La commedia nuova

Già i critici antichi, tra cui il grammatico “Platonio”, facevano notare una divisione tra gli stili delle commedie:
1. Commedia Arcaia: essa è la commedia del V a.C. ed ha come suo maggiore rappresentante Aristofane, si dà molta importanza al carattere socio-politico.

2. Commedia Mese: la Commedia perse alcune cose durante la fase "MESE" che per noi è difficile da definire e che era a metà tra commedia nuova e arcaica. La fase "mese" ha questa caratteristica, tipica poi della nuova, ovvero la perdita di riferimenti ampli alla vita politica, anche se ancora un po’ essa rimane presente. Questo è anche testimoniato da un piccolo trattato in prosa scritto da un grammatico di nome Platonio il quale testimonia come di fatto i mutamenti della politica, ovvero la perdita di una situazione di democrazia e l’introduzione di un sistema sempre più oligarchico produsse di fatto l’eliminazione di tutte le situazioni politiche nella commedia nuova. Spesso riguarda un confitto tra due famiglie che abitano vicine e delle complicazioni relazionali.

Della Mese abbiamo per lo più frammenti che hanno per argomento delle parodie mitologiche, anche nell’ultimo Aristotele il “Pluto” c’è una sorta di parodia mitologica. Un’altra cosa che si perde della commedia arcaica è la presenza della “Parabasi”, ovvero il canto corale in cui il coro si rivolgeva ai cittadini, cosa che si ritrova anche nell’ultimo Euripide, ovvero la riduzione delle parti corali. Questo perché i cori non vengono più preparati e vengono cantati solo degli “embolima”, cioè canti generici (letteralmente "gettati lì"), ovvero non avevano bisogno di alcuna preparazione e in questo modo non bisognava spendere soldi nella Coregia. Infine, abbiamo anche una maggior caratterizzazione dei personaggi che vengono divisi in tipi, ad esempio “il burbero”, “il parassita”, “l’avaro” e così via.
Un importante autore fu “Anassandrine di Rodi” il quale per primo portò in scena “amori e seduzione di fanciulle”, tema che riguarda quindi la vita quotidiana e che viene ampliamente ripreso dalla commedia nuova.

3. Commedia Nea: Oltre a Menandro abbiamo una conoscenza limitata degli altri esponenti della commedia nuova; possiamo farci però una idea generale degli aspetti della commedia nuova partendo dagli autori latini che si ispirarono a questi greci, come ad esempio Terenzio attraverso il fenomeno della “contaminatio”. La commedia nuova sopravvisse anche dopo Menandro, almeno fino al 120 a.C. anche grazie a compagnie di attori che recitavano nei simposi le sue opere, i quali venivano chiamati “artisti di Dioniso” (Dionisou Technitai).

La struttura della commedia nuova è divisa in cinque atti, suddivisi da intermezzi in cui vi erano esibizioni corali e di danza, ma del tutto separate dalla trama, anche intercambiabili tra le opere che non venivano neppure inclusi nel testo dell’opera; questi embolima come visto nascono nella commedia di mezzo, nella nuova abbiamo tra un atto e l’altro semplicemente la scritta “Chorou (melos)” che significa che lì probabilmente c’era un piccolo testo che però non aveva probabilmente neanche niente a che fare con l’intreccio comico, dei semplici intermezzi. Questo si ritrova nei papiri che ci tramandano i testi di Menandro. Il poeta quindi non compone più parti corali perché il coro non ha più un ruolo centrale.

Per quanto riguarda i personaggi essi ora vengono delineati psicologicamente e quindi rivestono dei modelli ben precisi, quelli che nascono con la commedia di mezzo; inoltre, i personaggi che compaiono nella commedia di Menandro sono gli stessi che rappresentano l’élite al potere nel nuovo mondo greco, ovvero dei “borghesi”; inoltre essi rappresentano delle maschere, dei personaggi-tipo che devono far ridere il pubblico, ma non suscitare collegamenti con personaggi reali.

Con la scomparsa del carattere più popolare sancito anche dall’abolizione della quota pubblica del “theoricòn”, ora la commedia sembra riservata ad un pubblico limitato, colto e che rappresenta la classe dirigente e questo influenza anche il linguaggio che è moderato e ben lontano dagli eccessi e dalle bassezze volgari di Aristofane.
Con il fatto che poca gente governa, i poeti hanno sempre più timore nel prendere di mira i personaggi politici cosa che invece prima era più normale con la “parresia” (libertà del discorso). Questo cambiamento avrà un grandissimo successo.

La commedia di Menandro fu superiore ad Aristofane: infatti quella di Aristofane era più specifica di una situazione politica di una città ben precisa in un momento ben preciso; invece Menandro metteva in atto delle commedie molto più universali.
Infine nella commedia nuova si ritrovano caratteristiche tipiche dell’ultima tragedia euripidea come lo “stratagemma”, “trama complessa”, “peripezie e colpi di scena”; si può dire che se da un lato la tragedia dopo Euripide segna il suo declino, d’altra parte essa rivive nella commedia nuova.

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