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L’ermetismo attraverso alcune liriche di Ungaretti, Quasimodo e Montale

E’ una corrente letteraria che nasce in Italia fra le due guerre mondiali e costituisce il più importante movimento letterario del ‘900.
La parola “ermetismo” viene dal nome del dio greco Ermes che era considerato il dio dei misteri perché aveva il compito di accompagnare i morti nell’aldilà.
La poesia dei poeti ermetici è molto breve, è fatta di poche parole, ma di un grande significato simbolico. Tutto è ridotto all’essenziale: il verso è libero, la singola parola è messa in rilievo e la punteggiatura è quasi inesistente
Che cosa intendono fare o simboleggiare i poeti ermetici con le loro poesie ridotte all’essenziale?
Essi sono vissuti in un momento storico come la Prima Guerra Mondiale e il Ventennio Fascista, due momenti che hanno causato tanta sofferenza agli uomini. Pertanto, con la loro poesia vogliono esprimere il senso del vuoto e della solitudine dell’uomo vissuto in due periodi storici così difficili della storia moderna. Il rappresentante più significativo dell’Ermetismo è Giuseppe Ungaretti. A questo poeta occorre aggiungere Salvatore Quasimodo e Eugenio Montale.
Di G. Ungaretti, come poeta ermetico, possiamo ricordare due poesie: Mattina e Stasera
Mattina
M’illumino
d’immenso

Il titolo è collegato all’idea di speranza per un nuovo giorno. Inoltre altri due temi: il tema della luce (= M’illumino) e il tema dello spazio infinito (d’immenso)
Lo scopo del poeta è quello di comunicare questo messaggio: la grande luce della mattina è simbolo della speranza in qualcosa di migliore, della fiducia e della necessità di sentirsi in armonia con tutto l’universo.
Al termine della poesia non troviamo il punto: questo perché il poeta vuole dare maggior valore alle singole parole.

Stasera
Balaustrata di brezza
per appoggiare, stasera,
la mia malinconia

Il poeta è triste e vorrebbe un sostegno, rappresentato da una balaustra di brezza, per appoggiare la propria melanconia.
Come metrica adopera i versi liberi. Occorre anche notare che il poeta non adopera alcun verbo (= frase nominale) questo per fissare meglio le immagini e la sensazione che sta provando
Il tema della condizione dell’uomo si ritrova anche in S. Quasimodo

Ed è subito sera

Ognuno sta solo sul cuor della terra
Trafitto da un raggio di sole
Ed è subito sera

L’uomo è solo sulla terra e la sua vita si alterna fra momenti felici (= il sole) e la sofferenza (= trafitto come una freccia che causa dolore). La vita umana dura poco (= subito) perché la morte (= la sera) arriva molto presto. Questa poesia è stata scritta nel 1942, durante la Seconda Guerra Mondiale, ma più tardi Quasimodo si convincerà che la poesia abbia il compito di ridare fiducia all’uomo e quindi si interesserà di più di problemi sociali e politici
Anche E. Montale in una delle sue poesie ci presenta la sua visione pessimista della vita:

Spesso il male di vivere
Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato

In tutte le creature è presente il dolore e la sofferenza, che il poeta chiama “male di vivere”
Il “male di vivere” trova un simbolo nel ruscello che viene incanalato, nella foglia che si accartoccia perché secca e dal cavallo stramazzato a terra. Da notare anche il suono prodotto da alcuni termini (incartocciarsi, stramazzato, riarsa, strozzato) in cui la frequenza delle lettere R e S danno alle parole un suono aspro che bene si addice ad un “male di vivere”
Agli elementi negativi della prima strofa, si oppongono alcune immagini più positive nella seconda.

L’unico mezzo per resistere alla sofferenza è restare indifferenti al dolore. L’indifferenza è divina perché gli dèi non provano alcun dolore. Nella poesia, l’indifferenza è rappresentata dalla sonnolenza che giunge in un pomeriggio estivo, da una nuvola che passa o da un falco che sta volando alto nel cielo.
La statua rappresenta l’immobilità, la nuvola ci fa pensare a qualcosa di inconsistente, senza forma mentre il falco che in alto è il simbolo della lontananza.
Contrariamente a Quasimodo o Ungaretti, Montale adopera la rima, forse per mettere meglio in evidenza i concetti che vuole esprimere.

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