Jean-Jacques Rousseau (Ginevra/Genève, 1712 - Ermenonville, 1778)

•• Rousseau è uno dei pochi autori conosciuti anche dal solo nome, Jean-Jacques. Ha scritto anche un dialogo chiamato “Rousseau giudice di Jean-Jacques”, dove Rousseau, scrittore amato per la sua sensibilità, riabilita il cattivo Jean-Jacques, che tutti criticavano e odiavano e, convinto di un complotto contro di lui, nel suo scritto si fa giudice di se stesso.
•• Rousseau non aveva rapporti tranquilli con i suoi amici, soprattutto con Diderot e Voltaire, che gli risponde criticando il suo mito del “buon selvaggio” dicendo che il libro è una critica contro il genere umano. Simile a Rousseau infatti sembra il misantropo (che odia tutti) Alceste, di Molière: dice a tutti ciò che pensa, critica apertamente le convenzioni, preferisce la solitudine alla società corrotta.
•• L’influenza di Rousseau: in politica mette in moto la Rivoluzione francese e Robespierre e Marat si sono formati con le sue opere. Il socialismo ha come base il Contrat social.

In letteratura inaugura la contemplazione dell’Io e della Natura. Prepara il Romanticismo.

La vita
•• Perde sua madre alla nascita e passa l’infanzia nella Genève (Ginevra) protestante con il padre e un pastore. A sedici anni fugge e va a Savoia. Poi va a Torino dove si converte al cristianesimo e qui fa molti mestieri (domestico, musicista...). Ritorna a Savoia da Mme de Warens (che chiama “Maman”). Pochi anni di tranquillità e felicità tra amicizie, letture e musica: un rivale arriva e lui se ne va a Parigi.
•• Qui è professore di musica. La sua vita è povera. Una giovane donna gli dà cinque figli. Malgrado la timidezza prova a frequentare il mondo, abbandonando i figli e la donna, e si fa amici gli enciclopedisti, ma si sente lontano da ciò che è “civilizzato”. (Rousseau misanthrope?”).
•• Un’illuminazione fa diventare Rousseau un filosofo: mentre va a trovare Diderot, comprende che la civilizzazione ha corrotto la morale (i costumi, les mœurs). Scrive a proposito i Discours sur les sciences et les arts. Per essere coerente con il suo pensiero, si riconverte al protestantesimo. Matura il suo pensiero nel Discours sur l’inégalité.
•• È invitato dalla sua protettrice al nord di Parigi e qui ritrova la calma della campagna. Scrive molto: lavora a un dizionario di musica, a La Nouvelle Héloïse, dove parla un po’ dell’amore per la nipote della sua protettrice, al Contrat social, all’Émile. Ma i suoi personaggi sono sempre più turbati. Discute (se brouille) con tutti i suoi amici: Diderot, d’Alambert, Grimm. L’Émile è condannato e Rousseau fugge.

•• Rousseau si sente una vittima. Ritorna a Genève, ma l’Émile e Le Contrat social sono bruciati. Gli abitanti lo cacciano tirando pietre. Va in Inghilterra, ma qui discute con il suo compagno, Hume. Torna a Parigi, solo e povero. Pubblica Les Confessions, dove cerca di giustificarsi, e i Dialogues. La sua ultima opera è Les Rêveries du promeneur solitaire: trova un periodo di pace. Muore e le sue ceneri sono trasportati trionfalmente al Panthéon.

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