gaianet di gaianet
Erectus 108 punti

Racconto giallo inventato


Adoro i libri gialli, mi sono sempre piaciuti, ho letto di tutto: Agatha Christie, Arthur Conan Doyle, Raymond Chandler… e mi piacciono tutti tantissimo.
Sono quasi arrivata a casa, fa freddo, ci sono circa 5 gradi e dopo una lunga giornata di scuola vorrei sdraiarmi nel divano e bermi una cioccolata calda, ma ho altre cose da fare! Ieri il professore di informatica ci ha detto che ci aiuterebbe negli studi di tutte le materie un computer portatile, così l’ho detto a mia mamma e lei mi ha consigliato di andare a comprarlo in un negozio in zona.
Casa mia è molto vicino alla scuola, circa 5 minuti, infatti intravedo già il balconcino della mia camera, giro l’angolo e ops! Mi scontro con uno strano signore con degli occhiali da sole, un giubbottino azzurro, delle strane scarpe colorate, un cappellino, solo un guanto e una grande scatola in mano. Lo aiuto a raccogliere la scatola e gli chiedo scusa, ma lui non dice niente, prende la scatola e corre via. Arrivo a casa, appoggio lo zaino e i libri, e vado a comprare il computer. Ecco il negozio, apro la porta e una giovane ragazza mi accoglie all’ingresso; io le dico che devo comprare un computer per lo studio e lei mi accompagna in una grande sala piena di computer tutti diversi. La commessa mi dice: - puoi provarli tutti, e quando hai scelto mi chiami. - Io annuisco e comincio a girare per la stanza.
Nei muri si arrampica un’enorme libreria piena di libri di informatica, aritmetica e geometria. In fondo alla stanza c’è una piccola porta, provo ad aprirla, ma è chiusa a chiave. Mi siedo su una sedia, è comoda, noto sopra un tavolino vicino alla finestra che dà sul marciapiede un cacciavite, mi avvicino e scorgo un guanto grigio impigliato in un ferro sporgente della finestra che mi risulta familiare, lo prendo e lo appoggio sul tavolo dove c’è il trapano. Mi risiedo e provo un po’ di computer.
Circa alle 17:00 ho scelto, mi dirigo verso la cassa, mostro il computer scelto alla commessa. Lei apre la porta del magazzino (la stanzetta in fondo alla stanza chiusa a chiave) e tira fuori la scatola con sopra un’etichetta. Mentre sto pagando sento due commessi che stanno parlando: - Hai sentito cosa è successo? È stato rubato quel computer arrivato ieri in magazzino, quello che costava 1500 euro! – dice uno, l’altro risponde: - si proprio un gran furto! Chissà cosa dirà il capo di polizia che l’aveva ordinato il mese scorso. –
Io (ficcanaso come sempre) chiedo alla cassiera (che ha la fama di dire a tutti tutto quello che sa) cosa sia successo, e lei mi risponde: - Circa due ore fa verso le 15:00 un uomo vestito di nero e incappucciato è entrato nel negozio, si è fatto un giro senza dire una parola, ed è scappato via in una macchina, la polizia ha affermato che dev’essere stato lui, perché mezzora dopo abbiamo cercato il computer ed era sparito! La cosa strana però è che io il magazzino l’avevo chiuso a chiave, ne sono scura; anche se tutti dicono che sicuramente ricordo male. La polizia nel magazzino ha trovato dei fili di lana grigia e dicono che potrebbero essere un indizio molto importante, secondo me non serve a niente quei fili di lana, potrebbero tranquillamente essere di uno di noi! La polizia prende in considerazione tante cose stupide che secondo me… -
Non la sto più ascoltando, ho in mente solo quella lana grigia, la stessa del guanto incastrato nella finestra del negozio, di quel guanto che mi è tanto familiare, di quel guanto che… ma certo! Quello era il guanto che aveva quello strano tizio con cui mi ero scontrata verso le 15:40! Sono sicurissima è lui il colpevole! Allora con la scusa di aver dimenticato la sciarpa nella stanza dei computer mi allontano, prendo il guanto che avevo trovato impigliato nella finestra e me lo infilo in borsa, prendo lo scontrino, il mio nuovo computer ed esco.
Corro verso casa, domani mi metterò a cercare quel tizio, ora è troppo buio non posso, ma domani sono sicura che lo troverò, anche se dovessi girare tutta la città! Ecco casa mia, alzo lo sguardo verso il mio balconcino fiorito di cui ne vado tanto fiera e scorgo al piano di sopra le luci accese, qualcuno sta uscendo in balcone. Ecco riesco vedere la figura di un uomo ma non si vede tanto bene, i lampioni non sono ancora accesi, c’è troppo buio.
Finalmente! I lampioni sono accesi, eccolo, lo vedo, con quel giubbottino azzurro, quel cappellino e quelle inconfondibili scarpe, è lui, non ci posso credere, abita sopra di me! Io non lo mai visto prima, possibile? Appena si volta io scosto lo sguardo e continuo a camminare per la mia strada, mancano pochi metri per arrivare al portoncino, ecco sono arrivata, apro la porta, prendo l’ascensore, tiro fuori la chiave dalla mia borsa giro la serratura ed entro a casa.
