Un lavoro nei prossimi 5 anni? Con una formazione tecnico-scientifica sarà più facile trovarlo

Marcello G.
Di Marcello G.
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La consacrazione delle Stem. Nei prossimi cinque anni il mondo del lavoro guarderà soprattutto ai quei ragazzi, meglio se laureati, che hanno scelto di formarsi alle discipline tecnico-scientifiche. Secondo l’ultimo Report Excelsior di Unioncamere e Anpal - che farà da sfondo alla partecipazione di Unioncamere a Job & Orienta 2019, in programma dal 28 novembre al 30 novembre a Verona - sui fabbisogni occupazionali 2019-2023, infatti, le offerte di lavoro saranno rivolte per il 62% a laureati e diplomati (54% nel settore privato, 98% in quello pubblico).
E nel 35% dei casi si cercherà chi dovrà coprire ruoli tecnici ad alta specializzazione. In totale, i nuovi occupati saranno 3-3,2 milioni. Ma non saranno veri e propri nuovi posti di lavoro, perché l’80% (2,6 milioni) sarà dettato dal turnover, in sostituzione di persone che usciranno dal mondo del lavoro. Alla fine, i nuovi posti di lavoro veri e propri saranno tra i 352mila i 535mila.


Le lauree che garantiscono maggiori opportunità

Come detto, chi avrà proseguito gli studi dopo le scuole secondarie e avrà messo le mani su un titolo di livello accademico sarà leggermente avvantaggiato: la domanda di personale laureato dovrebbe oscillare tra le 959mila e le 1.014unità, mentre quella di diplomati si fermerà tra le 867 e le 941 unità. Molte della chance di ottenere un posto di lavoro, però, saranno legate al settore in cui ci si è formati e specializzati. Per i laureati, ad esempio, la maggior parte delle opportunità si concentreranno nell’area medico-sanitaria (con una richiesta tra 171mila e 176mila unità). A seguire l’ambito economico (tra 152mila a 162mila unità) e le varie articolazioni dell’ingegneria (domanda compresa tra 127mila e 136mila lavoratori). Resiste, poco sotto, l’area giuridica (da 98mila a 103mila unità).

Buone opportunità con i diplomi tecnici e professionali

I diplomati più ricercati, invece, saranno quelli che si occupano di amministrazione, finanza e marketing (con un fabbisogno che potrà variare tra 279mila e 302mila unità) e quelli che hanno seguito un percorso scolastico nel settore industria e artigianato (qui la domanda complessiva oscillerà tra 211mila e 235mila unità): in particolare, si attingerà dagli indirizzi meccanica, meccatronica ed energia (94-106mila unità) ed elettronica ed elettrotecnica (50-56mila unità). Non male anche il fabbisogno di diplomati nel settore turismo (i posti di lavoro offerti si attesteranno tra i 79mila e gli 82mila).




Neo-laureati: attenzione alla facoltà

Dati a cui dovrebbero fare attenzione soprattutto i ragazzi che stanno frequentando proprio in questi anni scuole e università. Perché, sempre secondo il Report Excelsior (che elaborato i dati Miur più recenti), nello stesso periodo di riferimento (2019-2023) il totale dei neo-laureati dovrebbe aggirarsi attorno a 894mila unità. L’equazione è semplice: se i posti di lavoro scoperti saranno circa 1 milione, è quasi impossibile che siano tutti ad appannaggio di giovani laureati. Attenzione, dunque, a cosa si studia. Gli indirizzi di laurea con una maggiore richiesta di profili rispetto a quanti si attende usciranno dalle università? Ancora una volta sono quelli medico-sanitario, economico, ingegneria-architettura, giuridico; a cui si aggiunge quello statistico.

Neo-diplomati: solo i più specializzati ce la fanno

Ancor meno rassicuranti le prospettive per i neo-diplomati. Qui il saldo è negativo: si continua a profilare il cosiddetto eccesso di offerta (più risorse sul mercato rispetto ai posti di lavoro). I maturati del periodo 2019-2023 dovrebbero essere poco più di 1 milione e 500mila. Peccato che il fabbisogno totale non dovrebbe superare le 941mila unità. Ma non tutto è perduto, si stima che alcuni settori avranno uno scarto in positivo (per i ragazzi) tra fabbisogno totale e offerta prevista: sono quelli in amministrazione-marketing, costruzioni, elettronica ed elettrotecnica. Tutti gli altri indirizzi di studi invece saranno caratterizzati da un eccesso di offerta rispetto al fabbisogno.

L’industria 4.0 stimola la domanda di lavoro

Per gli altri (laureati e diplomati) non tutto è comunque perduto. Non mancheranno, infatti, opportunità lavorative a carattere trasversale, in cui il principale requisito richiesto è una buona cultura generale. Ed è su questo terreno che ci si batterà per ottenere i restanti posti. I più avvantaggiati saranno quelli che avranno saputo i bisogni che le aziende avranno in misura sempre maggiore nei prossimi anni, legati soprattutto alla rivoluzione tecnologica e al green new deal, che li porterà a riorientare le scelte produttive. La “Digital Transformation”, ad esempio, porterà le imprese a doversi dotare di 275mila-325mila lavoratori con specifiche competenze matematiche e informatiche, digitali e social o relative agli sviluppi nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale o dei big data e delle tecnologie 4.0.

La ‘rivoluzione verde’ spinge le aziende ad assumere

Ancora meglio andrà per la filiera “Ecosostenibilità”, nella quale ci sarà bisogno di 519mila-607mila lavoratori per cogliere al meglio le opportunità offerte dalla diffusione di processi produttivi rispettosi dell’ambiente, volti ad ottimizzare o ridurre l’utilizzo di materie prime. Anche il settore “Salute e Benessere” darà il suo contributo al mercato del lavoro, ricercando tra le 361mila e le 407mila unità, prevalentemente figure di livello medio-alto in campo medico-sanitario e assistenziale. Qualche spazio si aprirà pure nel mondo “Education e cultura”, che dovendo contribuire alla diffusione di nuove conoscenze e competenze, avrà bisogno di 140mila-149mila lavoratori. Infine la “Meccatronica e Robotica”, che arruolerà tra le 68mila e le 86mila risorse, nell’arco dei 5 anni.
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12 dicembre 2019 ore 15:30

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