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La globalizzazione


Con globalizzazione s’intende un flusso di beni materiali (merci e persone) e immateriali (capitali e informazioni) e servizi; è un processo politco, sociale, economico e culturale che coinvolge il mondo intero.
Può essere considerata la fase finale di un processo iniziato cinque secoli fa, con l’espansione coloniale delle maggiori potenze europee.
La globalizzazione si è realizzata interamente negli anni ottanta grazie alla diffusione del benessere, al progresso dei trasporti e delle telecomunicazioni, al decentramento delle produzioni e alla nascita flussi finanziari.
La globalizzazione presenta tre conseguenze.
Queste sono:
➢ Conseguenze politiche: con gli otto paesi più industrializzati della terra (G8) e il G20 con i 20 paesi con il PIL più elevato.
➢ Conseguenze economiche: questo sistema unico ha favorito la crescita di imprese multinazionali, che cercano materie prime e forza lavoro a costi più bassi nei paesi in via di sviluppo.

➢ Conseguenze sociali: creano a volte differenze e squilibri come il movimento no-global che denuncia le conseguenze negativa di un mondo globale, chiedendo maggiore attenzione per i più poveri e più rispetto per l’ambiente.
Inoltre presenta conseguenze positive e negative.
Le conseguenze positive sono
• Crescita delle produzioni mondiali
• Miglioramento generale dei livelli di vita
• Diminuzione della mortalità infantile e allungamento della vita
• Maggiore alfabetizzazione
• Riduzione della denutrizione
Le conseguenze negative, invece, sono
• Emarginazione di persone e stati che non si dimostrano abbastanza competitivi
• Disparità fra gli stati (le imprese preferiscono investire nei paesi già parzialmente avanzati e non in quelli poveri)
• Scambio ineguale: i paesi poveri sono costretti a indebitarsi con quelli ricchi e a pagare forti interessi
• Disoccupazione per i paesi ricchi: le imprese si trasferiscono in quei paesi in cui la manodopera costa di meno

La globalizzazione tende a far uniformare le persone: si uniformano nel modo di vestire, nella musica che ascoltano, nei cibi che mangiano eccetera e, inoltre tende a far indebolire le culture e le identità locali come ad esempio nel settore dei film e della musica in cui gli americani, o tutti quelli di lingua inglese, assumono un dominio.

Infine esistono i movimenti no-global che creano due posizioni opposte:
• Coloro che la vedono come un opportunità per diffondere e aumentare il benessere delle popolazioni dei paesi poveri

• Coloro che ne sottolineano gli aspetti negativi come l’aumento del divario economico fra paesi ricchi e poveri, la minore sicurezza sociale per i lavoratori e l’aggravarsi degli squilibri ambientali
Queste opposizioni comprendono ecologisti, movimenti politici gruppi religiosi, agricoltori disoccupati e rappresentanti di minoranze etniche.
All’inizio erano definiti “popolo di Seattle”, ma oggi vengono chiamati “no-global” e comunicano tra di loro attraverso internet.

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