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Riassunto de: “Lo scontro tra Achille e Agamennone”
Agamennone sentenzia che o gli Achei gli offriranno un dono o pretenderà quello di Achille. Poi però rimanda a dopo la discussione invitando il Pelide a salire sulla nave per il sacrificio di Criseide.
Achille, molto contrariato, gli risponde che lui non è venuto lì per combattere contro i Troiani, non hanno torti verso di lui. Tuttavia combatte per la felicità di Agamennone; ed egli, non curandosene, lo minaccia di strappargli il dono che ha meritato. Per questo minaccia di tornare in patria e di non combattere più. Agamennone gli disse che poteva andarsene perché aveva altri guerrieri valorosi a sua disposizione, ma afferma che prenderà Briseide, presentandosi lui stesso alla tua tenda, in modo che Achille sappia che l’Atride è più forte di lui.
Così egli disse, causando tristezza ad Achille, ed il suo cuore fu nel dubbio se sfoderando la spada, avesse assassinato il figlio di Menelao, o se avesse dominato l’ira e il dolore. E mentre desiderava nell’anima di impugnare la spada, scese la dea Atena dal cielo, facendosi vedere solo da lui. Achille riconobbe la dea e le annunciò con rabbia la morte di Agamennone. E la dea Atena dagli occhi azzurri gli rispose che doveva calmarsi perché la dea Era amava entrambi i guerrieri e che un giorno sarebbe stato pienamente risarcito del torto commesso. Allora Achille si calmò e rinunciò al desiderio di assassinare l’Atride.

Ma non rinunciò a insultarlo ancora una volta, dicendogli che non aveva il coraggio di andare armato in battaglia né di esporsi all'agguato coi più valorosi degli Achei per paura di perdere la vita. In seguito gli annuncia che un giorno gli Achei lo rimpiangeranno perché moriranno per mano di Ettore e Agamennone non potrà fare nulla perché privò l’eroe del suo dono.

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