Mi sento sollevata, più protetta, al solo pensare che nel mio palazzo c’è un ladro mi vengono i brividi! Mi metto il pigiama e vado a sdraiarmi nel letto, ho mille pensieri nella testa, ma alla fine decido, domani andrò a parlargli mi presenterò solo come vicina, lo inviterò a casa, gli offrirò del tè e poi lo smaschererò.
È mattina, mi alzo e vado a scuola, non riesco a stare attenta alla lezione, le ore passano molto lentamente. Sono le 14:30, finalmente usciamo! Sono un po’ nervosa, non so se farò la cosa giusta, magari non è lui, magari ho sbagliato, magari ha qualche arma o magari è una semplice persona che aveva bisogno di soldi e vuole rivendere il computer.
Devo pensare positivo e devo rilassarmi, non succederà niente! Sono arrivata a casa, entro lascio tutti i libri e lo zaino dentro, riordino un po’ il salone, mi sistemo i capelli e salgo al piano di sopra per invitare il vicino a bere un caffè.
Suono, all’inizio non risponde nessuno, poi alla seconda volta mi apre la porta un signore abbastanza anziano, avrà al meno 70 anni.
Ha un viso un po’ impaurito appena apre, ma quando mi vede si tranquillizza, mi saluta e poi mi chiede: - le serve qualcosa signorina? - io lo invito a bere il caffè a casa mia, e lui sorpreso accetta dicendomi: - certamente! Può venire anche mia figlia? - una ragazza con i capelli rossi, gli occhi celesti e un viso delicato si avvicina, saluta, ringrazia e ci segue nel mio appartamento. Li faccio accomodare sul divano, metto dei biscotti sul tavolino e metto il caffè sul fuoco, quando è pronto lo verso nelle tazzine e beviamo tutti insieme. Chiacchieriamo, parliamo di quando siamo arrivati a vivere in questo palazzo, scopro che la ragazza è solo qualche anno più grande di me e che si chiama Anna, sono tutti e due simpatici, mi sono addirittura dimenticata perché li ho invitati! Allora, per iniziare il discorso dico: - a voi piacciono i computer? Io sono un’appassionata di informatica, proprio oggi sono andata nel negozio qui vicino e ho comprato un portatile. – loro si sbiancano sembra che di fronte a loro ci sia un fantasma. Dopo un po’ di silenzio l’anziano dice: - no, i computer non ci interessano proprio! Anzi sono contraria alle nuove tecnologie. – Io però insisto: - Eppure, oggi mi è sembrato di vederla vicino al negozio di elettronica! - La sua faccia è sempre più tesa e nervosa, ma io continuo: - Forse lei era lì per comprare qualcosa, o forse per RUBARE qualcosa. –lui si alza di scatto con un’aria molto arrabbiata e dice: - Lei, una ragazzina, non si può permettere di fare certe accuse! – io però non mi scompongo e riprendo il discorso: - lei alle 15:00 è andato nel negozio, si è fatto un giro senza dare troppo nell’occhio, è entrato nella sala computer, ha preso il computer da rubare, ha smontato la finestra con un cacciavite e ha lasciato il computer fuori dalla finestra, ha rimesso tutto a posto, ma si è dimenticato un piccolo particolare! Non si è accorto di aver perso un guanto, o meglio se ne accorto troppo tardi! L’unica cosa che però non capisco è che se è vero che la cassiera ha chiuso la porta del magazzino a chiave, come ha fatto lei ad aprirla? –
Il pensionato allora si siede disperato e confessa. – Hai ragione, sono stato io, ma per una buona causa! Mia figlia si è appena laureata e vorrebbe tanto partecipare ad un concorso internazionale per trovare un lavoro sicuro e ben retribuito, ma ci serve quel computer e non ho abbastanza soldi per comprarlo! – La figlia allora si dispera e chiede: - davvero papà l’hai rubato tu? Non ci posso credere, mi avevi detto che l’avevi vinto alla lotteria! – lui sempre più avvilito risponde. – Scusami, ma era l’unico modo per assicurarti una vita tranquilla e visto che sei così brava non è giusto che tu non possa parteciparvi! – io anche se commossa chiedo: - Ma scusi, come ha fatto ad entrare nel magazzino se la porta era chiusa a chiave?: - lui risponde: - Vede signorina, io anni fa lavoravo in quel negozio, infatti ho tutte le chiavi che aprono tutte le porte. Ora che ho confessato può portarmi in galera… -
Io però decido di non denunciarlo ma di aiutarlo, così insieme organizziamo un piano per restituire il computer dopo che finiscono il lavoro per il concorso: io fingo di aver appena aperto la scatola del mio nuovo computer e di averci trovato il computer rubato, così nessuno sospetterà di Anna e suo padre o di altra gente ma tutti crederanno che si era trattato solo di un equivoco.
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