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Viterbo: Agricoltura, allevamento, pesca

Benché la dinamica vita di Roma e la sua continua espansione non manchino di esercitare un’influenza sempre crescente sull’economia del Lazio, questa permane tuttora piuttosto povera: essa resta infatti imperniata soprattutto, come nei tempi antichi, sull’agricoltura e sulla pastorizia. Anche l’agricoltura però non dà forti profitti, perché, nel complesso, il suolo è poco fertile: la produzione agricola ha avuto tuttavia un notevole incremento dalla riforma agraria, che ha spezzettato i latifondi (vasti possedimenti agricoli appartenenti a un solo proprietario), e dalla bonifica dell’Agro Pontino. Le coltivazioni più diffuse danno frumento, ortaggi (caratteristici i carciofi), patate, fiori e tabacco. Sulle fertili pendici delle colline di origine vulcanica si coltivano uve da tavola e da vino: famosi sono i vini bianchi dei Colli Albani (vini dei Castelli Romani) e quelli di Montefiascone. Sulle pendici dei rilievi più meridionali si coltivano, oltre alla vite, olivi, alberi da frutto e, più limitatamente, agrumi. Nella conca di Rieti si produce, da qualche anno, un notevole quantitativo di barbabietole da zucchero. Non molto sviluppato è l’allevamento dei bovini, fra i quali sono caratteristici i bufali dalle lunga corna, mentre quello delle pecore è praticato su larghissima scala. Le greggi utilizzano d’estate i pascoli delle zone di montagna, mentre d’inverno si trasferiscono nelle praterie dell’Agro Pontino e della Campagna Romana: è questo il cosiddetto sistema della “transumanza”. Tale abbondanza di greggi, superata solo dalla Sardegna, dà una forte produzione di formaggi pecorini e di carni da macello. Notevoli sono pure i prodotti della pesca, specialmente a Formia, Gaeta, Terracina, Civitavecchia e Bolsena (anguille).
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