La letteratura franco – provenzale


Fiorisce in Europa una vasta letteratura epica che esalta le gesta di eroi più o meno leggendari cari alle singole tradizioni nazionali:
La chanson de Roland, sec. XI attribuita ad un certo Turaldo;
El cantar del mio cid (Rodrigo Diaz di Bivar), risale intorno alla metà del secolo XII
i testi migliori della raccolta dei Nibelungi in Germania, così in origine, nella mitologia germanica fu chiamata una stirpe di nani del nord, dal nome del loro re Nibelungo, figlio della nebbia o del sotterraneo mondo delle tenebre. Fu l'eroe nordico Sigfrido a sbarazzarsi del re Nibelungo ed a impadronirsi del tesoro e i suoi guerrieri presero il nome di Nibelungi.
Verso la fine del secolo XII e all'inizio del successivo cominciano ad apparire componimenti poetici in lingua volgare, i quali sono in versi piuttosto che in prosa, per il persistere più a lungo dell'uso del latino nella prosa scientifica: Il ritmo Bellunese che celebra un episodio di guerra tra Bellunesi e Trevisani.

Il ritmo Cassinese, in cui un orientale ed un occidentale sostengono il valore della vita spirituale e di quella mondana. Sviluppato sotto la forma di dialogo forse perché destinato alla rappresentazione da parte di un giullare, esso documento la collaborazione che si stabiliva tra i due ambienti, il clericale e giullaresco, nella prima produzione letteraria in volgare. I giullari iniziarono intanto a recitare sulle piazze la materia Carolingia, mentre alcuni scrittori della Val Padana si cimentarono nella rielaborazione della lingua francese negli originali di tali testi, per cui questi poemi furono chiamati franco – veneti.
“Le Chansones de geste” del ciclo carolingio celebrarono le gesta di Carlo Magno e dei suoi paladini, tra cui primeggiava Rolando contro i Saraceni, esaltando ideali di religione e di valore guerresco al servizio della patria.
I romanzi Bretoni erano invece nati in Inghilterra quando, dopo la conquista normanna nel 1066, una comune cultura si era sviluppata sulle due rive della manica. E si celebravano le imprese di favolosi eroi delle isole Britanniche: re Artù e i cavalieri della tavola rotonda, Tristano e Isotta, Lancillotto e Ginevra, dei cavalieri del Santo Graal (catino) in cui secondo un'antica leggenda sarebbe stato raccolto da Giuseppe di Arimatea il sangue di Gesù (Parsifal e Lohengrin).
Questo ciclo Bretone che ha il suo più fecondo scrittore nel francese Chrètien de Troyes, viene accolto favorevolmente negli ambienti nobili e borghesi che hanno raggiunto una raffinatezza culturale e sentimentale e si dilettano di queste storie appassionate. Anche gli eroi del ciclo classico specie Enea e gli altri troiani, che erano vivi nel ricordo e negli interessi degli italiani, furono oggetto di racconti in lingua latina e volgare in prosa e in versi. Bisognerà attendere i grandi artisti del rinascimento perché il Romanzo cavalleresco assurga alle più alte vette di perfezione artistica.

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