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L’andamento della popolazione europea

La storia del popolamento europeo è iniziata circa un milione di anni fa, quando giunsero nel continente popoli nomadi dall’Asia e dall’Africa settentrionale.
Da allora, per millenni, l’Europa ha visto alternarsi fasi di crescita demografica a periodi di stasi o di regresso.
Alla fine del 700 inizia una nuova transizione demografica: l’aumento della popolazione diventa vertiginoso e prosegue fino alla seconda metà del 900.
I primi censimenti della storia furono realizzati durante l’Impero romano.
I censimenti quantificarono in circa 40 milioni gli abitanti dell’impero.
Nel V secolo d.C., la caduta dell’Impero romano e le invasioni diedero invece inizio a un periodo di instabilità.
Le conseguenze sul piano demografico furono un calo della natalità e una diminuzione della durata media della vita.

Nei secoli successivi, fino al XVIII, vi fu un andamento altalenante: periodi di ricchezza economica e di incremento della popolazione di alternarono a eventi drammatici, come le grandi pestilenze o le lunghe guerre che interessarono quasi tutto il territorio europeo.
Dopo questo lungo percorso, nel 1750, gli europei erano diventati circa 150 milioni.
A partire dalla seconda metà del XVIII secolo inizia un periodo di intenso sviluppo economico.
I progressi nella tecnologia, nell’organizzazione del lavoro, nell’alimentazione, nella sanità, nelle condizioni igieniche delle abitazioni determinano la diminuzione della mortalità.
La crescita demografica diviene sempre più consistente e prosegue fino alla seconda metà del 900.
La mortalità ha continuato a decrescere anche nella seconda metà del 900, ma la popolazione ha smesso di aumentare poiché è intervenuta un altro fattore: la diminuzione della natalità.
Un notevole inurbamento ha provocato la fine della famiglia allargata.
Con l’aumento dell’urbanizzazione le famiglie hanno ridotto il numero dei componenti al loro interno: sono ormai costituite quasi esclusivamente da genitori e figli.
In secondo luogo è cambiato il ruolo delle donne nella società e nella famiglia: ai tradizionali impegni di conduzione della casa si è affiancato sempre più di frequente il lavoro extradomestico a vari livelli.
È quindi naturale che il numero dei figli venga ridotto e pianificato.
In alcuni Paesi europei la diminuzione della natalità ha stimolato misure legislative atte a favorire l’aumento delle nascite.

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