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La Spezia: Agricoltura, allevamento, pesca

Nonostante la natura montuosa del suolo, i Liguri non hanno trascurato l’agricoltura: i ripidi pendii trasformati in terrazze coltivabili producono prevalentemente olio e uva; più della metà della produzione agricola è però costituita dai fiori e dagli ortaggi (caratteristici gli asparagi e i carciofi), che spesso vengono fatti crescere in serre ( in tal modo si portano a maturazione fuori stagione molte primizie). I fiori sono coltivati soprattutto nel tratto di riviera fra Arma di Taggia e Ventimiglia, e sono oggetto di intensa esportazione. Molto diffusi sono pure gli alberi da frutto, specialmente i peschi, che hanno preso il sopravvento sugli agrumi. Nelle zone montuose cresce abbondante il castagno. Data la povertà dei pascoli montani, l’allevamento del bestiame è molto modesto. La Liguria è quindi costretta a importare dalle regioni vicine carni, latte, formaggi e burro. La pesca viene praticata un po’ ovunque, ma i prodotti sono esigui, perché il Mar Ligure, a causa della sua notevole profondità, è poco pescoso. La popolazione: Un tempo la popolazione ligure, per premunirsi dalle incursioni piratesche dei Saraceni, abitava in prevalenza nel retroterra, in borghi simili a fortezze, dalle stradette anguste e oscure, che ancor oggi s’incontrano nelle valli o sulle pendici dei monti; lungo la costa sorgevano solo postyi di vedetta o torri, di cui sono rimasti numerosi avanzi. Ai nostri giorni, invece, la maggior parte della popolazione (la seconda per densità dopo quella della Campania) si agglomera nei centri costieri, dove si aprono porti e fervono industrie, commerci e attività marinare. Vi predomina un tipico dialetto, non facile da parlare e da capire per chi non sia nato sul posto.
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