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Romania: generalità


La Romania conserva nel nome l’origine della sua storia; furono infatti i legionari di Troiano che all’inizio del II secolo d.C. strapparono il paese alla barbarie, introducendovi la lingua latina e fondandovi colonie. Con l’affievolirsi della potenza dell’Impero la Romania, allora chiamata Dacia, fu tra le prime province perdute da Roma. Successive ondate di barbari dilagarono nel paese, finché non vi si insediarono i Bulgari, di origine mongolica. Nel Medioevo Venezia riuscì a stabilire qualche stazione commerciale nel tratto di costa del Mar Nero attualmente romeno, ma quando nel XV secolo i Turchi si impadronirono di tutta la Balcania, ogni vincolo con l’Europa occidentale venne reciso. Solo nel secolo scorso il progressivo sfacelo dell’Impero ottomano consentì alle popolazioni cristiane della Moldavia e della Valacchia di partecipare al generale movimento di rinascita delle nazionalità balcaniche e di conseguire nel 1878 la piena indipendenza formando il Regno di Romania. Il cammino per innalzare il paese al livello della civiltà europea, dopo tanti secoli di malgoverno e di abbandono, non fu però facile. L’arretratezza economica e sociale fu di ostacolo all’istruzione del popolo e al progresso moderno; i frequenti dissidi con i vicini (Russia, Ungheria, Bulgheria) spinsero spesso i Romeni a prendere le armi, e non sempre con fortuna. Alla fine della prima guerra mondiale la Romania incluse entro i suoi confini la Transilvania, tolta all’Ungheria, la Dobrugia meridionale, tolta alla Bulgaria, e la Bessarabia, tolta alla Russia. La Bessarabia però fu riconquistata dai Russi durante l’ultima guerra mondiale, al termine della quale la Romania abolì il regime monarchico e divenne una repubblica popolare filo-sovietica.
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