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La mappa delle recenti migrazioni



Alla fine degli anni Ottanta del Novecento l'emigrazione verso l'estero ormai esaurita e si verificarono altri fenomeni:
- numerosi italiani, emigrati nei decenni precedenti, ritornarono in patria soprattutto dall'Argentina, dalla Germania e dal Belgio;
-cominciarono le immigrazioni in Italia di stranieri da varie parti del mondo: Vietnam, Africa nord orientale (Somalia ed Eritrea), Nord-Africa (Marocco, Algeria, Libia), Africa nord occidentale (Nigeria, Camerum), Turchia, India e Pakistan, spinti da precarie condizioni economie locali; più recentemente dall'America latina (Bolivia, Ecuador, Venezuela) e dalla Cina.

Negli anni Novanta l'Italia ha subito, dal punto di vista dei flussi immigratori, le pesanti conseguenze delle guerre che hanno sconvolto i Balcani. Attraversando il mar Adriatico e il mar Ionio, folle di persone sono sbarcate sulle coste italiane per sfuggire agli orrori e alle privazioni delle guerre, aggiungendosi ai numerosi profughi che si dirigevano dall'Albania verso l'Italia a causa della crisi economica del loro Paese. Contemporaneamente si sono intensificate le emigrazioni dai Paesi dell'Europa orientale.
Per effetto di tutte queste vicende, oggi si trovano in Italia oltre un milione di extracomunitari, ai quali si deve aggiungere un numero impreciso, ma certamente più consistente, di immigrati presenti illegalmente perché privi del permesso di soggiorno (quelli che comunemente senti chiamare "clandestini"). E l'afflusso aumenta, senza soste.
Le conseguenze sociali di questa recente immigrazione sono considerevoli. Una fascia di immigrati ha trovato occupazione nell'agricoltura (specialmente nel Meridione e in Emilia-Romagna), nell'industria (specialmente in Emilia-Romagna e nel Veneto) e nei servizi (un po' ovunque, nel commercio, in piccole attività di servizio e molti come domestici). Una parte consistente, però, conduce un'esistenza precaria, vendendo oggetti per le strade, lungo le spiagge, oppure chiedendo l'elemosina. In queste condizioni, numerosi immigrati, spinti dalla fame e dal bisogno, diventano preda della delinquenza organizzata che li dirotta in lavori illegali (commercio di droga, contrabbando, prostituzione) o li costringe al lavoro in nero (soprattutto nell'agricoltura e nell'edilizia), con salari molto inferiori a quelli dovuti e senza alcuna tutela sindacale.
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