).
Compose un carme in 300 esametri intitolato la Conocchia scritto per la morte dell’amica Bauci, cui dedicò 2 epigrammi funerari; scrisse anche un terzo epigramma in cui lodava il ritratto ben riuscito di una fanciulla.

Un papiro Fiorentino del I secolo a.C. ha restituito circa 20 versi de la Conocchia, in cui la poetessa ricorda l’infanzia trascorsa con Bauci e dai quali si percepisce la densa malinconia di questi ricordi e dei presagi.
Il linguaggio è dorico letterario, invece il genere letterario è poco chiaro: pur avendone i toni, non è una elegia; l’uso degli esametri ha fatto ipotizzare che il componimento potesse essere una sorta di epillio ante litteram.


Il mimo

Il mimo (μῖμος) era un genere letterario destinato alla rappresentazione teatrale e/o alla letteratura; il suo nome deriva dall’imitazione della realtà. Il genere fu regolarizzato da Sofrone di Siracusa; consisteva in semplici composizioni dialogiche in prosa ritmica o versi, basate su scene di vita quotidiana. (Sofrone distinse mimi maschili e mimi femminili a seconda dei personaggi).

Il mimo viene ricordato da Aristotele, che lo paragonò ai dialoghi socratici; anche Platone si cimentò in questo genere. In età Ellenistica, il mimo ebbe particolare sviluppo e iniziò ad avere delle caratteristiche nuove con Teocrito: destinato alla lettura e composto in versi.

L’età ellenistica sviluppò diverse forme di mimo:
• L’Ilarodia (contenuto non volgare accompagnato da flauto)
• La magodia (contenuto più licenzioso e comico)
• La simodia (simile all’ilarodia)

Un genere a parte era invece il pantomimo, in cui un ballerino solista era accompagnato da un’orchestra e da un coro. L’artista presentava una vicenda, in genere, attinta dal mito.

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