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Non siamo affatto tutti uguali

Qualche anno fa la stampa diffuse la notizia della scoperta di un traffico di neonati provenienti dalla Bulgaria e venduti a coppie italiane. Il costo andava dai cinquemila euro necessari per acquistare una femmina ai diciassettemila per un maschio.
La notizia non deve stupire: sono ancora in tanti a pensare che un figlio maschio valga di più di una figlia femmina. Si tratta di un pregiudizio duro da estirpare.
Le lotte per l’emancipazione femminile ebbero inizio nella seconda metà dell’Ottocento in Inghilterra e negli Stati Uniti. Fu in quel periodo che si formarono i primi gruppi di suffragette,cosi chiamate perché chiedevano l’estensione del suffragio (voto) alle donne.
Da allora molta strada è stata fatta,ma molta ne resta ancora da fare perché cessi la discriminazione nei confronti delle donne.

La discriminazione delle bambine

Negli anni Ottanta i governo cinese,per frenare la crescita demografica, impose alle famiglie un solo figlio:la conseguenza di questa politica fu la diffusione dell’infanticidio delle neonate e dell’aborto dei feti di sesso femminile.
Ancora oggi queste pratiche sono diffuse.
La preferenza dei cinesi nei confronti dei figli maschi è infatti causata dalla mentalità contadina che ritiene il maschio più adatto a lavorare nelle campagne,e quindi più in grado di mantenere la famiglia.
Eppure in molti paesi poveri sono proprio le donne la maggioranza della forza lavoro nel settore agricolo. Non solo : sono loro che approvvigionano la famiglia di acqua che vendono i prodotti nei mercati locali.
In queste aree le pesanti discriminazioni rendono la mortalità femminile cosi alta da far parlare di <<donne mancanti>>: come fanno infatti le bambine a crescere costrette a vivere in condizioni disumane? Le differenze di trattamento,infatti,non si fermano alla nascita: in molti casi, i genitori prediligono sui figli maschi persino nella nutrizione o nella cura della salute.

La discriminazione delle donna

Due terzi degli analfabeti nel mondo sono donne. La scarsa istruzione abbassa le opportunità di trovare un impiego.
Per ogni 100 uomini che lavorano,le donne sono 80 nelle aree sviluppate e 60 nei paesi poveri. In alcune zone dell’Africa settentrionale e nel Medio Oriente su 100 lavoratori le donne sono meno del 30%. Inoltre vengono loro offerte posizioni lavorative più basse, quindi meno remunerative. In molti paesi del Terzo mondo solo all’uomo è riconosciuto il diritto alla proprietà.

Le donne non possono possedere una casa o un terreno. Inoltre si assiste a una recrudescenza di pratiche come la lapidazione,le pene corporali inflitte pubblicamente,la mutilazione genitale,i matrimoni forzati,la violenza domestica, lo stupro e la schiavitù. Nelle aree più evolute del pianete,invece,la parità è riconosciuta per legge,ma non sempre è un dato di fatto.
Inoltre,anche se con l’aumento della scolarizzazione sempre più donne sono impiegate nelle professioni,nelle grandi aziende e nella pubblica amministrazione stentano ad ottenere incarichi direttivi. Per non parlare della politica. Nonostante infatti sia stato dimostrato coma la presenza di donne renda i governi più stabili e meno corrotti, persino nelle aree in cui l’emancipazione è maggiore le donne sono solo il 16% di colore che hanno incarichi ministeriali.
Le ragioni di questa situazione vanno cercate nella struttura dei partiti e nell’organizzazione della vita politica: gli ostacoli che impediscono alle donne di raggiungere i vertici della politica sono dunque sociali e culturali.

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