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Iugoslavia: generalità


Il nome di Iugoslavia significa “paese degli Slavi del Sud”. Questo Stato nacque dopo la prima guerra mondiale, quando si unirono alla Serbia, indipendente da circa un secolo, i territori meridionali dell’ex-impero austro-ungarico abitati da Slavi (Slovenia, Croazia, Slavonia, Bosnia, Erzegovina, Dalmazia) e il piccolo Regno del Montenegro, anch’esso già indipendente. Benché gli abitanti appartengano tutti al ceppo slavo, queste regioni presentano notevoli diversità nei costumi, nella lingua, nella religione e nelle tradizioni storiche. Le zone meridionali, infatti, furono lungamente soggette alla Turchia, con il conseguente isolamento dal resto dell’Europa; quelle settentrionali, invece, conobbero sotto gli Asburgo maggior progresso e civiltà. Tali differenze crearono forti contrasti all’interno del nuovo Stato, e l’originario ordinamento monarchico, sotto la dinastia serba, non resistette alla crisi del secondo conflitto mondiale. Più rispondente alla situazione del paese è l’attuale costituzione di repubblica federale. Nel delineare i propri confini politici, la Iugoslavia ha dovuto affrontare contrasti, talvolta molto spri, con quasi tutti i suoi vicini. Il confine con l’Italia fu definito nel 1920 dal trattato di Rapallo che assegnava all’Italia la zona Ovest dello spartiacque delle Alpi Giulie fino alla città di Fiume compresa, e inoltre la città di Zara e alcune isole della Dalmazia. Dopo la seconda guerra mondiale il confine fu spostato verso Occidente: l’Istria, Fiume, gran parte della Venezia Giulia, Zara e le Isole Dalmate passarono definitivamente alla Iugoslavia. Restarono così incluse in territorio iugoslavo alcune minoranze italiane.

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