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Marche – breve descrizione


Villaggi e borghi ammiccanti l’un l’altro dalle vette di morbidi colli; città gaie di vita, specchiantisi in seno “all’Adrìaco mare”, chiazzato dalle grandi vele variopinte delle barche da pesca; costruzioni linde e armoniose; ville e poderi ben coltivati, che un’aspra parete di monti selvaggi separa dalla Toscana e dall’Umbria: ecco le Marche. È una terra gentile per le morbide ondulazioni del paesaggio e per la parlata graziosa dei suoi abitanti; ma è pure una terra antica e di solida civiltà per le voci dei suoi artisti e dei suoi poeti (primi fra tutti Raffaello e Giacomo Leopardi) e per le prove di fecondo lavoro dei suoi abitanti. Queste si manifestano tanto negli intensi traffici del porto di Ancona, quanto nell’attività peschereccia dei centri costieri o in quella agricola del retroterra.
Le Marche, chiamate “Piceno” dai Romani e “Pentapoli” sotto i Bizantini, ebbero il nome che tuttora conservano nel secolo IX, sotto i Carolingi, poiché costituivano una terra di confine (dalla voce tedesca Mark = confine).
Nel 774 le Marche passarono sotto la sovranità della Chiesa, che non impedì nel Rinascimento la fioritura di alcune splendide Signorie. Finalmente nel 1860 esse vennero a far parte del Regno d’Italia.
Il clima: nonostante la vicinanza del mare il clima è piuttosto aspro nella parte settentrionale, esposta alla bora spirante dall’Adriatico; è più mite nella parte meridionale, cui fa da schermo il promontorio del Monte Cònero. Le zone di montagna vanno soggette a piogge copiose e abbastanza frequenti.
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